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mercoledì 21 aprile 2010

Sciopero al Poli, domani chiusi aule e uffici


[www.lastampa.it/torino]
Nel mirino il direttore amministrativo, i sindacati: «Non rispetta gli accordi»

di Andrea Rossi


Le segreterie? Chiuse. Le aule? Sbarrate? I dipartimenti? Senza segretari né addetti. I laboratori? Senza tecnici. Le segreterie studenti? Vuote, nessuno a ricevere gli iscritti, chiarire dubbi e stampare moduli. Tutte le altre segreterie? Chiuse. Le biblioteche? Porte sbarrate: niente libri in consultazione, né prestiti. Sarà difficile persino fare una fotocopia, perché al centro stampa potrebbe non esserci nessuno.

Tutto fermo. Forse è il primo caso di sciopero «ad personam». Di sicuro rischia di paralizzare il Politecnico per un giorno. Domani il personale tecnico e amministrativo di corso Duca degli Abruzzi - più le cinque sedi decentrate, cioè Vercelli, Verres, Alessandria, Mondovì e Biella - incrocia le braccia, e lo fa con un bersaglio preciso: il direttore amministrativo Enrico Periti, in carica da circa dieci mesi.

Le Rsu hanno proclamato due ore di serrata, dalle 10 alle 12, che però potrebbero estendersi al pomeriggio, quando si riunirà il Senato accademico. Ai quasi 900 tecnici e amministrativi si aggiungeranno i 750 precari della ricerca, «da mesi in attesa di un tavolo di trattativa per vederci riconoscere diritti essenziali», scelta che minaccia di aggravare la situazione sul fronte didattica, visto che molti - oltre a lavorare nei dipartimenti - insegnano, ricevono gli studenti e seguono le tesi. Professori e studenti, insomma, rischiano di restare soli, privi di una rete di sostegno e supporto indispensabile.

Una serrata così - per ragioni interne - al «Poli» non la vedevano dal 1998. «È una mossa necessaria, perché il clima è diventato pesante», spiega Rino Lamonaca, uno dei rappresentanti sindacali al Politecnico. «C’è un atteggiamento dirigista e decisionista che non tiene conto del parere dei lavoratori e nemmeno li consulta, come invece prevede la legge».

Il riferimento è al direttore amministrativo Periti. Piacentino, 45 anni, laureato in Scienze politiche, è arrivato a settembre prendendo il posto di Marco Tomasi, nominato direttore generale del ministero dell’Università. «Il suo arrivo ha decretato un cambio radicale nei rapporti interni all’ateneo - racconta Patrizia Lai, un’altra delegata sindacale -. Accordi precedentemente firmati, come la stabilizzazione di venti colleghi precari, sono stati stralciati. È stata varata una riorganizzazione interna: con il blocco del turnover e i prepensionamenti si è ridotto l’organico tecnico, si sono accorpati dipartimenti creando così personale in esubero da destinare a settori rimasti scoperti. Il tutto in maniera unilaterale».

Altro episodio che ha alimentato il clima di rivolta è il calendario per il prossimo anno accademico. L’ateneo chiuderà i battenti per 16 giorni. Così si pensa di risparmiare 200 mila euro. «Peccato che la riorganizzazione interna e il calendario per legge siano questioni che andrebbero discusse con i lavoratori. Così non è stato», fa sapere Antonio Grassedonio delle Rsu. Dall’ateneo, per ora, nessun commento.

domenica 28 marzo 2010

I rettori temono lo sciopero e aprono sulla trattativa


[www.ilmanifesto.it] La Crui chiede un canale per 2mila associati all'anno

di Roberto Ciccarelli

La richiesta di un piano straordinario di reclutamento da parte della Conferenza dei Rettori (Crui) è la conferma che il proposito di bloccare il prossimo anno accademico da parte dei ricercatori delle facoltà scientifiche non è il messaggio in una bottiglia lasciata alla deriva.

In una mozione approvata all'unanimità il 25 marzo scorso, dopo un incontro tra il presidente della Crui Enrico De Cleva e 200 ricercatori della Statale di Milano, l'organo che rappresenta i rettori ha chiesto al governo che una «quota consistente» di questi posti, 2 mila all'anno, venga garantita per i prossimi sei anni per «le assunzioni di professori associati». I rettori intenderebbero così garantire un canale privilegiato per il passaggio da ricercatore - un ruolo che il ddl mette in esaurimento - ad associato, mettendo così sullo stesso piano gli attuali «ricercatori strutturati» con i futuri ricercatori a tempo determinato che dovrebbero nascere una volta approvata la riforma Gelmini.

Questa soluzione è stata commentata da Alessandro Schiesaro, uno degli autori del ddl e segretario della neo-commissione che segue per il Ministero dell'Università la definizione del provvedimento, durante un incontro con i ricercatori della Sapienza venerdì scorso. Questi ultimi non hanno tuttavia nascosto i timori, peraltro diffusi in molti altri atenei, che la proposta dei rettori finirà per generare una «guerra tra poveri» tra i ricercatori precari e quelli regolarmente assunti. Lo stesso Schiesaro ha ammesso che questo proposito sarebbe comunque irrealizzabile se i tagli al fondo ordinario degli atenei voluti dal governo - e già criticati dalla stessa Crui - venissero mantenuti. Senza contare che, come sta già avvenendo, ciò darebbe spazio a rivendicazioni corporative all'interno di un settore altamente frammentato e numeroso come quello dei ricercatori.

E' il caso della proposta avanzata in un incontro avvenuto mercoledì scorso tra il Coordinamento nazionale dei ricercatori universitari (Cnru), Schiesaro e il relatore della legge Giuseppe Valditara. Da allora le polemiche sono diventate aspre. Piero Graglia, ricercatore alla Statale di Milano e uno dei promotori del sondaggio sul ddl Gelmini che scadrà il prossimo 31 marzo, basato su 20 domande ragionate e pubblicato sul sito www.gdl.unimi.it, contesta il metodo usato da questa associazione. «E' come se io chiedessi al ministero di aprire un tavolo di trattativa - spiega - arrogandomi il diritto di rappresentare i 2 mila ricercatori che da tutta Italia hanno finora votato il sondaggio».

Sembra infatti che una piattaforma del Cnru diretto da un ricercatore della Sapienza, Marco Merafina, sia stata votata da 4 mila ricercatori. Tra i punti in discussione c'è la proposta di portare gli attuali ricercatori al ruolo di associati, mantenendo però il loro attuale trattamento economico ed accettando così l'eliminazione di questa figura.

Per Graglia questa soluzione non risolverebbe il problema dei precari e non rispecchia l'orientamento dei ricercatori autoconvocati che hanno convocato lo «sciopero bianco» e presto stabiliranno la data di un'assemblea nazionale.

Lo stesso orientamento viene espresso da Maria Letizia Ruello, ricercatrice in chimica del Politecnico delle Marche che al sondaggio del Cnru ha partecipato, anche se oggi non nasconde le sue critiche. «Non è il momento di fare distinzioni tra le proposte in campo - afferma - né di accettare i contentini che il governo ci proporrà. La nostra non è una protesta sindacale, rigetta la proposta che ci esclude dagli organi di governo degli atenei ed accentra il potere sui rettori. In mancanza di cambiamenti radicali non prenderemo carichi didattici, il che significa che il prossimo anno metà dei corsi saranno scoperti. Avere tirato la cinghia ha reso elementari i nostri bisogni e sta rendendo facile la presa di coscienza».

Il documento sottoscritto all'unanimità dai ricercatori della facoltà di Scienze del Politecnico marchigiano ha ricevuto 50 adesioni nella facoltà di ingegneria. Dopo Pasqua verrà portato anche nelle facoltà di agraria, medicina e economia. Dello stesso tenore è il documento approvato dai ricercatori di Scienze dell'Università dell'Insubria (Como e Varese): «Tali cambiamenti cruciali per il bene del Paese - si legge - non possono avvenire a costo zero».

giovedì 25 marzo 2010

«Sciopero bianco» La protesta si estende


[www.ilmanifesto.it] Verso un'assemblea nazionale

di Roberto Ciccarelli

Generalizzare l'astensione dalla didattica per il prossimo anno accademico se dal Disegno di legge Gelmini sull'università, attualmente in discussione in commissione cultura al Senato, non verrà ritirata la proposta di cancellare la terza fascia dell'insegnamento, se l'attuale precariato della ricerca non verrà ricondotto ad un rapporto di lavoro garantito e non verranno rimossi i tagli al finanziamento degli atenei. Sono le principali richieste che i ricercatori porteranno all'assemblea nazionale che sarà convocata entro maggio in uno degli atenei mobilitati contro la riforma.

L'idea serpeggia nelle assemblee che, da dicembre, stanno registrando una crescente partecipazione tra i ricercatori delle facoltà scientifiche di Torino, Napoli, Cagliari, oltre che di Milano, Bari e Bologna. Il numero delle mobilitazioni è destinato ad allargarsi dopo che il relatore della legge Valditara (Pdl) ha presentato in commissione una serie di emendamenti che modificano lo statuto giuridico del ricercatore imponendo l'obbligo dell'attività didattica.

Quello a cui i ricercatori si oppongono è lo snaturamento del loro ruolo che rappresenta il 40 per cento del personale docente universitario, subisce una buona parte del carico didattico, sebbene la legge che dovrebbe regolare questa attività ne preveda l'impiego solo nella ricerca. La situazione sta esplodendo perché la riforma Gelmini si è spinta oltre il tentativo timidamente abbozzato qualche anno fa da Letizia Moratti di abolire del tutto la figura del ricercatore.

La riforma Gelmini riduce infatti a due le fasce di docenza, mette in competizione i ricercatori a tempo determinato - i futuri «3+3» - con gli strutturati. Una prospettiva che, qualora venisse realmente finanziata, creerebbe un conflitto dall'esito imprevedibile. Tutti e due, strutturati e precari, andrebbero infatti a concorrere per la stessa posizione di associato.

Un altro dei punti qualificanti della piattaforma che verrà discussa in vista dell'assemblea nazionale è il ruolo unico per la docenza. Oggi, il ricercatore per diventare associato viene prima licenziato. Poi fa il concorso e viene riassunto nell'altro ruolo. Con il blocco del turn over non vengono ostacolate solo le nuove immissioni in ruolo dei giovani ricercatori, ma anche i passaggi di fascia di docenza per chi già lavora nell'università. A differenza del resto della pubblica amministrazione, dove il blocco delle assunzioni è pratica consolidata da più di dieci anni, all'università quando si blocca il turn over si bloccano anche i passaggi di carriera.

Da questa impostazione, confermata in un'assemblea ieri a Torino - uno degli atenei dove la mobilitazione è più avanzata - sta emergendo anche l'ipotesi di una coalizione tra ricercatori, precari e studenti. La proposta verrà presentata oggi nel consiglio di facoltà di Scienze e il prossimo 9 aprile in una conferenza d'ateneo, nel frattempo verrà sottoposta anche agli altri atenei. Al centro dell'attenzione c'è il problema del precariato. Il movimento chiede l'ingresso in ruolo con passaggi brevi per chi vuole fare ricerca, riconducendo la giungla esistente delle borse di studio ad un contratto di lavoro con tutti i diritti sindacali. In un mondo come quello della ricerca, dove non esistono garanzie per nessuno, si inizia a pretendere la garanzia di una retribuzione dignitosa e un limite invalicabile al precariato. Tutto l'opposto dell'attuale periodo indefinito durante il quale non esistono né certezze né qualità della vita.

venerdì 12 marzo 2010

Uno sciopero "debole", salvato dagli studenti


[www.infoaut.org]
Tutti i settori incrociano le braccia, manifestazioni in molte città. Ma le parole d'ordine del sindacato sono insufficienti e le piazze sono riempite dagli studenti.

La tanto agognata "prova di forza" della Cgil è alla fine arrivata: migliaia e migliaia le persone che sono scese in piazza oggi in tutta Italia per lo sciopero generale di quattro ore - otto solo nel pubblico impiego, scuola e sanità. Il sindacato di Corso Italia rivendica il diritto al lavoro, la riforma del fisco e l'integrazione dei lavoratori migranti. Sotto accusa, in particolare, l'inerzia dell'esecutivo di fronte alla crisi.

Fino a qui tutto bene, verrebbe da dire: parole d'ordine inattaccabili e tanti buoni propositi, alte adesioni e il Wall Street Journal che dà ragione ad Epifani... e invece NO! Lo sciopero di oggi è stato debolissimo, tanto nella sua costruzione quanto nella sua effettiva manifestazione di forza che non si è vista se non nei freddi tabulati percentuali delle adesioni... Innanzitutto uno sciopero generale che ha avuto un parto lungo e doloroso. Elettoralistico nei fini (secondo le voci più maligne che spesso però le più lucide) e di basso profilo nella piazza, avvelenato da un imminente Congresso nazionale che si preannuncia molto teso (percorso com'è stato da un "centralismo democratico" epifaniano che ha impedito una reale espressione di democrazia sindacale della base).

Le tanto gettonate parole d'ordine poi sono l'emblema di un trinceramento del sindacato confederale nella retorica rassicurante (ma perdente!) di una difesa del lavoro tutta limitata al mondo del lavoro pubblico o dipendente. Laddove questo sembra essere esclusivamente trattato come massa di manovra da mobilitare in scadenze simili, senza impatto e senza la più minima capacità d'incidere nei rapporti forza complessivi. Non ci si sorprenda allora se poi, questi stessi lavoratori, decidono di starsene a casa o viversi la giornata come sacrosanto momento di vacanza e riposo. Del resto forse, a Epifani e alla sua cricca la cosa non dispiace poi tanto, contenti e soddisfatti di corteini che non arrecano disturbo, permettono comizi finali senza increspature e vengono diligentemente ripresi dalle telecamere dei Tg nazionali.

E' l'idea stessa di una battaglia sindacale così articolata che non tiene più: non esiste solo più il pubblico impiego o il lavoro salariato di fabbrica. Cosa dice Epifani alle migliaia di lavoratori autonomi a reddito intermittente, agli studenti-lavoratori-precari che affollano le facoltà, ai precari permanenti in perenne stato di collasso psichico, alla miriade di "nuovi lavori"...? Cosa dice riguardo all'ipotesi di uno reddito universale ?

Gettito fiscale e difesa dell'art. 18 sono sacrosanti ma non bastano. tocca ripensare una più complessiva figura media del lavoratore-precario di oggi. I più l'art.18 non l'hanno visti neanche col cannocchiale. E il fisco è un oggettivo nemico di tanti lavoratori 'in proprio' strozzati da crisi e politica fiscale che in Italia tutela esclusivamente le fasce molto alte e la ricchezza da rendita, schiacciando sotto il suo tallone tutti quanti, dipendenti e "autonomi".

Dire questo ovviamente non significa dar ragione a Cisl-Uil, il gatto e la volpe dell'ex unità sindacale, che oggi comodamente seduti sulle loro padronali poltrone, van blaterando di necessità di "superamento della contrapposizione" e altri squallidi stratagemmi di concertazione.

Per fortuna ci sono gli studenti! Loro oggi hanno riempito le piazze, loro sono ben consapevoli del futuro che li attende e della progressiva trasformazione delle loro scuole in formazione impoverita e grandi agenzie di disciplinamento di massa per un lavoro futuro senza prospettive, precario, mal pagato, incerto e soprattutto senza diritti. In decine di migliaia hanno attraversato e ravvivato le piazze altrimenti morte dello sciopero sindacale, ben sapendo che l'opposizione alla riforma Gelmini, da rilanciare con forza il prossimo autunno, è solo un tassello di una più generale battaglia di riconquista e riappropriazione.

Gli studenti medi riempono lo sciopero generale anche a Torino! 6mila in corteo, occupata la Camera di Commercio!

venerdì 11 dicembre 2009

L'Onda riempe lo sciopero generale e travolge i divieti!


[www.infoaut.org] Una grande giornata per il movimento dell'Onda, migliaia di studenti e studentesse hanno attraversato lo sciopero generale del mondo della formazione dentro i cortei di Roma Torino Milano Bologna e altre città. Manifestazioni alle quali l'Onda ha partecipato con propri spezzoni autonomi, ribadendo la sua irrapresentabilità, rompendo i divieti a Roma, resistendo alla violenza della polizia a Torino. Onda che ha saputo sfruttare ed attraversare lo sciopero generale di scuole e università, andando a chiudere un autunno tiepido, anche alla luce della cambiata fase, rispetto allo scorso e intenso anno di mobilitazione, dentro le scuole (che comunque sono state ancora espressione di un dissenso e di una conflittualità diffusa con occupazioni e cortei) e le università (nelle quali si è ripartiti da quanto, di importante, sedimentato l'anno scorso). Un'Onda che ha saputo parlare e praticare il linguaggio del conflitto, irriducibile dinnanzi a divieti e limitazioni poliziesche, determinata nell'opposizione alla riforma disegnata dal ministro dell'istruzione Gelmini, in combutta con il ministro dell'economia Tremonti, sotto il quale ministero è andato a concludersi, conquistandoselo, il corteo dell'Onda nella capitale.

vedi anche:
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Le cronache dalle città

Molto alte, tra il 50 e il 60%, le adesioni allo sciopero dell'impiego pubblico indetto dalla CGIL. In 100mila hanno sfilato a Roma, in 70mila a Milano, 20mila a Bologna, mentre a Napoli e Reggio Emilia erano in 10mila e a Modena in 5mila. Significativa e importante in molte città la presenza degli studenti medi e degli universitari. In più città si sono verificati momenti di tensione con le forze dell'ordine. Cariche a Roma, Torino e Milano. 

Tre cortei, della Cgil, dei medi e degli universitari, hanno sfilato stamattina per le strade diRoma. Un serpentone di 100000 lavoratori del pubblico impiego aderenti alla Cgil si è mosso da piazza della Repubblica verso piazza del Popolo. Il concentramento per migliaia di universitari e precari della ricerca da tutta Italia era invece, nonostante il divieto della questura, a Piazzale Aldo Moro. Violando ancora una volta il protocollo l'Onda si è mossa verso stazione Termini dove la polizia ha cercato, invano, di impedire, caricando più volte, la prosecuzione della manifestazione. Una decina gli universitari feriti. Con una manif sauvage, l'Onda è riuscita comunque a raggiungere il Ministero dell'Economia per poi ritornare, nuovamente in corteo, verso La Sapienza. Intanto anche gli studenti dei licei romani, circa 5000, partiti da Piramide, dopo tensioni con le forze dell'ordine, sono riusciti a raggiungere il ministero dell'Istruzione. Davanti un grande striscione: "Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli. Bloccare la riforma, riprenderci il futuro".

A Milano 70mila sono stati i partecipanti al corteo della Cgil, mentre 15mila tra studenti medi, universitari e precari hanno sfilato per le vie della città per quello che avevano lanciato come il "No Gelminy Day". Attimi di tensione si sono registrati intorno alle 9, quando un gruppo di studenti che arrivava al concentramento del corteo ha tirato petardi, uova e vernice contro un gazebo della Lega in via Larga. Il corteo si è poi significativamente concluso in piazza Fontana, dove gli studenti hanno rilanciato l'appuntamento per domani, quando anche loro scenderanno nuovamente in piazza per una manifestazione a ricordo della strage alla banca dell’Agricoltura, di cui ricorreranno domani i 40 anni.

A Torino un corteo di 1500 studenti medi è partito da piazza Arbarello. In coda anche uno spezzone di universitari, ricercatori e lavoratori dell'università. Numerose cariche a freddo della polizia si sono avute intorno a metà corteo, quando gli studenti hanno cercato di raggiungere la sede della Provincia. Diversi, almeno una decina, gli studenti medi feriti, di cui alcuni sono finiti all'ospedale. A conclusione del corteo gli studenti hanno convocato una conferenza stampa davanti a Palazzo Nuovo per denunciare le violenze e la brutalità delle forze dell'ordine.

A Bologna, mentre in 20mila sfilavano al corteo sindacale, circa 300 tra student* e precar*, si sono dati appuntamento in piazza Verdi e hanno poi sfilato per le vie del centro cittadino dietro lo striscione Reddito contro la crisi - Stay on the barricades for a better education. Sotto le due torri con un murales gli student* hanno voluto ricordare Alexis, il ragazzo greco ucciso l'anno scorso. Durante il percorso è stato sanzionato anche il consolato greco e la sede dell'Unicredit di via Rizzoli, istituzione bancaria che gestirà il sistema del prestito d'onore a Bologna tramite la partecipazione ai Cda e la contribuzione alla gelminiana Consab SPA.

Oltre 1500 studenti e studentesse hanno partecipato anche a Brescia alla manifestazione promossa dal Kollettivo Studenti in Lotta contro i tagli all'istruzione voluti dalla Gelmini. "No ai tagli No privatizzazioni Stop Gelmini Effetto tagli: autunno caldo" si leggeva sullo striscione di apertura del corteo.

11 dicembre: anche a Torino è sciopero generale!


mercoledì 9 dicembre 2009

L'università di Torino è un luogo di precarietà e sfruttamento, scendiamo in piazza l'11 dicembre!


L’11 dicembre, giorno dello sciopero dei lavoratori della conoscenza. A Roma si terrà un corteo indetto da CGIL-FLC,; a Torino gli studenti delle scuole saranno in piazza e uno spezzone universitario, composto da studenti e precari esternalizzati sfilerà all’interno del corteo.

La precarietà attanaglia il lavoro e lo studio nella nostra università in modo sempre più duro: da un lato i costi di vita e studio degli studenti (tasse, affitti delle stanze, trasporti, libri) li rendono lavoratori precari del terziario, creando uno scenario di vita denso di privazioni e incertezze, dove l’approfondimento di ciò che si studia, già reso difficile dal sistema del 3+2, diventa praticamente impossibile. Studiare in un’università dove tutto è costoso e siamo sommersi da una burocrazia aziendale, e dove l’offerta didattica è ormai impoverita a livelli scandalosi, produce la frustrazione e la valanga di abbandoni o ritardi nel percorso di studi di cui solo ora l’ateneo e i mezzi di comunicazione sembrano accorgersi.

Ma unito è una fabbrica di precarietà a più livelli: da anni i lavoratori delle segreterie, delle biblioteche e delle pulizie sono in gran parte esternalizzati, sono dipendenti cioè a tempo determinato di cooperative che vincono gare di appalto indette dall’università. Questo fa sì che i loro posti di lavoro siano precari e un mancato rinnovo dei contratti sia possibile di mese in mese, di anno in anno, con il solito corollario di sfruttamento selvaggio e mancanza di tutele che tutto ciò comporta. Ma è il funzionamento cardine di unito, quello relativo alla ricerca, che si basa sullo sfruttamento selvaggio: i precari sono sottoposti a pressioni e incarichi indebiti di ogni tipo come segno di sottomissione e affidabilità in cambio delle loro borse, che spesso durano uno o due anni e non prevedono nessun inserimento certo; e non è una questione di merito, come dice il ministro Gelmini che con la riforma vuole istituzionalizzare ancor più questa situazione, dal momento che chi va avanti è il più sottomesso, il più fedele, in poche parole spesso il più stupido, o chi è disposto a fare non ricerca, ma tutt’altro – la bassa manovalanza per la carriera degli ordinari – con conseguenze penose per l’abbassamento del livello scientifico, dell’offerta didattica futura, della ricerca, e della cultura in questo paese.

In questo quadro desolante, i vertici di unito, del politecnico e i responsabili del ministero sono complici di uno stesso disegno: radicalizzare la realtà di una università-fabbrica dove la forza lavoro, anzitutto quella intellettuale, viene messa selvaggiamente al servizio del profitto e dove il sapere vivo – e quello critico – sono mortificati o non hanno più spazio. Scendere in piazza l’11 dicembre è fondamentale, e continuare la lotta contro la Gelmini e contro l’attuale università di Torino è nell’interesse della stragrande maggioranza: poco importa se come al solito non vedremo in piazza la classe docente e gestionale, arroccate a difendere le ultime spoglie di privilegi fondati sullo sfruttamento di studenti e precari. Da oltre un anno stiamo dimostrando qual è la forza in grado di sommergere il sistema passato e quello presente.

MANIFESTA ANCHE TU L’11 DICEMBRE!

APPUNTAMENTO PER LE/GLI UNIVERSITARI(E)
H 8.30 PALAZZO NUOVO
CORTEO DEGLI STUDENTI E DEI PRECARI DELLA CONOSCENZA
H 9.30 PIAZZA ARBARELLO

Collettivo Universitario Autonomo

mercoledì 2 dicembre 2009

L'Onda lancia l'agitazione... verso l'11 dicembre!


[www.infoaut.org] Giornata di mobilitazione nazionale quest'oggi in tante città del nostro paese, anche a Torino, contro la riforma Gelmini sull'università. Gli studenti e le studentesse dell'Onda Anomala hanno attraversato questa giornata di lancio dello sciopero generale del mondo della formazione del prossimo 11 dicembre. Scadenza uscita dall'Assemblea nazionale dell'Onda del 20 novembre scorso a Roma, dalla quale è emersa la volontà di individuare 2 scadenze nel breve termine per quanto riguarda l'opposizione al disegno del ministro Gelmini: il 2 dicembre come giornata di agitazione, l'11 dicembre per lo sciopero generale già indetto dalla Flc Cgil.

A Torino per l'11 dicembre è stato indetto da parte degli studenti medi ed universitari un corteo autorganizzato che attraverserà le vie del centro cittadino, in contemporanea con le manifestazioni che vi saranno nelle altre città ed a Roma.

A Torino, quest'oggi, l'agitazione si è riversata in entrambi gli atenei della città: presenti non solamente studenti e studentesse dell'Onda dell'università, ma anche ricercatori e lavoratori precari. La contestazione, e il lancio del corteo cittadino dell'11 dicembre, che si terrà insieme ai medi delle scuole in occupazione, è partito dal Politecnico con un presidio dinamico informativo che prima ha fatto una sortita alla mensa per poi spostarsi sotto il rettorato. E' quindi proseguito in direzione delle biblioteche dell'università di Torino, dentro le quali gli studenti sono entrati facendo volantinaggio e dando la loro solidarietà ai bibliocooperativisti in lotta per il loro posto di lavoro.

venerdì 23 ottobre 2009

Il 23 ottobre l'Onda sciopera!


Il report su InfoAut.org

In occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base, gli studenti e le studentesse dell'Onda torinese tornano in piazza.

Nell'"università del merito", non basta il sacrificio,
bisogna immolarsi!

Contro la filastrocca del merito e del sacrificio,
per un'università di tutt* e altra!

venerdi 23 ottobre 2009 - ore 10
presidio sotto la sede della Rai (via Verdi)

La crisi continua a colpire. Nonostante i tentativi del governo di minimizzarne la sua portata, proponendo false soluzioni, nella nostra vita quotidiana gli effetti si fanno sentire, eccome!

Noi studenti e studentesse sentiamo il peso della crisi che ci vorrebbero far pagare, innanzitutto attraverso l’aggravarsi della condizione di precarietà nella quale viviamo. L’aumento dei prezzi di affitti e trasporti, la sempre più limitata accessibilità della cultura, la necessità di aggiungere al carico dello studio il peso di lavori saltuari e malpagati, sono solo alcuni dei problemi che ci troviamo ad affrontare ogni giorno.

Nell’università la crisi si traduce nei tagli della riforma Gelmini-Tremonti, agiti seguendo il principio di una redistribuzione dei fondi rovesciata: prima sono stati operati i tagli e poi sulla base di questi sono stati elaborati presunti criteri di merito per ridistribuire gli spiccioli rimanenti a quegli atenei che si son dimostrati più supini alla logica dell' aziendalizzazione.

Studiare in un ateneo virtuoso, come è ritenuta la nostra università, per noi studenti e le studentesse significa, già da ora, perdita dei servizi necessari per il nostro percorso di studio (aule, biblioteche, alloggi, mense) e dequalificazione dell'offerta formativa data dai ritmi pressanti di “produzione” di esami a cui si è sottoposti.

Non solo, nell'università del merito le tasse aumentano, i corsi meno “gettonati” vengono eliminati, le borse dei dottorati diminuiscono drasticamente e i ricercatori sostengono attività didattica a titolo gratuito.

Gli orari delle biblioteche sono stati ridotti creando un servizio insufficiente. I tagli sull'università colpiscono quindi sia il versante studentesco sia quello dei lavoratori (in particolare precari ed esternalizzati). Infatti molti lavoratori bibliocoperativisti, considerati costi da abbattere, perderanno il posto di lavoro.

Inoltre dobbiamo considerare che moltissimi studenti sono obbligati a lavorare nelle forme piu' disparate. Diventa chiaro quale condizione accomuni studenti e bibliocooperativisti (ma non solo!): la precarietà!

Per questo oggi siamo in particolare a fianco dei lavoratori bibliocooperativisti dell'università e di tutti i precari!

Siamo tutti meritevoli, noi la crisi non la paghiamo!

Onda Anomala Torino