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mercoledì 10 marzo 2010

Verso Vienna! Contro il processo di Bologna!


[www.uniriot.org]
Il prossimo 11 e 12 marzo si terrà, tra Budapest e Vienna, un evento solo apparentemente irrilevante e autoreferenziale: la celebrazione dell’anniversario del Bologna Process, la riforma del sistema universitario stipulata dieci anni fa e progressivamente applicata nei paesi europei e non solo. Tra Budapest e Vienna, i 46 Ministri dell’Istruzione europei si riuniranno per brindare al fallimento ed alla decadenza del sistema formativo europeo. Noi, che in questi anni abbiamo attivamente preso parte alle lotte che in Italia si sono date contro la dismissione dell’università, noi che in questi anni abbiamo attraversato l’Europa per intrecciare altre esperienze che allo stesso modo si sono opposte alla dismissione dell’università e alla precarizzazione delle nostre vite, non ci faremo ingannare da questa farsa, né dalle parole che questi signori ripeteranno come una vuota quanto stanca liturgia: “mobilità studentesca”, “eurocompatibiltà”, “competitività”. Parole che in realtà sottintendono ben altro: dequalificazione dei saperi, frammentazione del percorso di studi, sfruttamento economico dello studente, tagli dei finanziamenti pubblici, dismissione progressiva dei diritti e delle strutture del Welfare.

L’inganno tecnocratico che ha informato i processi di riforma di questi anni, è stato precocemente svelato, proprio grazie ai movimenti che hanno radicalmente contestato il Bologna Process: movimenti che, senza alcuna nostalgia per i modelli passati, hanno prefigurato un nuovo spazio costituente europeo, rivendicando l’eccedenza e la non misurabilità dei saperi. Movimenti che hanno smascherato la vera natura del neoliberismo, opponendosi alla privatizzazione della conoscenza, alle nuove recinzioni imposte attraverso i brevetti e il copyright, e che al contempo, stufi del controllo delle burocrazie di Stato sulle università e sul sapere, hanno rivendicato un’università pubblica ma non statale.

Lo studente, come non si stancano di ripetere gli stessi disegni normativi messi in campo in questi anni nei vari paesi, è un soggetto a tutti gli effetti interno al nuovo mercato del lavoro fondato sulla conoscenza, è al centro di processi di gentrification e di produzione in tutte le metropoli europee. Lo studente è a tutti gli effetti una figura sociale che produce ricchezza. Non siamo nostalgici, al contrario su questa centralità vogliamo insistere, rovesciandola proprio contro chi ne ha fatto una retorica per favorire le nuove forme di sfruttamento. Alla centralità produttiva dello studente vogliamo che corrispondano reddito, garanzie, potere decisionale, riconoscimento della sua attività sociale dentro e fuori l’università. Al contrario, l’obiettivo del Bologna Process, dietro la retorica della competitività e dell’efficientismo, è stato quello di trasformare le università in luoghi di sfruttamento intensivo della nuova forza lavoro. Al riconoscimento della centralità dello studente nei processi produttivi è corrisposta una sua sempre più violenta precarizzazione.

L’Italia, da questo punto di vista, è stata un vero e proprio laboratorio di sperimentazione sia del processo di Bologna, sia dei movimenti che ad esso si sono contrapposti. In un paese in cui a fare da dominante sono i tagli continui dei finanziamenti all’università, considerata ancora come una spesa corrente più che un settore su cui investire, la frammentazione dei percorsi formativi, la dequalificazione del sapere, l’espulsione dei ricercatori dalle università - tutto in un singolare connubio tra retoriche aziendalistiche e persistenza del potere corporativo dell’accademia - si comprende bene come la tendenza di fondo in tutta Europa sia quella di spingere verso il basso e declassare la forza lavoro cognitiva. Gli stessi obiettivi che si proponeva il Bologna Process, quelli che gli stessi artefici italiani sentono di aver mancato, si sono rivelati un fallimento pieno, le cifre parlano da sole: il 3+2 non ha inserito più studenti nel mercato del lavoro, né gli stessi vedono corrisposte le loro competenze in un futuro lavoro. Anche dal lato della mobilità studentesca è noto che i blocchi all’accesso, tra atenei, facoltà, tra il 3 e il 2, tra la laurea e il dottorato superano di gran lunga la possibilità degli spostamenti.

L’Onda, l’anno scorso è stata una risposta a tutto questo, non solo ai tagli economici, ma alla stessa strutturazione dell’università. Le lotte che si sono date hanno subito messo in crisi lo stato attuale in cui versano gli atenei, richiedendo non solo più qualità nei percorsi formativi, ma soprattutto autonomia nella gestione diretta del percorso di studi, nella condivisione dei saperi e nella ricerca. La stessa opposizione al corporativismo che caratterizza le università in Italia, ha subito trovato una sua espressione costruttiva dentro le pratiche d’indipendenza diretta e autogestione delle facoltà.

Il Network Uniriot, sin dal 2005, si è sempre posto l’obiettivo di costruire nesso e rete tra le altre lotte che emergono nelle scuole e nelle università, nella consapevolezza che è sempre possibile individuare una tendenza nella chiusura dei dispositivi di comando, così come delle possibilità per le strategie e le pratiche di momenti di resistenza. L’esperienza dell’Onda non è rimasta isolata, ha trovato delle anticipazioni dentro il movimento contro il CPE in Francia nel 2006, così come dentro le esperienze della Danimarca, della Grecia, dell’Olanda, della Germania, della Croazia, della Serbia e dell’Austria. Un vero e proprio ciclo di lotte universitarie sta attraversando l’Europa, anche se in maniera carsica; ovunque sono stati messi al centro alcuni snodi decisivi: la qualità della condizione di vita giovanile, l’esigenza di sperimentare l’indipendenza dentro i percorsi formativi, l’opposizione alla precarietà ed alla privatizzazione del sapere, l’insofferenza verso lo stato di cose presenti.

Come rete Uniriot, crediamo che sia decisivo attraversare le giornate viennesi per partecipare tanto alla manifestazione dell’11 marzo di contestazione alla riunione ufficiale dei Ministri, quanto ai workshop del 12-13-14 marzo. Un’occasione per fare emergere in primo piano ciò che in questi anni è rimasto sullo sfondo, per costruire un lessico comune tra tutte quelle esperienze che in questi anni si sono ribellate ai processi di dismissione dell’università. Per questo motivo organizzeremo, nei principali atenei italiani, delle carovane che raggiungeranno Vienna nei giorni del vertice.

MAKE BOLOGNA HISTORY!
www.bolognaburns.org
UniRiot - network delle facoltà ribelli

mercoledì 13 gennaio 2010

Verso Vienna: European Wave vs Bologna Process


[www.uniriot.org] Vienna, marzo 2010. Celebrating Bologna? We don't think so. International call for participation

L'11 e il 12 marzo 2010 i ministri dell'istruzione di 46 paesi europei celebreranno il 10° anniversario del processo di Bologna a Vienna e Budapest. Considerando la situazione attuale e le proteste in corso in molte università europee questa celebrazione è una beffa per tutti noi. Non solo perché il Bologna Process ha chiaramente fallito nel raggiungere gli obiettivi concordati riguardo il miglioramento della mobilità per studenti e docenti, ma perché ha altresì aumentato le restrizioni per gli studenti ed i loro studi, portando in generale ad una maggiore selezione sociale di accesso all'istruzione superiore.

Il fatto che l'intero processo intenda l'istruzione solo come forza lavoro produttiva soggetta al mercato si riflette negli obiettivi dello stesso. Di qui il nostro obiettivo non è solo quello di misurare il successo o il fallimento del processo di Bologna, ma di mettere in discussione il processo e le sue stesse fondamenta.

Il Master e il dottorato di ricerca diventano programmi d'elite, che escludono le donne in particolare, inoltre l'introduzione di tasse universitarie e de-finanziamento delle università sono sintomi evidenti della de-democratizzazione all'interno del sistema universitario.

La difficile situazione finanziaria aumenta l'influenza delle imprese in materia di istruzione e ricerca scientifica. L'orientamento della dottrina verso gli interessi delle imprese non riguarda soltanto le università, ma l'intero settore dell'istruzione.

Di qui la possibilità di auto-determinazione e l'apprendimento critico sono limitati. In considerazione di questa situazione disastrosa non vediamo nessuna ragione per celebrare il Bologna Process.

Le proteste degli studenti e insegnanti di tutta Europa, mostrano che la mercificazione della formazione è diretta contro i loro interessi.

Pertanto, la settimana dal 8-12 marzo 2010 intendiamo accompagnare questa conferenza con manifestazioni, scioperi e blocchi, nonché una contro-conferenza, in cui discutere di politica europea dell'istruzione, come pure degli obiettivi comuni della nostra protesta.

Abbiamo formato quattro gruppi, che si concentrano su diversi aspetti della manifestazione:

  • Dimostrazione / blocco - Nel momento in cui i ministri si incontreranno per celebrare il Bologna Process intendiamo organizzare una manifestazione (Giovedi, 11 marzo). Verranno discusse diverse tipologie di blocchi.
  • Sciopero - Utilizzando l'occasione di questo evento, stiamo progettando di indire uno sciopero dell'università in collaborazione con il personale docente, per almeno due giorni.
  • Contro-conferenza - Questa parte della contestazione sarà dedicata a discutere e scambiare esperienze riguardo il Bologna Process e individuare possibili politiche che vadano a migliorare l'istruzione.
  • Mobilitazione internazionale - Grande parte di questo evento sarà dedicato all'assemblea di tutti i manifestanti provenienti da diversi paesi e settori, al fine di lavorare su una strategia comune.

Vogliamo che questo evento sia organizzato e svolto da tutti i manifestanti. È per questo che noi chiediamo la vostra partecipazione non solo all'evento in sé, ma anche durante la preparazione (es.: ingresso al contro-conferenza, ecc.)

Insieme potremo dimostrare che non siamo d'accordo con la celebrazione del Bologna Process, che limita l'istruzione per la messa a valore produttiva del capitale umano!

Questa protesta e il suo sviluppo dipende della nostra partecipazione!

Contact:
bologna.uniwien@unsereuni.at - mobilization.bolognaburns@gmail.com

Homepage:
www.bolognaburns.at

Date and location:
Vienna (undefined), March 11-14

martedì 22 dicembre 2009

[11-12 marzo - Vienna] Controvertice studentesco vs Bologna Ministerial Conference 2010


Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Le ampie proteste studentesce a Vienna e in tutta Europa si stanno muovendo per organizzare un controvertice studentesco di protesta contro queste celebrazioni che ci sembrano una grandissima presa in giro!

Sono una studentessa svizzera che studia all'università di Losanna. La lettera che vi scrivo nasce da un mio forte desiderio e da una spontanea iniziativa personale. Non sapevo a chi mandarla, allora ho deciso di mandarla a tutti quelli che potevo. Tutta l'Europa germanofona è stata investita da un ondata di proteste contro l'attuale sistema di studi universitari. Da Vienna a tutta la Germania ed ancora ad altre le occupazioni si sono estese a macchia d'olio. La mia università, come tutte le altre più importanti università svizzere nei mesi di novembre e dicembre sono state occupate, un unione senza precedenti nel mio paese. La protesta losannese è nata nel giro di una settimana con l'intento di dare un messaggio forte di solidarietà agli studenti delle altre università che da qualche settimana stavano già occupando degli auditori nelle varie università. La nostra prima assemblea generale ci ha però ben presto portato a renderci conto che quello che stavamo facendo era ben diverso. Non appena è stata suscitata la discussione tra i circa 300 studenti presenti abbiamo capito quanto questa università, la nostra, stava diventando sempre di più un luogo soffocante, élitista, di uniformizzazione del sapere e anche quanto le promesse pubblicitarie che erano state fatte a promozione di Bologna di mobilità, eurocompatibilità etc... non solo non sono state mantenute, ma addirittura che le possibilità di spostamento per gli studenti siano diventate ancora più difficili. L'assemblea ha deciso di occupare perché si era resa conto quanto profondo e complesso fossero gli interrogativi che ci opprimevano. Di quanto ci fosse necessario e vitale avere uno spazio che si trovasse al di fuori della logica quotidiana e individualista. Molte cose sono successe da allora , il nostro movimento è nato spontaneo e multiforme, scoordinato e così resta. I gruppi di lavoro nati durante l'occupazione (finita due settimane fa) continuano il loro lavoro e il nostro obbiettivo è, al rientro degli esami e dalle vacanze forti e determinati, anzi più forti e più determinati. Oggi c'è stato il primo incontro svizzero tra gli studenti delle varie università, le cose si muovono, a memoria non ci si ricorda quando in Svizzera, simbolo del multilinguismo, ma anche del capitalismo e dell'uniformazione al sistema, qualche cosa del genere sia stato possibile. Parlavamo in tedesco, in francese, in italiano, ma non abbiamo permesso alle lingue di essere d'intralcio alle idee, e non abbiamo permesso alle tante piccole declinazioni regionali del sistema universitario di non farci vedere quale sia la volontà e la tendenza dietro a queste declinazioni: “Un università privatizzata, un università solo per i figli dei ricchi, un università che non ti permette di lavorare durante gli studi, un università non più fatta per formare uno spirito critico nello studente... la figlia perfetta per i perfetti figli di un sistema neoliberista che stringe le sue catene attorno tutta il globo soffocandone il respiro”. Quello che ho scritto fino a qui sono soltanto mie parole, il mio scopo è anche e soprattutto di diffondere un invito. Esso nasce dallo spazio occupato di Vienna: “Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Viste le condizioni delle università e le ampie proteste in corso per ottenere un educazione libera le celebrazioni previste ci sembrano una presa in giro del personale e degli studenti. Il processo di Bologna, l'unificazione dello spazio universitario europeo, che erano stati proposti come un miglioramento che avrebbe portato dinamismo e mobilità hanno lampantemente mancato queste aspettative. Il programma di studi altamente scolarizzato e la pressione per completare nel minor tempo possibile gli studi rendono più difficili gli spostamenti all'estero per un semestre. Il nuovo sistema di studi rende più acentuata la selezione sociale. Il bachelor è pensato per essere frequentato da un gran numero di studenti, mentre Master e dottorato sono pensati unicamente come programmi d'élite, cosa che a lungo andare finirà per penalizzare in maniera particolarmente accentuata le donne. Oltre a questo c'è il cronico sottofinanziamento delle università e delle alte scuole professionali, l'introduzione (ndt. in Austria e Germania) delle tasse universitarie e una diminuzione della libertà accademica. La grave situazione finanziaria costringe sempre più le università e le alte scuole professionali a cercaare degli investitori privati, cosa che indebolirà la libertà accademica e la ricerca. L'allineamento dei programmi di studio agli interessi del mondo economico sulla scia del trattato di Lisbona non coinvolge solamente le università ma è messo a linea guida a tutto il sistema scolastico, e questo, ovviamente, limita la possibilità di studi con al centro l'autocritica e la possibiltà di imparare. In considerazione di questa situazione catastrofica, non vediamo alcuna ragione per cui il 10 anno dall'introduzione della riforma di Bologna debba essere celebrato. Le proteste avvenute in tutta Europa sia tra i docenti che tra gli studenti ci mostrano come i politici non possano più decidere sui nostri futuri. La strategia di Bologna si è mostrata erronea e non vediamo il motivo per cui avvengano queste celebrazioni internazionali. La riunionione ci sarà e noi vogliamo accoglierla bloccandola con scioperi e azioni. Un contro vertice degli studenti universitari di tuttta europa critico e che riesca portare le proteste studentesche dal nazionale all'internazionale.” Il mio sogno è che per marzo si riesca ad organizzarsi e che tanti piccoli bus partiti da tutte le università d'Europa diventino una marea incontrollabile di persone che riescano a concretizzare questa idea di controvertice. A Vienna si stanno organizzando, piano piano arriveranno sempre più notizie. Saluti sys

per altre info:

lunedì 21 dicembre 2009

Vienna: sgomberata l'Audimax, la protesta continua!


[www.uniriot.org] Lunedi 21 dicembre il rettore dell'Università di Vienna ha deciso questa mattina di far sgomberare l'Audimax dalla polizia. Circa 150 persone hanno dovuto evacuare l'aula. Gli occupanti sono delusi della posizione che ha preso il rettore e condannano lo sgombero come sostituzione di una risoluzione politica. Questa sera saranno decide in assemblea le condizioni per trovare un accordo con l'università. Da parte degli occupanti prevalgono la necessità e la disponibilità di trovare una soluzione prima di Natale.

Anche le organizzazioni di senzatetto viennesi si sentono coinvolte. I preparativi, per fornire supporto ai senzatetto, non erano stati ancora completamente ultimati. Solo un paio di giorni prima di Natale un centinaio di senzatetto è sulla strada. "Oggi queste persone sono state lasciate intenzionalmente al gelo", critica Markus Reiter, il direttore dell'organizzazione Neunerhauses che gestisce posti letto per i senzatetto.

Il momento dello sgombero è particolarmente incomprensibile. Rispetto alle scorse settimane le condizioni di sicurezza non erano cambiate sostanzialmente. Non c'è stato nessun particolare motivo che possa aver giustificato lo sgombero.

Ad ogni modo la protesta va avanti! Il movimento viennese "Unsereuni" mantiene ancora occupata, in centro città, la seconda aula più grossa dell'Università di Vienna (C1, nel campus universitario) e continua il suo lavoro. Alle 13:00 e alle 19:00 le assemblee si terranno qui .

L'occupazione dell' Audimax ha lanciato un movimento che va ben oltre l'occupazione. Più di 30 mila studenti sono connessi tramite internet , più di 100 gruppi di lavoro continuano il loro impegno, azioni creative sulla strada, proteste e occupazioni proseguono in 80 università in Europa.

L'Audimax di Vienna è dappertutto!