Visualizzazione post con etichetta processo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta processo. Mostra tutti i post

giovedì 6 maggio 2010

6-7 Maggio 2010: Bologna Calls, meeting transnazionale contro il Bologna Process


[www.uniriot.org] Perché un meeting a Bologna dieci anni dopo il "Bologna Process"? Il meeting del 6 e 7 maggio 2010 si propone di connettere le lotte a livello transnazionale, nella costruzione di un'altra università.

Nel corso degli ultimi anni le lotte universitarie si sono estese in tutta Europa, opponendosi in maniera decisa alle ultime riforme. Noi studenti, ricercatori e precari di tutte le università europee ci siamo schierati contro la privatizzazione dell'Università e contro un sistema formativo di bassa qualità, reclamando potere decisionale per la nostra formazione e le nostre vite.

Il contro-summit “Bologna Burns”, convocato a Vienna lo scorso marzo, è stato un momento molto importante per tutti coloro che stanno lottando contro il Bologna Process. Nel corso di questo meeting abbiamo incontrato centinaia di studenti da tutta Europa, interrotto la conferenza dei ministri, condiviso le nostre esperienze di lotta e deciso di creare un network transnazionale per continuare ad opporci al Bologna Process, per trasformare collettivamente e dal basso il nostro sistema formativo creando una nuova università frutto delle nostre lotte e dei nostri desideri.

Questo è il motivo per cui convochiamo il meeting di Bologna, e invitiamo tutti voi qui il 6 e 7 Maggio.

Bologna rappresenta da un lato la città nella quale i ministri europei hanno dichiarato guerra all'università pubblica, il simbolo della gerarchizzazione e dello sfruttamento del sistema formativo.

Ma Bologna è molto di più. Infatti l'università e la città di Bologna hanno visto studenti e precari lottare con forza -così come in molte altre università italiane- contro questo sistema di riforme; lo scorso anno abbiamo costruito e preso parte al movimento dell'Onda Anomala e oggi, ancora una volta, proviamo ad avere uno spazio di resistenza al Bologna Process.

Vogliamo creare un network di lotte per una formazione diversa, rivendicando il diritto a dei saperi plurali, autonomi, che si producono nella relazione, mettendo in comune conoscenze, pratiche e desideri. Pensiamo possa essere davvero importante incontrarsi a Bologna oggi, per capovolgere il significato del Bologna Process.

Dieci anni fa ha avuto inizio il processo di privatizzazione e standardizzazione delle università europee, possiamo dire che questi processi sono completamente falliti, perché NOI li abbiamo fatti fallire. Dieci anni dopo NOI abbiamo la possibilità di istituire un nuovo processo di Bologna fatto di lotte e movimenti che mirino alla liberazione della produzione e alla condivisione dei saperi, che spinga gli studenti, così come i ricercatori e i precari di tutta Europa a lottare per ottenere più diritti.


Il nostro meeting a Bologna nasce anche come risposta ai precedenti incontri di Madrid, Barcellona, Parigi, Londra, e in vista del grande meeting di Bochum.

Incontrarsi oggi vuol dire anche fare un ulteriore passo in avanti nella nostra auto-organizzazione.

A Bologna riprenderemo i diversi punti emersi dal “common paper” nato a Vienna, quali: il sabotaggio dei processi di privatizzazione e il sistema delle tasse, la condivisione di saperi differenti, un sistema democratico e una forma di auto-organizzazione all'interno dell'università, e più in generale come creare e rafforzare pratiche e istanze comuni.

A tale scopo proponiamo un seminario, due workshop tematici e un'assemblea plenaria come spazi nei quali discutere le nostre istanze partendo da molteplici punti di vista.

Ci auguriamo che in molti verrete a Bologna per condividere insieme questi momenti.

Costruiamo una nuova università! Facciamolo ora!

PROGRAMMA

Giovedì 6 Maggio - Aula 3 (Via Zamboni 38)
h. 9.30: Introduzione - Uniriot network
h. 10-13.30: Conferenza
"Il Bologna Process nella doppia crisi: produzione dei saperi e movimenti nell'Università globale”
Introduzione: Gigi Roggero (edu-factory collective - Università di Bologna)
Relatori: Martin Birkner (Grundrisse Vienna); Joan Miquel Gual (Universidad Nómada - Exit Barcelona); Alexei Penzin (Chto Delat - Institute of Philosophy of the Russian Academy of Sciences of Moscow); Patrick Cuninghame (Universidad autonoma metropolitana, Città del Messico).
h. 15-19: Make Bologna History!
Workshops:
"Conoscenza, didattica e ricerca"
"Precarietà, sfruttamento e mercato della formazione"

Venerdì 7 Maggio - Aula 3 (Via Zamboni 38)

h. 10-14: Assemblea Plenaria
Durante il meeting ci sarà una connessione via skype con gli studenti di Bochum che stanno organizzando l' “Education European Congress”.

giovedì 8 aprile 2010

Anche a Madrid: "Bologna burns!"


L'appello degli studenti e delle studentesse di Madrid

Traduzione a cura del Collettivo Universitario Autonomo di Torino

In Spagna sono stati forti i movimenti studenteschi che si sono condendati nella lotta per una università popolare e fuori dagli interessi di mercato. Durante l'anno scorso il movimento ha visto il suo apice maggiore: decine di facoltà occupate in tutto lo Stato, le strade delle città inondate da manifestazioni con migliaia di studenti, inchieste, azioni, dibattiti... il movimento ha fatto di tutti gli strumenti a sua disposizione per rendere visibile le sue domande. Però il governo del Partito socialista spagnolo ha risposto con polizia e repressione nei confronti degli studenti. Prova di ciò sono i 58 studenti catalani arrestati nello sgombero dell'Università di Barcellona che sono in attesa di essere processati.

Quest'anno, per poter costruire un controvertice a aprile si è creata a Madrid la piattaforma "Bologna Fucking Up Group", in contrapposizione al "Bologna Follow-Up Group", il gruppo di monitoraggio incaricato di valutare l'attuazione del processo di Bologna nei diversi Stati e indicare le nuove linee da seguire. La piattaforma riunisce sia le assemblee di studenti sia le organizzazioni studentesche che si oppongono al processo di mercificazione dell'università.

Studenti fuori dallo Stato spagnolo verranno a Madrid al controvertice. In questo modo come Bologna Fuckin Up Group vogliamo lanciare un appello internazionale a tutti gli studenti e attivisti che si oppongono al processo di Bologna e lottano per configurare un'alternativa reale. La loro falsa unità nel perseguimento di interessi e vantaggi per pochi non è paragonabile alla nostra unione che si compie attraverso la solidarietà della lotta. Ci siamo uniti a Vienna, uniamoci anche a Madrid.

per info sulla mobilitazione:

giovedì 1 aprile 2010

1 Aprile - Processo Rewind - A Torino dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


[www.uniriot.org]
Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l'operazione denominata "Rewind", ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell'onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell'inchiesta nell'autunno del 2009, si aggiungeranno all'elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e agli scontri con le forze dell'ordine che presidiavano la zona rossa del vertice.

Ma in quella giornata eravamo in più di 10.000 tra studenti, dottorandi e precari dell'università a prendere la parola pubblicamente con un grande corteo per esprimere - ancora una volta dopo le mobilitazioni dell'autunno - la nostra indisponibilità al processo di dismissione dell'università pubblica e la nostra determinazione a costruire una università diversa attraverso le pratiche dell’auto-riforma e dell’auto-formazione. E non solo: quel giorno eravamo in migliaia a voler sancire come illegittimo ciò che si stava svolgendo all'interno di quella zona rossa che bene simboleggia l’intenzione di arginare il protagonismo del corpo vivo delle nostre università ed estrometterlo dai processi decisionali. La violazione di quella zona rossa voleva dire per noi dare simbolicamente visibilità all’intelligenza e ai desideri di migliaia di studenti e ricercatori che irrompendo nello spazio pubblico italiano hanno cominciato a costruire una nuova idea di università e di formazione. E così è stato, dietro a quello scudo a urlare di essere “l'anomalia del futuro” e ad impedire che del nostro futuro fosse impunemente deciso sopra le nostre teste eravamo insieme, tutti e tutte 10.000.

E come avrebbe potuto essere altrimenti dopo un autunno come quello dell'anno passato, durante il quale le partecipatissime mobilitazioni dell'onda avevano avuto una potenza tale da spazzare via le tremontiane retoriche degli “studenti fannulloni” per lasciare posto a migliaia di studenti che avevano invece intenzione di riprendersi la parola da protagonisti e di rovesciare le trasformazioni agite dal governo sull'intero mondo della formazione?

L’Onda Anomala ha mostrato a tutti la forza dirompente di una generazione post-ideologica capace di contestare i tagli alla ricerca e all’istruzione pubblica, di criticare i processi di riforma e riorganizzazione della formazione  messi in atto dal Bologna Process, e di costruire una mobilitazione diffusa e radicale tutta protesa in avanti, estranea a logiche nostalgiche e animata dalla volontà di costruire un progetto comune di altra-formazione.

L’Onda ha parlato di università, ha contestato i tagli voluti dal Governo, ha parlato di saperi critici, di autonomia dei percorsi formativi e di ricerca, ma ha anche saputo esprimere nelle università e nelle strade la rabbia di chi vive ormai da anni una condizione esistenziale di precarietà. Ha saputo parlare della società nel suo complesso, della crisi globale che investe l’economia e dei nuovi razzismi che le retoriche della sicurezza alimentano e diffondono. Non si è chiusa tra le mura degli atenei, ha sfondato definitivamente tutti gli argini di un anacronistico “studentismo” e ha posto tra le proprie priorità la battaglia per il reddito garantito e per un nuovo welfare. Tutto questo è stato costruito per mesi fuori dalle soffocanti retoriche dei partiti e dei sindacati della sinistra italiana, dimostrando la possibilità di fare movimento e di costruire rivendicazioni concrete e radicali all’interno di spazi comuni e attraverso reti sociali autonome e indipendenti dalla politica istituzionale.

Il carattere dirompente, eterogeneo e di massa, innovativo, radicale, non rappresentabile e non categorizzabile di questo movimento, aveva già avviato nell’autunno del 2008 il solito tentativo di trasformare un’espressione sociale e politica in un problema di ordine pubblico e l’operazione di Caselli non è nient’altro che il tentativo giustizialista, tipico della sinistra italiana, di criminalizzare e di legare al problema della “legalità” la costruzione di legittimi percorsi di lotta.

Dopo essere stati per mesi al centro del discorso mediatico infatti (basti ricordare lo spazio dedicato da Repubblica alle mobilitazioni dell’Onda), a seguito delle grandi giornate di Torino si è immediatamente palesata l'ambiguità e la funzionalità del monolite mass-mediatico: improvvisamente dalle colonne del Corriere della Sera e di Repubblica non si parlava più di un grande movimento contro l'abbattimento della formazione pubblica, ma di un'Onda bifida, composta da una parte buona e pacifica, la maggiore,e da uno sparuto gruppo di violenti e facinorosi che avrebbe guidato gli scontri del 19 maggio a Torino.

Questa teoria è servita anche a sorreggere l'operazione del procuratore Caselli, emblematicamente denominata “Rewind”, riavvolgere, per riscrivere funzionalmente, sulla nostra pelle, quanto era successo. Ma chiunque sia stato quel giorno a Torino sa come sono andate davvero le cose.

Non ci stupisce che questo tentativo di criminalizzazione di pochi per nascondere quella che è stata una conflittualità espressa collettivamente, provenga dagli stessi spalti di coloro che oggi dalle colonne degli stessi giornali sostengono il processo di abbattimento dell'università pubblica, accogliendo con plauso i violenti tagli alla formazione mascherati da distribuzione “differenziata” dei fondi secondo criteri “meritocratici”.

Quella di Rewind è chiaramente un operazione tutta politica. All’interno ci possiamo leggere l’atteggiamento da sempre assunto dalla sinistra italiana: complicità assoluta nel governare i processi di ristrutturazione capitalistica degli ultimi 30 anni, coinvolgimento attivo a livello nazionale e locale nell’organizzazione delle politiche di controllo sociale e un interesse sempre vivo ad arginare e colpire a ogni costo i movimenti sociali e le rivendicazioni di chi parla oggi di libertà, di auto-determinazione, di reddito e di nuovi diritti.

L’11 marzo il p.m. Sparagna ha chiesto, durante la prima udienza del processo, fino a due anni di carcere per gli imputati del processo Rewind. Noi rispondiamo a questo tentativo rozzo e mal costruito di criminalizzazione raccogliendo e valorizzando ciò che il movimento dell’Onda ha depositato e ne sfrutteremo tutta la potenza innovatrice convinti dell’assoluta legittimità dei nostri progetti. Lo faremo dentro e fuori dalle Università, senza paura e rimandando al mittente il tentativo di intimidazione con cui tenta di colpirci la procura di Torino.

UniRiot Network

giovedì 11 marzo 2010

Rewind: condannarne 21 per colpire l'Onda!


[www.infoaut.org]
Si è svolta stamani al Palagiustizia di Torino la prima udienza preliminare (dopo il rinvio per vizi procedurali del 24 febbraio) contro gli studenti dell'Onda arrestati in seguito al corteo nazionale di Torino del 19 maggio scorso, indetto dal movimento universitario contro il g8 University Summit. Con oggi non si possono più aver dubbi sulla natura meramente politica dell'intera operazione Rewind, volta a colpire un movimento che l'anno scorso ha tanto spaventato i poteri forti (siano essi politici, baronali o mediatici).

Pesantissime le pene richieste dal pm Sparagna anche per gli studenti che hanno scelto di difendersi con il rito abbreviato, pene che vanno dall'anno e 6 mesi all'anno e 10 mesi. Non potendosi basare su effettive prove a carico degli imputati, sono state mosse accuse per "concorso morale", ovvero sono tutti colpevoli per il solo fatto di essere stati presenti al corteo (cosa, tra l'altro, che nessuno degli imputati ha mai negato). Nessuno degli elementi in mano all'accusa permetterebbe infatti una tale richiesta della pena.

Per un paio di loro, oggi dottorandi o ricercatori (precari), la colpa è stata anche quella di aver già partecipato ad una manifestazione come il G8 di Genova (più volte ricordato in aula), come se questa potesse essere una "colpa" da espiare in circostanze diverse e a distanza di anni! Ma, secondo il pm, anzi, sarebbe proprio una manifestazione come quella di Genova ad aver legittimato le cariche violente della polizia: "Si sa come è finita a Genova con l'estintore!", parole che fanno davvero venire i brividi se si pensa a Carlo, alla sua famiglia, al loro dolore e al suo assassinio rimasto impunito.

Il tentativo dell'accusa è stato anche oggi quello di distinguere i buoni e i cattivi all'interno di un movimento che in quella stessa giornata ha dimostrato di essere più unito e determinato che mai, tornando insieme in corteo verso Palazzo Nuovo e assumendo con un'assemblea e un comunicato stampa nazionale tutto quanto era accaduto in quella giornata.

Gli avvocati della difesa, che hanno pronunciato oggi in aula le prime arringhe, e che parleranno nuovamente in occasione della seconda sessione dell'udienza preliminare, che si svolgerà il primo aprile, hanno insistito sul fatto che, a differenza di quanto sostenuto dall'accusa, i momenti di tensione venutisi a creare in seguito al tentativo, da parte degli studenti, di violare la “zona rossa”, non fossero premeditati e studiati a tavolino, ma fossero in realtà conseguenza di una pratica naturale e spontanea che aveva portato migliaia di persone, tutte insieme, a scendere in piazza in modo dirompente e determinato.

Lo “scudo-ariete” immaginato dal pm Sparagna non è nient'altro che lo striscione di apertura del corteo, i “cattivi” sono in realtà rappresentati dalle migliaia di studenti e studentesse scesi in piazza che hanno, in tutti questi mesi, continuato a ribadire che “dietro quello scudo c'eravamo tutti”.

Non sono dunque bastati tutti gli attestati di solidarietà, tutte le azioni di protesta in tutta Italia da parte delle varie articolazioni dell'Onda, le occupazioni dei Rettorati, i cortei, le conferenze stampa, le migliaia di firme raccolte nel mondo accademico italiano e non solo, la presenza il 24 febbraio di delegazioni da tutta Italia, a far ricredere il pm Sparagna e le sue deliranti accuse.

Oggi stesso, gli studenti e le studentesse di tutta Europa, ritrovatisi a Vienna per un controvertice in occasione delle celebrazioni per l'anniversario della dichiarazione di Bologna, hanno esposto l'ennesimo striscione di solidarietà e di assunzione delle giornate del maggio torinese, che recitava “No rewind, Rewave! We were all behind that shield”.

In conclusione, anche di fronte a quanto oggi è stato palesato in aula dalla controparte, il processo Rewind - la sua sua valenza politica - per il movimento dell'Onda non potrà che continuare ad essere un campo di battaglia dentro il quale spendersi per decostruire un teorema Sparagna già mozzato dalle mobilitazioni diffuse di quest'estate (concretizzatosi con la liberazione dei compagni dalle carceri), contrapponendosi alle ultimi infime carte di una magistratura che spera (ma fallirà ancora!) di demolire la ricchezza e la potenza di quanto costruito nelle università (e non solo) fino ad ora. Che la storia non possa essere scritta dai tribunali è l'assunto dal quale partire, ribadendo e rivendicando quanto fatto a Torino, un percorso politico che non può e non sarà arrestato dal tintinnio delle manette e dal sinistro moralismo che aleggia da troppo tempo. Dietro quello scudo, oggi più che mai, c'eravamo veramente tutt*.

mercoledì 10 marzo 2010

Verso Vienna! Contro il processo di Bologna!


[www.uniriot.org]
Il prossimo 11 e 12 marzo si terrà, tra Budapest e Vienna, un evento solo apparentemente irrilevante e autoreferenziale: la celebrazione dell’anniversario del Bologna Process, la riforma del sistema universitario stipulata dieci anni fa e progressivamente applicata nei paesi europei e non solo. Tra Budapest e Vienna, i 46 Ministri dell’Istruzione europei si riuniranno per brindare al fallimento ed alla decadenza del sistema formativo europeo. Noi, che in questi anni abbiamo attivamente preso parte alle lotte che in Italia si sono date contro la dismissione dell’università, noi che in questi anni abbiamo attraversato l’Europa per intrecciare altre esperienze che allo stesso modo si sono opposte alla dismissione dell’università e alla precarizzazione delle nostre vite, non ci faremo ingannare da questa farsa, né dalle parole che questi signori ripeteranno come una vuota quanto stanca liturgia: “mobilità studentesca”, “eurocompatibiltà”, “competitività”. Parole che in realtà sottintendono ben altro: dequalificazione dei saperi, frammentazione del percorso di studi, sfruttamento economico dello studente, tagli dei finanziamenti pubblici, dismissione progressiva dei diritti e delle strutture del Welfare.

L’inganno tecnocratico che ha informato i processi di riforma di questi anni, è stato precocemente svelato, proprio grazie ai movimenti che hanno radicalmente contestato il Bologna Process: movimenti che, senza alcuna nostalgia per i modelli passati, hanno prefigurato un nuovo spazio costituente europeo, rivendicando l’eccedenza e la non misurabilità dei saperi. Movimenti che hanno smascherato la vera natura del neoliberismo, opponendosi alla privatizzazione della conoscenza, alle nuove recinzioni imposte attraverso i brevetti e il copyright, e che al contempo, stufi del controllo delle burocrazie di Stato sulle università e sul sapere, hanno rivendicato un’università pubblica ma non statale.

Lo studente, come non si stancano di ripetere gli stessi disegni normativi messi in campo in questi anni nei vari paesi, è un soggetto a tutti gli effetti interno al nuovo mercato del lavoro fondato sulla conoscenza, è al centro di processi di gentrification e di produzione in tutte le metropoli europee. Lo studente è a tutti gli effetti una figura sociale che produce ricchezza. Non siamo nostalgici, al contrario su questa centralità vogliamo insistere, rovesciandola proprio contro chi ne ha fatto una retorica per favorire le nuove forme di sfruttamento. Alla centralità produttiva dello studente vogliamo che corrispondano reddito, garanzie, potere decisionale, riconoscimento della sua attività sociale dentro e fuori l’università. Al contrario, l’obiettivo del Bologna Process, dietro la retorica della competitività e dell’efficientismo, è stato quello di trasformare le università in luoghi di sfruttamento intensivo della nuova forza lavoro. Al riconoscimento della centralità dello studente nei processi produttivi è corrisposta una sua sempre più violenta precarizzazione.

L’Italia, da questo punto di vista, è stata un vero e proprio laboratorio di sperimentazione sia del processo di Bologna, sia dei movimenti che ad esso si sono contrapposti. In un paese in cui a fare da dominante sono i tagli continui dei finanziamenti all’università, considerata ancora come una spesa corrente più che un settore su cui investire, la frammentazione dei percorsi formativi, la dequalificazione del sapere, l’espulsione dei ricercatori dalle università - tutto in un singolare connubio tra retoriche aziendalistiche e persistenza del potere corporativo dell’accademia - si comprende bene come la tendenza di fondo in tutta Europa sia quella di spingere verso il basso e declassare la forza lavoro cognitiva. Gli stessi obiettivi che si proponeva il Bologna Process, quelli che gli stessi artefici italiani sentono di aver mancato, si sono rivelati un fallimento pieno, le cifre parlano da sole: il 3+2 non ha inserito più studenti nel mercato del lavoro, né gli stessi vedono corrisposte le loro competenze in un futuro lavoro. Anche dal lato della mobilità studentesca è noto che i blocchi all’accesso, tra atenei, facoltà, tra il 3 e il 2, tra la laurea e il dottorato superano di gran lunga la possibilità degli spostamenti.

L’Onda, l’anno scorso è stata una risposta a tutto questo, non solo ai tagli economici, ma alla stessa strutturazione dell’università. Le lotte che si sono date hanno subito messo in crisi lo stato attuale in cui versano gli atenei, richiedendo non solo più qualità nei percorsi formativi, ma soprattutto autonomia nella gestione diretta del percorso di studi, nella condivisione dei saperi e nella ricerca. La stessa opposizione al corporativismo che caratterizza le università in Italia, ha subito trovato una sua espressione costruttiva dentro le pratiche d’indipendenza diretta e autogestione delle facoltà.

Il Network Uniriot, sin dal 2005, si è sempre posto l’obiettivo di costruire nesso e rete tra le altre lotte che emergono nelle scuole e nelle università, nella consapevolezza che è sempre possibile individuare una tendenza nella chiusura dei dispositivi di comando, così come delle possibilità per le strategie e le pratiche di momenti di resistenza. L’esperienza dell’Onda non è rimasta isolata, ha trovato delle anticipazioni dentro il movimento contro il CPE in Francia nel 2006, così come dentro le esperienze della Danimarca, della Grecia, dell’Olanda, della Germania, della Croazia, della Serbia e dell’Austria. Un vero e proprio ciclo di lotte universitarie sta attraversando l’Europa, anche se in maniera carsica; ovunque sono stati messi al centro alcuni snodi decisivi: la qualità della condizione di vita giovanile, l’esigenza di sperimentare l’indipendenza dentro i percorsi formativi, l’opposizione alla precarietà ed alla privatizzazione del sapere, l’insofferenza verso lo stato di cose presenti.

Come rete Uniriot, crediamo che sia decisivo attraversare le giornate viennesi per partecipare tanto alla manifestazione dell’11 marzo di contestazione alla riunione ufficiale dei Ministri, quanto ai workshop del 12-13-14 marzo. Un’occasione per fare emergere in primo piano ciò che in questi anni è rimasto sullo sfondo, per costruire un lessico comune tra tutte quelle esperienze che in questi anni si sono ribellate ai processi di dismissione dell’università. Per questo motivo organizzeremo, nei principali atenei italiani, delle carovane che raggiungeranno Vienna nei giorni del vertice.

MAKE BOLOGNA HISTORY!
www.bolognaburns.org
UniRiot - network delle facoltà ribelli

mercoledì 24 febbraio 2010

L'Onda non si processa! Dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


Sono passati oramai 8 mesi dalla tre giorni di mobilitazione contro il G8 University Summit tenutasi a Torino il maggio scorso. Una tre giorni di assemblee, dibattiti, azioni, ed un corteo nazionale, quello del 19 maggio, che vide scendere in piazza 10mila studenti e precari provenienti da tutt'Italia. Volevamo contestare un G8 che si proponeva ipocritamente di discutere unilateralmente di sostenibilità globale e del nostro futuro, di proporre tamponi per le emorragie conseguenti ad una crisi che loro stessi hanno prodotto, nel fallimento totale delle politiche neo-liberiste implementate da tutta quella costellazione di summit dei padroni del mondo che non ci stancheremo mai di contestare, perchè illegittimi. E così abbiamo fatto anche a maggio: l'Onda vs l'insostenibile G8 dell'università. Durante le giornate di dibattito all'interno del Block G8 Building, la palazzina universitaria occupata in seguito alla decisione del rettore-dittatore Pelizzetti di chiudere Palazzo Nuovo, si è parlato di beni comuni e delle popolazioni che difendono i loro territori dalla devastazione ambientale, della crisi dell'università e delle trasformazioni agite su scala globale contro di essa, delle nuove lotte del lavoro cognitivo e delle esperienze di mobilitazioni studentesche che hanno attraversato tutt'Europa e non solo.

Il 6 luglio scorso, a un mese e mezzo dalla manifestazione del 19 maggio, come reazione alla rottura di piazza esercitata dall'Onda, è scattata l'operazione Rewind, spot promozionale voluto dal trio Magistratura-Governo-Questura, con la quale abbiamo visto scendere in campo "sua santità" procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, mito di cartapesta di una vuota sinistra forcaiola e giustizialista, espressione togata di quello che, tempo addietro, era il triste "Pci che si fa Stato". In un clima surreale (e ridicolo!) che evocava i fantasmi degli anni '70, sono state propinate 21 misure cautelari contro gli studenti dell'Onda: arresti a Torino, Padova, Bologna, Milano e Napoli. Provvedimenti, più una sfilza di perquisizioni e denunce, che per alcuni hanno significato settimane di carcere, per altri obbligo di dimora e per altri ancora obbligo di firma (queste permangono tutt'ora). Misure repressive che non si sono fermate a luglio, ma col passare dei mesi e col proseguo delle indagini sono aumentate di numero; solo poche settimane fa, altre perquisizioni a Bologna e Genova. La repressione d'estate non è giunta solamente dopo uno straordinario No G8 torinese, ma anche in seguito ad un autunno scosso dagli studenti e dalle studentesse di un movimento, l'Onda Anomala, irrappresentabile e contagioso, che con la sua voglia di cambiamento ha dato non pochi problemi al governo per le sue contestate riforme, che ha gridato forte "noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!".

Ma le manette di luglio hanno rappresentato anche una chiara intimidazione con finalità deterrenti, a pochi giorni dal G8 de L'Aquila e con alle porte un futuro quantomai incerto per il galoppare della crisi. Crisi della quale, ancora oggi, superato l'autunno e nonostante la propaganda del governo, paghiamo i costi. Lo testimoniano le centinaia di fabbriche che, una dopo l'altra, sono costrette a chiudere, con gli operai che occupano, salgono sui tetti e che si organizzano a resistere. Lo testimoniano le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e l'estendersi della cassa integrazione e della disoccupazione. Lo testimoniano studenti e ricercatori che s'imbattono tra le macerie dell'università e che vedono ipotecato il loro futuro dal peso del debito e della precarietà. Lo testimoniano gli affanni e le ingiustizie subite dai migranti dentro la Fortezza Europa. Il quadro potremmo andare ancora ad allargarlo; imperversa la crisi, noi continuiamo a non voler pagare.

Le soggettività sedimentate durante l'Onda, attraversato tutto lo scorso anno di mobilitazione, oggi continuano a r-esistere non solo nelle università, ma anche agendo nelle metropoli all'interno dei movimenti, al fianco di coloro che lottano, rivendicando l'insopprimibile diritto di resistere alla crisi e di riappropriarsi di quel che viene negato. In 10mila il 19 maggio abbiamo rotto i divieti e siamo scesi in piazza forti e determinati nel respingere zone rosse e divieti. In 10mila il 19 maggio abbiamo voluto lanciare un segnale chiaro: vogliamo riprenderci il nostro futuro, non sarete voi a determinarlo. La potenza del conflitto contro un summit mandato in crisi, travolto dall'Onda. L'avevamo promesso, l'abbiamo fatto, tutti assieme, non ci sono buoni e cattivi. L'operazione è stata chiamata Rewind, tradotto: "riavvolgere", "tornare indietro". Ma indietro non si torna: ai santoni dell'inquisizione, nuovamente, dopo la straordinaria ondata di mobilitazioni contro gli arresti in tutte le città d'Italia di luglio, non possiamo che ribadire che hanno fallito ancora, non sono riusciti a intimidirci e ne ci riusciranno con il processo al via. Per noi quella del 19 maggio è stata e continuerà ad essere un'Onda Perfetta! Con questo spirito ci saremo anche il 24 febbraio, al fianco dei nostri compagni sotto processo, fuori al Palagiustizia di Torino, perchè non ci avete fermato, ne ci riuscirete: l'Onda non si arresta.

Onda Anomala Torino

mercoledì 13 gennaio 2010

Verso Vienna: European Wave vs Bologna Process


[www.uniriot.org] Vienna, marzo 2010. Celebrating Bologna? We don't think so. International call for participation

L'11 e il 12 marzo 2010 i ministri dell'istruzione di 46 paesi europei celebreranno il 10° anniversario del processo di Bologna a Vienna e Budapest. Considerando la situazione attuale e le proteste in corso in molte università europee questa celebrazione è una beffa per tutti noi. Non solo perché il Bologna Process ha chiaramente fallito nel raggiungere gli obiettivi concordati riguardo il miglioramento della mobilità per studenti e docenti, ma perché ha altresì aumentato le restrizioni per gli studenti ed i loro studi, portando in generale ad una maggiore selezione sociale di accesso all'istruzione superiore.

Il fatto che l'intero processo intenda l'istruzione solo come forza lavoro produttiva soggetta al mercato si riflette negli obiettivi dello stesso. Di qui il nostro obiettivo non è solo quello di misurare il successo o il fallimento del processo di Bologna, ma di mettere in discussione il processo e le sue stesse fondamenta.

Il Master e il dottorato di ricerca diventano programmi d'elite, che escludono le donne in particolare, inoltre l'introduzione di tasse universitarie e de-finanziamento delle università sono sintomi evidenti della de-democratizzazione all'interno del sistema universitario.

La difficile situazione finanziaria aumenta l'influenza delle imprese in materia di istruzione e ricerca scientifica. L'orientamento della dottrina verso gli interessi delle imprese non riguarda soltanto le università, ma l'intero settore dell'istruzione.

Di qui la possibilità di auto-determinazione e l'apprendimento critico sono limitati. In considerazione di questa situazione disastrosa non vediamo nessuna ragione per celebrare il Bologna Process.

Le proteste degli studenti e insegnanti di tutta Europa, mostrano che la mercificazione della formazione è diretta contro i loro interessi.

Pertanto, la settimana dal 8-12 marzo 2010 intendiamo accompagnare questa conferenza con manifestazioni, scioperi e blocchi, nonché una contro-conferenza, in cui discutere di politica europea dell'istruzione, come pure degli obiettivi comuni della nostra protesta.

Abbiamo formato quattro gruppi, che si concentrano su diversi aspetti della manifestazione:

  • Dimostrazione / blocco - Nel momento in cui i ministri si incontreranno per celebrare il Bologna Process intendiamo organizzare una manifestazione (Giovedi, 11 marzo). Verranno discusse diverse tipologie di blocchi.
  • Sciopero - Utilizzando l'occasione di questo evento, stiamo progettando di indire uno sciopero dell'università in collaborazione con il personale docente, per almeno due giorni.
  • Contro-conferenza - Questa parte della contestazione sarà dedicata a discutere e scambiare esperienze riguardo il Bologna Process e individuare possibili politiche che vadano a migliorare l'istruzione.
  • Mobilitazione internazionale - Grande parte di questo evento sarà dedicato all'assemblea di tutti i manifestanti provenienti da diversi paesi e settori, al fine di lavorare su una strategia comune.

Vogliamo che questo evento sia organizzato e svolto da tutti i manifestanti. È per questo che noi chiediamo la vostra partecipazione non solo all'evento in sé, ma anche durante la preparazione (es.: ingresso al contro-conferenza, ecc.)

Insieme potremo dimostrare che non siamo d'accordo con la celebrazione del Bologna Process, che limita l'istruzione per la messa a valore produttiva del capitale umano!

Questa protesta e il suo sviluppo dipende della nostra partecipazione!

Contact:
bologna.uniwien@unsereuni.at - mobilization.bolognaburns@gmail.com

Homepage:
www.bolognaburns.at

Date and location:
Vienna (undefined), March 11-14

martedì 22 dicembre 2009

[11-12 marzo - Vienna] Controvertice studentesco vs Bologna Ministerial Conference 2010


Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Le ampie proteste studentesce a Vienna e in tutta Europa si stanno muovendo per organizzare un controvertice studentesco di protesta contro queste celebrazioni che ci sembrano una grandissima presa in giro!

Sono una studentessa svizzera che studia all'università di Losanna. La lettera che vi scrivo nasce da un mio forte desiderio e da una spontanea iniziativa personale. Non sapevo a chi mandarla, allora ho deciso di mandarla a tutti quelli che potevo. Tutta l'Europa germanofona è stata investita da un ondata di proteste contro l'attuale sistema di studi universitari. Da Vienna a tutta la Germania ed ancora ad altre le occupazioni si sono estese a macchia d'olio. La mia università, come tutte le altre più importanti università svizzere nei mesi di novembre e dicembre sono state occupate, un unione senza precedenti nel mio paese. La protesta losannese è nata nel giro di una settimana con l'intento di dare un messaggio forte di solidarietà agli studenti delle altre università che da qualche settimana stavano già occupando degli auditori nelle varie università. La nostra prima assemblea generale ci ha però ben presto portato a renderci conto che quello che stavamo facendo era ben diverso. Non appena è stata suscitata la discussione tra i circa 300 studenti presenti abbiamo capito quanto questa università, la nostra, stava diventando sempre di più un luogo soffocante, élitista, di uniformizzazione del sapere e anche quanto le promesse pubblicitarie che erano state fatte a promozione di Bologna di mobilità, eurocompatibilità etc... non solo non sono state mantenute, ma addirittura che le possibilità di spostamento per gli studenti siano diventate ancora più difficili. L'assemblea ha deciso di occupare perché si era resa conto quanto profondo e complesso fossero gli interrogativi che ci opprimevano. Di quanto ci fosse necessario e vitale avere uno spazio che si trovasse al di fuori della logica quotidiana e individualista. Molte cose sono successe da allora , il nostro movimento è nato spontaneo e multiforme, scoordinato e così resta. I gruppi di lavoro nati durante l'occupazione (finita due settimane fa) continuano il loro lavoro e il nostro obbiettivo è, al rientro degli esami e dalle vacanze forti e determinati, anzi più forti e più determinati. Oggi c'è stato il primo incontro svizzero tra gli studenti delle varie università, le cose si muovono, a memoria non ci si ricorda quando in Svizzera, simbolo del multilinguismo, ma anche del capitalismo e dell'uniformazione al sistema, qualche cosa del genere sia stato possibile. Parlavamo in tedesco, in francese, in italiano, ma non abbiamo permesso alle lingue di essere d'intralcio alle idee, e non abbiamo permesso alle tante piccole declinazioni regionali del sistema universitario di non farci vedere quale sia la volontà e la tendenza dietro a queste declinazioni: “Un università privatizzata, un università solo per i figli dei ricchi, un università che non ti permette di lavorare durante gli studi, un università non più fatta per formare uno spirito critico nello studente... la figlia perfetta per i perfetti figli di un sistema neoliberista che stringe le sue catene attorno tutta il globo soffocandone il respiro”. Quello che ho scritto fino a qui sono soltanto mie parole, il mio scopo è anche e soprattutto di diffondere un invito. Esso nasce dallo spazio occupato di Vienna: “Dall' 11 al 12 marzo i ministri dell'educazione di 46 paesi europei sono stati invitati a Vienna e Budapest in occasione del giubileo dei 10 anni dalla firma del trattato di Bologna (Bologna Ministerial Anniversary Conference 2010). Viste le condizioni delle università e le ampie proteste in corso per ottenere un educazione libera le celebrazioni previste ci sembrano una presa in giro del personale e degli studenti. Il processo di Bologna, l'unificazione dello spazio universitario europeo, che erano stati proposti come un miglioramento che avrebbe portato dinamismo e mobilità hanno lampantemente mancato queste aspettative. Il programma di studi altamente scolarizzato e la pressione per completare nel minor tempo possibile gli studi rendono più difficili gli spostamenti all'estero per un semestre. Il nuovo sistema di studi rende più acentuata la selezione sociale. Il bachelor è pensato per essere frequentato da un gran numero di studenti, mentre Master e dottorato sono pensati unicamente come programmi d'élite, cosa che a lungo andare finirà per penalizzare in maniera particolarmente accentuata le donne. Oltre a questo c'è il cronico sottofinanziamento delle università e delle alte scuole professionali, l'introduzione (ndt. in Austria e Germania) delle tasse universitarie e una diminuzione della libertà accademica. La grave situazione finanziaria costringe sempre più le università e le alte scuole professionali a cercaare degli investitori privati, cosa che indebolirà la libertà accademica e la ricerca. L'allineamento dei programmi di studio agli interessi del mondo economico sulla scia del trattato di Lisbona non coinvolge solamente le università ma è messo a linea guida a tutto il sistema scolastico, e questo, ovviamente, limita la possibilità di studi con al centro l'autocritica e la possibiltà di imparare. In considerazione di questa situazione catastrofica, non vediamo alcuna ragione per cui il 10 anno dall'introduzione della riforma di Bologna debba essere celebrato. Le proteste avvenute in tutta Europa sia tra i docenti che tra gli studenti ci mostrano come i politici non possano più decidere sui nostri futuri. La strategia di Bologna si è mostrata erronea e non vediamo il motivo per cui avvengano queste celebrazioni internazionali. La riunionione ci sarà e noi vogliamo accoglierla bloccandola con scioperi e azioni. Un contro vertice degli studenti universitari di tuttta europa critico e che riesca portare le proteste studentesche dal nazionale all'internazionale.” Il mio sogno è che per marzo si riesca ad organizzarsi e che tanti piccoli bus partiti da tutte le università d'Europa diventino una marea incontrollabile di persone che riescano a concretizzare questa idea di controvertice. A Vienna si stanno organizzando, piano piano arriveranno sempre più notizie. Saluti sys

per altre info: