domenica 27 dicembre 2009

La fine dell'università?!


[articoli da ww.ilmanifesto.it]

Atenei al lumicino

Molte università non hanno ancora utilizzato i fondi del governo Prodi per indire nuovi concorsi. Su 1050 posti, banditi solo 424. E se l'attuale maggioranza continua la politica dei tagli nascondendosi dietro lo scudo fiscale, l'opposizione del Pd rimane in mezzo al guado

di Roberto Ciccarelli

Sui 1050 posti finanziati nel 2008 dalla seconda tranche dei fondi Mussi per il reclutamento straordinario dei ricercatori, le università ne hanno banditi solo 424. Nessuno però ha ancora celebrato i relativi concorsi, né si hanno notizie certe sulla composizione delle commissioni esaminatrici.

La tabella curata dall'associazione «20 maggio», del «Forum lavoro» del Pd e pubblicata in questa pagina fotografa la situazione al 14 dicembre scorso. Si scopre così che alcuni tra i principali atenei italiani ricevono i finanziamenti, ma rinviano i concorsi. Bologna (0 su 55 previsti), Federico II di Napoli (0 su 50), Palermo (0 su 38), Tor Vergata di Roma (0 su 32), Torino (l'università 0 su 44 e il Politecnico 0 su 27). Alcuni lo hanno fatto, ma in parte, come il Politecnico di Milano (10 su 32). La Sapienza ha invece realizzato l'en plein (72 su 72).

Uno stillicidio dovuto, in primo luogo, alla confusione sulle regole della composizione delle commissioni giudicatrici. Tutti i bandi che partiranno dopo il 31 dicembre, oltre a quelli già operativi, rischiano di essere bloccati a causa dell'assenza di una normativa sulle procedure di reclutamento.

In realtà, le regole ci sarebbero. Sono quelle stabilite dalla legge 1/09: un professore ordinario o associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando, due ordinari sorteggiati in una lista di afferenti al settore disciplinare di riferimento. Niente prove scritte, né colloquio orale, solo valutazione dei titoli o seminario del candidato per esporre il progetto di ricerca. Insomma, quello che dovrebbe essere il pane quotidiano per i ricercatori una volta approvata la riforma Gelmini.

Gli atenei non sembrano però avere molta intenzione di anticipare una riforma che deve essere ancora discussa in parlamento. Bergamo e Parma, ad esempio, il bando con le nuove norme l'hanno fatto, ma hanno evitato di citare il limite massimo delle pubblicazioni da presentare alla commissione. Invece a Roma il rettore della Sapienza Frati assicura che il limite è stato fissato a 12.

A chi ha fatto confusione, il ministro Mariastella Gelmini ha intimato di modificare i bandi. Al momento solo 8 atenei hanno risposto, mentre emergono altre anomalie. C'è chi infatti fa la prova scritta e non quella orale. E chi, invece, intende valutare il candidato in base alla discussione del suo seminario.

Anche i 696 posti (sui 2100 previsti dalla terza tranche dei fondi Mussi) finanziati martedì 22 dicembre dal Miur soffriranno degli stessi problemi. Il taglio, peraltro già annunciato il 13 novembre scorso, si spiega con il fatto che, rispetto alle due precedenti tranche, è saltato il cofinanziamento obbligatorio degli atenei previsto dalla finanziaria del 2007.

L'assegno statale erogato per la terza tranche verrà misurato sul costo medio del ricercatore (57.446 euro, pari a 0,5 punti organico) e non sul suo costo iniziale che è molto più basso, come è stato fatto per i concorsi precedenti. Questa misura si è resa necessaria per evitare che le università gestiscano un aiuto ministeriale decrescente nel tempo, obbligandole ad impegnare risorse che aumentano le spese complessive.

Sembra essere questa la motivazione del blocco attuale, ma non bisogna dimenticare un'altra condizione: le tranche successive alla prima del 2007 dovrebbero essere utilizzate anche per il pagamento degli stipendi dei ricercatori assunti.

Stando alla tabella pubblicata sul sito www.miur.it alla Sapienza di Roma andranno 41 posti, a Bologna 39, al Politecnico di Milano 36. Questa ripartizione dei fondi ha premiato le università «virtuose» concentrate nelle grandi città e nel nord del paese. La classifica stilata lo scorso novembre dal ministero ha attribuito 523,4 milioni di euro di incentivi al merito previsti sul fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 7,2 miliardi nel 2009. Bologna, Napoli e Torino (oltre che la Sapienza) sono ai primissimi posti per la didattica e per la ricerca.

Anche a condizioni favorevoli, non sarà facile convincere questi atenei virtuosi ad assumere. Ogni nuova assunzione continuerà ad essere valutata alla luce delle spese generali. Se queste ultime supereranno il rapporto tra le spese del personale e il finanziamento annuale l'ateneo rischia il blocco del reclutamento.

Uno degli orientamenti che la conferenza dei rettori (Crui) potrebbe decidere di adottare è di usare i fondi Mussi per fini diversi dall'assunzione dei ricercatori. È questo l'avviso del rettore di Trento (0 posti su 16 banditi) che però andrebbe verificato, dato che i fondi Mussi possono essere impiegati solo per i concorsi dei ricercatori. Il rischio, invece, si chiama «perenzione», una norma che impone la spesa dei fondi entro 3 anni dall'erogazione. Pena il loro ritorno nelle casse del ministero dell'Economia. Se non si fa in fretta, presto o tardi i concorsi previsti non potranno essere celebrati.

Il rigore di bilancio imposto dal ministro delle finanze Giulio Tremonti con le leggi 126 e 133 inizia a mostrare i primi effetti. Anche in presenza di fondi sicuri, gli atenei stanno a guardare. Sono troppe le incertezze legate al finanziamento pubblico, al punto che preferiscono bloccare le attività per non essere penalizzati in futuro.

Nel 2010 gli atenei, virtuosi e non virtuosi, faranno a meno di 278 milioni di euro. È ciò che rimane del taglio all'Ffo di 678 milioni, compensato dai 400 milioni provenienti dallo scudo fiscale. Un caos destinato ad aumentare nel 2013, quando il taglio dell'Ffo raggiungerà 1,5 miliardi di euro e nessuno sa ancora con quali risorse pareggiarlo.
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La logica suicida e bipartisan del centrosinistra

di Marco Bascetta

«Credo che la riforma dell'università possa diventare il primo esempio di riforma condivisa con l'opposizione», dichiarava al Corriere della sera qualche giorno fa il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. Malauguratamente è proprio così e non c'è da stupirsene. Infatti, aggiungendovi un po' di retorica bacchettona e una buona dose di arroganza, il ministro altro non ha fatto che muoversi lungo la rotta tracciata, ormai molti anni orsono, dal centrosinistra, da Zecchino e da quel Luigi Berlinguer del quale oggi riscuote il plauso. Una rotta che, di riforma in riforma, ha condotto l'università italiana all'attuale naufragio. Ma le menti fini del centrosinistra ragionano come quei liberisti argentini che di fronte alla bancarotta del paese ne attribuivano la causa all' insufficiente applicazione di quelle ricette, a loro care, che avevano appunto condotto l'Argentina alla catastrofe.

Dopo decenni di chiacchere sul riavvicinamento tra il sistema della formazione e il mercato del lavoro la disoccupazione intellettuale prospera, per giunta in un clima di drammatico impoverimento culturale; dopo la frenetica moltiplicazione di assurdi insegnamenti e master psichedelici che avrebbero dovuto soddisfare la domanda di «professionalità» della società postmoderna, gli sprechi e la cialtroneria accademica si sono moltiplicati senza freni; dopo ripetuti appelli alle virtù salvifiche del privato non si è vista una lira, né uno stimolo degno di nota, semmai il proliferare di appetiti parassitari e messe in scena pubblicitarie; infine il sistema delle laure brevi, con il suo lessico bancario di debiti e di crediti, si è rivelato, ormai per ammissione di tutti, un fallimento devastante tanto sul piano dell'occupazione quanto su quello della formazione culturale. E, di fronte a tutto questo, l'onorevole Luigi Berlinguer esclama: brava Gelmini, continua su questo sentiero luminoso che con tanta lungimiranza abbiamo tracciato!

Certo ci sono i tagli e il populismo utilitarista del ministro Tremonti che andrebbero arginati. Ma è mai possibile che i tecnocrati e i sopraffini negoziatori del Pd alla Enrico Letta non riescano a capire ciò che è chiaro anche all'ultima matricola e cioè che i «tagli» sono la riforma? Sono cioè un principio di redistribuzione e accentramento del potere destinato a rafforzare il baronato accademico e l'esecutivo ministeriale, nonché un'imprenditoria privata pigra, ignorante e avida di sovvenzioni. Per sottolineare quanto il governo tenga alla ricerca (quella di qualità sia chiaro, non quella che non si capisce dove vada a parare), la Gelmini ricorda le agevolazioni fiscali per 850 milioni previste a favore delle imprese che «studiano novità», meglio se coinvolgendo una università. Non ci vuole troppa fantasia per vedere frotte di conigli saltare dal cappello e legioni di inventori dell'acqua calda con astuto partner accademico raccomandarsi ai custodi ministeriali del merito e batter cassa. Mentre le risorse degli atenei si estinguono e il blocco del turn over e dei contratti di ricerca consolida i privilegi della gerontocrazia universitaria.

Negli ultimi vent'anni, a partire dal movimento della Pantera e fino all'alta marea dell'Onda, solo dalla protesta degli studenti e dei ricercatori precari è venuta una parola di saggezza, un principio di razionalità, un'analisi lucida e precisa dei processi in corso. E solo da lì (e da forze intellettuali autonome dagli schieramenti politici) ci si può attendere un contrasto efficace alla miseria bipartisan che si sta preparando per l'università italiana.

mercoledì 23 dicembre 2009

L’Università salva con i soldi delle tasse


[www.lastampa.it/torino] L’ateneo raccoglierà 7 milioni in più del 2009

di Andrea Rossi

Facoltà e dipartimenti tirano un sospiro di sollievo. Gli studenti un po’ meno, perché l’Università di Torino ha sì superato senza cedere di schianto uno degli anni più tribolati che si ricordino, ma il peso dei sacrifici è ricaduto soprattutto sugli iscritti. Con le loro tasse sono stati decisivi per evitare che il bilancio del 2009 andasse in passivo. E, nel 2010, permetteranno ancora di mantenere la linea di galleggiamento. Più tasse e meno sostegni: ecco perché il bilancio preventivo che il Senato accademico dovrebbe approvare oggi lascia a dir poco perplessi. La lista Studenti indipendenti - che ha la maggioranza tra i rappresentanti - si dice insoddisfatta, esprime forti critiche e preoccupazioni.

Un anno fa l’ateneo di via Po era stato costretto a varare una manovra lacrime e sangue: 30 milioni di euro da tagliare, trasferimenti dimezzati a facoltà e dipartimenti, spese di rappresentanza e viaggi all’estero pressoché azzerati. Quest’anno si respira un po’: il Fondo di finanziamento ordinario stanziato dal ministero dell’università è di 240 milioni di euro, meno dell’anno scorso. A salvare le casse dell’ateneo è lo stanziamento ordinario previsto proprio in questi giorni dal ministro dell’Economia Tremonti. Totale, 252 milioni, cifra che dovrebbe riuscire a salvare i conti di via Po.

Il problema è come. Nel 2010 - per effetto della nuova fascia di reddito istituita in estate - l’ateneo raccoglierà dalle tasse universitarie sette milioni di euro in più rispetto al 2009. Lo sforamento del tetto massimo previsto dalla legge, secondo cui le imposte non possono essere superiori al 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario, è certo. Sarebbe il terzo anno consecutivo. Inaccettabile per gli studenti: «Si coprono i tagli del ministero e gli sprechi con i nostri soldi. Inoltre rettore e Senato si erano impegnati a coinvolgere gli studenti nella gestione degli sforamenti». Non è l’unico motivo di preoccupazione: durante i lavori preparatori nelle Commissioni mista e bilancio sono spuntati tagli per 10 milioni alle borse di studio e per 5 alle borse per i dottorati di ricerca. Gli studenti sperano in una correzione di rotta. «Altrimenti voteremo contro».

martedì 22 dicembre 2009

Libertà per Luca Tornatore


[di Angelo D'Orsi] Ciascuno trascorre il Natale come può. Chi nella calma piatta degli affetti familiari; chi, coraggiosamente, vi si sottrae, magari in beata solitudine (sola beatitudine); chi, ancora, in situazioni e opere caritative, solidaristiche, e ha tutta la mia ammirazione. Ma c’è chi, davvero, come il bimbo di questa splendida favola, il Natale lo passa “al freddo e al gelo”, magari in un treno delle efficientissima rete di Trenitalia (che ha appena segnato altri punti nel suo grottesco palmarès), o su una panchina di una stazione ferroviaria, ammesso sia così fortunato da trovarne una di quelle “vecchie”, sulle quali era possibile sdraiarsi.

Già, perché oggi, nella società brutale e odiosa che stiamo costruendo, il diritto all’universale ospitalità teorizzata da un signore di nome Immanuel Kant alla fine del XVIII secolo si è rovesciato in una pratica del “respingimento” che va dalle navi guardiacostiere che girano per avvistare i barconi dei disperati e respingerli lontano dalle nostre coste, ai famigerati Centri di Identificazione e di Espulsione; e giunge sino, appunto, alle panche dei giardini o delle stazioni, che vengono ora via via sostituite da “nuovi modelli”, nei quali la panca lunga circa due metri, e larga 40-60 centimetri, viene sezionata da sbarre perpendicolari al suo asse, sì da trasformare un possibile eventuale giaciglio di fortuna, in tre o quattro seggiole, nelle quali può accomodarsi (si fa per dire) una persona, seduta, purché sia di piccola stazza.

Tutto questo – che ha pure dei costi non irrilevanti sul piano meramente economico – al solo scopo di evitare che qualche disgraziato, “ovviamente” straniero, “ovviamente” extracomunitario, islamico o nero, o comunitario pro forma (rumeno, slavo…), approfitti di quel “letto” e vi trovi riposo. Non sia mai! Ecco la civiltà giudaico-cristiana materializzarsi: fuori i barbari!
Insomma, anche questo Natale giunge sotto le insegne scritte ormai col sangue sulle bandiere della nostra patria: respingere, espellere, scacciare, identificare, perseguitare, criminalizzare, imprigionare, condannare, licenziare, umiliare…

E mentre le nostre autorità – le italiane in primissima fila, pronte a farsi spesso e volentieri riprovare dagli organismi comunitari – si impegnano in questa guerra persa in partenza (perché nessuna politica di contenimento o di respingimento ha mai potuto fermare i flussi migratori, una costante della vicenda umana, dalla Preistoria ad oggi), e annunciano “grandi opere” impossibili e/o inutili, quando non addirittura dannose (vedi la grottesca prima pietra del Ponte sullo Stretto), i grandi, autentici problemi vengono lasciati incancrenire.

A cominciare dal problema ambientale, il problema dei problemi, sul quale il recentissimo vertice di Copenhagen ha registrato un quasi fallimento totale. E i giovani e meno giovani coraggiosi e disinteressati che, al di fuori delle ben riscaldate stanze dove si svolgevano i sontuosi riti degli incontri fra i capi di Stato e di governo, dimostravano per richiamarli ai doveri verso la Terra, e la specie umana, prima che verso i singoli popoli, sono stati criminalizzati, combattuti, arrestati, malmenati, ingiuriati. La corrispondenza, gli sms, gli mms, le email, le telefonate, da Copenhagen sono state impressionanti. E molti di questi ragazzi e ragazze, di questi nuovi partigiani per il bene dell’umanità, giacciono tuttora in carcere come delinquenti comuni.

Tra loro un ricercatore italiano, un astrofisico, che lavora presso l’Osservatorio Astronomico di Trieste, Luca Tornatore, che ha all’attivo numerose pubblicazioni a livello internazionale: Luca (che non conoscevo neppure di nome, prima di ora, e che non ho mai incontrato), ha compiuto ieri il suo 38° compleanno in carcere, dove gli viene imposto un regime da mafioso. Nella gentile terra di Andersen e di Kierkegaard. Limitazioni delle comunicazioni, vessazioni, e probabile, annunciata condanna. Il popolo del web si sta mobilitando. E a lui vorrei far giungere un messaggio di ringraziamento: Luca è la nostra cattiva coscienza. La mia senz’altro, che a Copenhagen non c’ero.

Luca rischia di trascorrere il suo natale al freddo e al gelo: magari in una cella riscaldata, ma al freddo e al gelo procuratogli da una società – quella del turbocapitalismo predatorio e cinico – che criminalizza chi ricorda che la politica è l’arte di guardare lontano, e che i governanti dovrebbero innanzi tutto rinunciare alla logica del condominio, che è quella per cui ciascuno cerca di fare gli interessi propri a spese dell’interesse di tutti gli altri, a spese dell’intero condominio. La politica deve essere prospettica, e calcolare il rapporto tra costi e benefici di ogni azione messa in campo non solo sul breve, ma sul medio, sul lungo e sul lunghissimo periodo. Proprio l’assenza della dimensione prospettica di medio-lungo termine ha consentito il saccheggio delle risorse della Terra, ha permesso ai padroni del mondo di alterare il clima, di aprire uno scenario inedito da fine del mondo imminente, e di consumare il consumabile e ora di pretendere da chi finora nulla ha avuto, di rinunciare.

Insomma, anche sul piano della sostenibilità ambientale, il mondo è diviso tra chi ha tutto e vuole tenerselo ben stretto e chi non ha nulla e vorrebbe almeno avere qualcosa. Gli uni e gli altri, tuttavia, sotto questo riguardo, appaiono ugualmente ciechi. E tutti danzano sottocoperta, nelle sale del Titanic avviato verso l’iceberg che lo schianterà. Luca Tornatore e i tanti suoi compagni di battaglia, di tanti Paesi (pur nell’inquinamento inevitabile di mestatori violenti), volevano e vogliono solo, in modo pulito e pacifico, ricordare la situazione precatastrofica in cui ci troviamo. E metterci in guardia. E sollecitare i potenti ad agire prima che l’iceberg ci distrugga.

I potenti sono tornati alle loro dimore regali, ai palazzi presidenziali, alle piazze mediatiche. E Luca è in galera. Tocca a tutti noi dirgli grazie, intanto, mentre ciascuno dovrebbe fare propria la bandiera della sopravvivenza della Terra e della specie umana che è stata tenuta alta a Copenhagen, non da un pugno di statisti cinici che si credono astuti, ma da qualche centinaio di persone come Luca Tornatore, di cui dobbiamo pretendere l’immediata scarcerazione.

Per chi volesse scrivergli: Luca Tornatore 211275 Vestre Fængsel Kirke, Vigerslev Allé 1, 2450, København Ø (Danmark)

Ci sono due appelli di solidarietà:

[11-12 marzo - Vienna] Controvertice studentesco vs Bologna Ministerial Conference 2010


Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Le ampie proteste studentesce a Vienna e in tutta Europa si stanno muovendo per organizzare un controvertice studentesco di protesta contro queste celebrazioni che ci sembrano una grandissima presa in giro!

Sono una studentessa svizzera che studia all'università di Losanna. La lettera che vi scrivo nasce da un mio forte desiderio e da una spontanea iniziativa personale. Non sapevo a chi mandarla, allora ho deciso di mandarla a tutti quelli che potevo. Tutta l'Europa germanofona è stata investita da un ondata di proteste contro l'attuale sistema di studi universitari. Da Vienna a tutta la Germania ed ancora ad altre le occupazioni si sono estese a macchia d'olio. La mia università, come tutte le altre più importanti università svizzere nei mesi di novembre e dicembre sono state occupate, un unione senza precedenti nel mio paese. La protesta losannese è nata nel giro di una settimana con l'intento di dare un messaggio forte di solidarietà agli studenti delle altre università che da qualche settimana stavano già occupando degli auditori nelle varie università. La nostra prima assemblea generale ci ha però ben presto portato a renderci conto che quello che stavamo facendo era ben diverso. Non appena è stata suscitata la discussione tra i circa 300 studenti presenti abbiamo capito quanto questa università, la nostra, stava diventando sempre di più un luogo soffocante, élitista, di uniformizzazione del sapere e anche quanto le promesse pubblicitarie che erano state fatte a promozione di Bologna di mobilità, eurocompatibilità etc... non solo non sono state mantenute, ma addirittura che le possibilità di spostamento per gli studenti siano diventate ancora più difficili. L'assemblea ha deciso di occupare perché si era resa conto quanto profondo e complesso fossero gli interrogativi che ci opprimevano. Di quanto ci fosse necessario e vitale avere uno spazio che si trovasse al di fuori della logica quotidiana e individualista. Molte cose sono successe da allora , il nostro movimento è nato spontaneo e multiforme, scoordinato e così resta. I gruppi di lavoro nati durante l'occupazione (finita due settimane fa) continuano il loro lavoro e il nostro obbiettivo è, al rientro degli esami e dalle vacanze forti e determinati, anzi più forti e più determinati. Oggi c'è stato il primo incontro svizzero tra gli studenti delle varie università, le cose si muovono, a memoria non ci si ricorda quando in Svizzera, simbolo del multilinguismo, ma anche del capitalismo e dell'uniformazione al sistema, qualche cosa del genere sia stato possibile. Parlavamo in tedesco, in francese, in italiano, ma non abbiamo permesso alle lingue di essere d'intralcio alle idee, e non abbiamo permesso alle tante piccole declinazioni regionali del sistema universitario di non farci vedere quale sia la volontà e la tendenza dietro a queste declinazioni: “Un università privatizzata, un università solo per i figli dei ricchi, un università che non ti permette di lavorare durante gli studi, un università non più fatta per formare uno spirito critico nello studente... la figlia perfetta per i perfetti figli di un sistema neoliberista che stringe le sue catene attorno tutta il globo soffocandone il respiro”. Quello che ho scritto fino a qui sono soltanto mie parole, il mio scopo è anche e soprattutto di diffondere un invito. Esso nasce dallo spazio occupato di Vienna: “Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Viste le condizioni delle università e le ampie proteste in corso per ottenere un educazione libera le celebrazioni previste ci sembrano una presa in giro del personale e degli studenti. Il processo di Bologna, l'unificazione dello spazio universitario europeo, che erano stati proposti come un miglioramento che avrebbe portato dinamismo e mobilità hanno lampantemente mancato queste aspettative. Il programma di studi altamente scolarizzato e la pressione per completare nel minor tempo possibile gli studi rendono più difficili gli spostamenti all'estero per un semestre. Il nuovo sistema di studi rende più acentuata la selezione sociale. Il bachelor è pensato per essere frequentato da un gran numero di studenti, mentre Master e dottorato sono pensati unicamente come programmi d'élite, cosa che a lungo andare finirà per penalizzare in maniera particolarmente accentuata le donne. Oltre a questo c'è il cronico sottofinanziamento delle università e delle alte scuole professionali, l'introduzione (ndt. in Austria e Germania) delle tasse universitarie e una diminuzione della libertà accademica. La grave situazione finanziaria costringe sempre più le università e le alte scuole professionali a cercaare degli investitori privati, cosa che indebolirà la libertà accademica e la ricerca. L'allineamento dei programmi di studio agli interessi del mondo economico sulla scia del trattato di Lisbona non coinvolge solamente le università ma è messo a linea guida a tutto il sistema scolastico, e questo, ovviamente, limita la possibilità di studi con al centro l'autocritica e la possibiltà di imparare. In considerazione di questa situazione catastrofica, non vediamo alcuna ragione per cui il 10 anno dall'introduzione della riforma di Bologna debba essere celebrato. Le proteste avvenute in tutta Europa sia tra i docenti che tra gli studenti ci mostrano come i politici non possano più decidere sui nostri futuri. La strategia di Bologna si è mostrata erronea e non vediamo il motivo per cui avvengano queste celebrazioni internazionali. La riunionione ci sarà e noi vogliamo accoglierla bloccandola con scioperi e azioni. Un contro vertice degli studenti universitari di tuttta europa critico e che riesca portare le proteste studentesche dal nazionale all'internazionale.” Il mio sogno è che per marzo si riesca ad organizzarsi e che tanti piccoli bus partiti da tutte le università d'Europa diventino una marea incontrollabile di persone che riescano a concretizzare questa idea di controvertice. A Vienna si stanno organizzando, piano piano arriveranno sempre più notizie. Saluti sys

per altre info:

lunedì 21 dicembre 2009

Vienna: sgomberata l'Audimax, la protesta continua!


[www.uniriot.org] Lunedi 21 dicembre il rettore dell'Università di Vienna ha deciso questa mattina di far sgomberare l'Audimax dalla polizia. Circa 150 persone hanno dovuto evacuare l'aula. Gli occupanti sono delusi della posizione che ha preso il rettore e condannano lo sgombero come sostituzione di una risoluzione politica. Questa sera saranno decide in assemblea le condizioni per trovare un accordo con l'università. Da parte degli occupanti prevalgono la necessità e la disponibilità di trovare una soluzione prima di Natale.

Anche le organizzazioni di senzatetto viennesi si sentono coinvolte. I preparativi, per fornire supporto ai senzatetto, non erano stati ancora completamente ultimati. Solo un paio di giorni prima di Natale un centinaio di senzatetto è sulla strada. "Oggi queste persone sono state lasciate intenzionalmente al gelo", critica Markus Reiter, il direttore dell'organizzazione Neunerhauses che gestisce posti letto per i senzatetto.

Il momento dello sgombero è particolarmente incomprensibile. Rispetto alle scorse settimane le condizioni di sicurezza non erano cambiate sostanzialmente. Non c'è stato nessun particolare motivo che possa aver giustificato lo sgombero.

Ad ogni modo la protesta va avanti! Il movimento viennese "Unsereuni" mantiene ancora occupata, in centro città, la seconda aula più grossa dell'Università di Vienna (C1, nel campus universitario) e continua il suo lavoro. Alle 13:00 e alle 19:00 le assemblee si terranno qui .

L'occupazione dell' Audimax ha lanciato un movimento che va ben oltre l'occupazione. Più di 30 mila studenti sono connessi tramite internet , più di 100 gruppi di lavoro continuano il loro impegno, azioni creative sulla strada, proteste e occupazioni proseguono in 80 università in Europa.

L'Audimax di Vienna è dappertutto!

Tasse universitarie "fuori controllo" in 27 atenei su 61