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lunedì 19 aprile 2010

La Corte dei Conti boccia la laurea breve


[www.rainews24.it]
La Corte dei Conti boccia la riforma universitaria che ha introdotto il sistema a doppio ciclo, laurea e laurea specialistica (cioè quella breve), spiegando che "non ha prodotto i risultati attesi" nè in termini di aumento dei laureati nè in termini di miglioramento della qualità dell'offerta formativa. Anzi, sostiene la magistratura contabile in un Referto sul sistema universitario appena pubblicato, ha generato un sistema incrementale di offerta "con un'eccessiva frammentazione ed una moltiplicazione spesso non motivata dei corsi di studio".

La Corte dei Conti boccia la riforma universitaria che ha introdotto il sistema a doppio ciclo, laurea e laurea specialistica (cioè quella breve), spiegando che "non ha prodotto i risultati attesi" nè in termini di aumento dei laureati nè in termini di miglioramento della qualità dell'offerta formativa. Anzi, sostiene la magistratura contabile in un Referto sul sistema universitario appena pubblicato, ha generato un sistema incrementale di offerta "con un'eccessiva frammentazione ed una moltiplicazione spesso non motivata deic orsi di studio".

La Corte stima che dopo le riforme del 2004 e del 2007, solo dall'anno accademico 2008-2009, c'è stato un'inversione di tendenza. C'è da segnalare poi "il rilevante fenomeno dell'incremento delle sedi deccentrate e il peso via via crescente nassunto dai professori a contratto esterni ai ruoli universitari". C'è da dire, inoltre, che il sistema non ha migliorato la qualità dell'offerta formativa "anche in termini di più efficace spendibilità del titolo nell'ambito dello spazio comune europeo".

Per la magistratura contabile, "gli effettivi sbocchi occupazionali che offrono i diversi corsi di laurea dovrebbero guidare l'andamento delle immatricolazioni e l'orientamento degli studenti verso le differenti tipologie di crisi".

mercoledì 9 dicembre 2009

L'università di Torino è un luogo di precarietà e sfruttamento, scendiamo in piazza l'11 dicembre!


L’11 dicembre, giorno dello sciopero dei lavoratori della conoscenza. A Roma si terrà un corteo indetto da CGIL-FLC,; a Torino gli studenti delle scuole saranno in piazza e uno spezzone universitario, composto da studenti e precari esternalizzati sfilerà all’interno del corteo.

La precarietà attanaglia il lavoro e lo studio nella nostra università in modo sempre più duro: da un lato i costi di vita e studio degli studenti (tasse, affitti delle stanze, trasporti, libri) li rendono lavoratori precari del terziario, creando uno scenario di vita denso di privazioni e incertezze, dove l’approfondimento di ciò che si studia, già reso difficile dal sistema del 3+2, diventa praticamente impossibile. Studiare in un’università dove tutto è costoso e siamo sommersi da una burocrazia aziendale, e dove l’offerta didattica è ormai impoverita a livelli scandalosi, produce la frustrazione e la valanga di abbandoni o ritardi nel percorso di studi di cui solo ora l’ateneo e i mezzi di comunicazione sembrano accorgersi.

Ma unito è una fabbrica di precarietà a più livelli: da anni i lavoratori delle segreterie, delle biblioteche e delle pulizie sono in gran parte esternalizzati, sono dipendenti cioè a tempo determinato di cooperative che vincono gare di appalto indette dall’università. Questo fa sì che i loro posti di lavoro siano precari e un mancato rinnovo dei contratti sia possibile di mese in mese, di anno in anno, con il solito corollario di sfruttamento selvaggio e mancanza di tutele che tutto ciò comporta. Ma è il funzionamento cardine di unito, quello relativo alla ricerca, che si basa sullo sfruttamento selvaggio: i precari sono sottoposti a pressioni e incarichi indebiti di ogni tipo come segno di sottomissione e affidabilità in cambio delle loro borse, che spesso durano uno o due anni e non prevedono nessun inserimento certo; e non è una questione di merito, come dice il ministro Gelmini che con la riforma vuole istituzionalizzare ancor più questa situazione, dal momento che chi va avanti è il più sottomesso, il più fedele, in poche parole spesso il più stupido, o chi è disposto a fare non ricerca, ma tutt’altro – la bassa manovalanza per la carriera degli ordinari – con conseguenze penose per l’abbassamento del livello scientifico, dell’offerta didattica futura, della ricerca, e della cultura in questo paese.

In questo quadro desolante, i vertici di unito, del politecnico e i responsabili del ministero sono complici di uno stesso disegno: radicalizzare la realtà di una università-fabbrica dove la forza lavoro, anzitutto quella intellettuale, viene messa selvaggiamente al servizio del profitto e dove il sapere vivo – e quello critico – sono mortificati o non hanno più spazio. Scendere in piazza l’11 dicembre è fondamentale, e continuare la lotta contro la Gelmini e contro l’attuale università di Torino è nell’interesse della stragrande maggioranza: poco importa se come al solito non vedremo in piazza la classe docente e gestionale, arroccate a difendere le ultime spoglie di privilegi fondati sullo sfruttamento di studenti e precari. Da oltre un anno stiamo dimostrando qual è la forza in grado di sommergere il sistema passato e quello presente.

MANIFESTA ANCHE TU L’11 DICEMBRE!

APPUNTAMENTO PER LE/GLI UNIVERSITARI(E)
H 8.30 PALAZZO NUOVO
CORTEO DEGLI STUDENTI E DEI PRECARI DELLA CONOSCENZA
H 9.30 PIAZZA ARBARELLO

Collettivo Universitario Autonomo

martedì 17 novembre 2009

Rettorato occupato!


Nel corteo di oggi, 17 novembre 2009, migliaia di studenti hanno sfilato pacificamente per le strade di Torino. Questa è la risposta al nuovo DDL Gelmini. A conclusione del corteo i partecipanti stanno occupando il Rettorato, dove si sta svolgendo un'affollatissima assemblea. Studenti e studentesse di Torino non hanno intenzione di lasciare il rettorato fino a quando il Rettore non prenderà atto della minaccia cui l'istruzione pubblica è sottoposta. Una minaccia che, dietro la retorica della meritocrazia, intende privatizzare il sistema universitario italiano.

Questo disegno di legge, infatti, mette in chiaro tutti i capisaldi ideologici che hanno segnato gli interventi dell'Esecutivo nel campo delle riforme universitarie a partire dalla legge 133/08.

Il futuro del sapere sarà, se non cambia la direzione, un privilegio di chi potrà permetterselo. Riteniamo quindi un dovere morale di ogni cittadino, cosciente della propria vita pubblica, unire la propria voce alla nostra per gridare che, in questo momento di crisi profonda, la strada da seguire punta in direzione del pubblico.

Nelle camere legislative, nei prossimi mesi, non si discuterà semplicemente della natura e dell'organizzazione di un'istituzione accademica ma ad essere messo in discussione sarà il nostro futuro.

Per queste ragioni oggi gli studenti di tutta Italia sono scesi in piazza e continueranno a lottare per impedire che questi provvedimenti vengano adottati. Oggi il Rettorato, domani l'Italia. Non facciamola nascere!

Domani ore 10 al Rettorato ci sarà il primo Senato Studenti della nuova era: facciamolo finalmente diventare un Senato degli studenti e delle studentesse e non dei rappresentanti, a partire da oggi con l'occupazione del Rettorato. Inizia una nuova storia!

Occupanti del rettorato dell'universita' di Torino

Riforma Gelmini: bloccarla è possibile, e tocca a noi!