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giovedì 22 aprile 2010

Gli indisponibili del Politecnico di Torino


[www.infoaut.org]
Occupato il rettorato dell'altra università torinese. Lavoratori e precari sempre più indisponibili...

Se qualche settimana fa erano stati i ricercatori dell'università di Torino, con la loro dichiarazione di indisponibilità in vista del prossimo anno accademico, a smuovere le acque delle università del nostro paese, imponendo soprattutto sotto il naso delle autorità accademiche problematiche rimaste irrisolte (se non peggiorate!), quest'oggi, a prendere maggiore intensità è stato il focolaio del Politecnico, sempre nella città piemontese.

Annunciato già da diversi giorni, dopo una serie di assemblee tenutesi in ateneo, lo sciopero proclamato dalle 10 alle 12 dalle Rsu ha ottenuto il risultato sperato, probabilmente andando anche al di la delle previsioni per quanto riguarda le adesioni del personale tecnico-amministrativo e dei precari. Questa mattina il presidio nel cortile interno dell'università di corso Duca degli Abruzzi si è man mano fatto più partecipato, centinaia di lavoratori precari e studenti han deciso prima di fare un corteo interno e poi di andare ad occupare il rettorato!

Hanno preteso di parlare con il rettore Profumo, occupando la sua "stanza dei bottoni", luogo dal quale da tempo partono promesse che poi puntualmente non vengono mantenute... Le richieste che il personale tecnico-amministrativo esercita da mesi sono rimaste disattese, il che è ancora più inaccettabile dinnanzi al progetto di ristrutturazione pensato dal direttore amministrativo Periti, disegnato senza nessuna condivisione con coloro che ne sono i destinatari... L'occupazione del rettorato sembra aver colpito nel segno, visto che il rettore Profumo, questa volta, messo con le spalle al muro dalla forza della protesta, ha dovuto aprire alle rivendicazioni del personale tecnico-amministrativo, assumendo impegni pubblicamente...

Nel pomeriggio si è poi tenuto il senato accademico, dentro il quale sono riusciti a guadagnarsi la parola anche i precari del Politecnico, che si sono presentati in delegazione (una cinquantina) dentro la sala dove si stava tenendo la seduta, strappando il risultato che al prossimo senato si discuta del destino dei ricercatori precari dell'ateneo, nella minaccia (come fatto dai colleghi dell'altro ateneo torinese) di blocco dell'anno venturo...

...si allunga la lista e la determinazione di chi si è "proclamato indisponibile"...

mercoledì 21 aprile 2010

Sciopero al Poli, domani chiusi aule e uffici


[www.lastampa.it/torino]
Nel mirino il direttore amministrativo, i sindacati: «Non rispetta gli accordi»

di Andrea Rossi


Le segreterie? Chiuse. Le aule? Sbarrate? I dipartimenti? Senza segretari né addetti. I laboratori? Senza tecnici. Le segreterie studenti? Vuote, nessuno a ricevere gli iscritti, chiarire dubbi e stampare moduli. Tutte le altre segreterie? Chiuse. Le biblioteche? Porte sbarrate: niente libri in consultazione, né prestiti. Sarà difficile persino fare una fotocopia, perché al centro stampa potrebbe non esserci nessuno.

Tutto fermo. Forse è il primo caso di sciopero «ad personam». Di sicuro rischia di paralizzare il Politecnico per un giorno. Domani il personale tecnico e amministrativo di corso Duca degli Abruzzi - più le cinque sedi decentrate, cioè Vercelli, Verres, Alessandria, Mondovì e Biella - incrocia le braccia, e lo fa con un bersaglio preciso: il direttore amministrativo Enrico Periti, in carica da circa dieci mesi.

Le Rsu hanno proclamato due ore di serrata, dalle 10 alle 12, che però potrebbero estendersi al pomeriggio, quando si riunirà il Senato accademico. Ai quasi 900 tecnici e amministrativi si aggiungeranno i 750 precari della ricerca, «da mesi in attesa di un tavolo di trattativa per vederci riconoscere diritti essenziali», scelta che minaccia di aggravare la situazione sul fronte didattica, visto che molti - oltre a lavorare nei dipartimenti - insegnano, ricevono gli studenti e seguono le tesi. Professori e studenti, insomma, rischiano di restare soli, privi di una rete di sostegno e supporto indispensabile.

Una serrata così - per ragioni interne - al «Poli» non la vedevano dal 1998. «È una mossa necessaria, perché il clima è diventato pesante», spiega Rino Lamonaca, uno dei rappresentanti sindacali al Politecnico. «C’è un atteggiamento dirigista e decisionista che non tiene conto del parere dei lavoratori e nemmeno li consulta, come invece prevede la legge».

Il riferimento è al direttore amministrativo Periti. Piacentino, 45 anni, laureato in Scienze politiche, è arrivato a settembre prendendo il posto di Marco Tomasi, nominato direttore generale del ministero dell’Università. «Il suo arrivo ha decretato un cambio radicale nei rapporti interni all’ateneo - racconta Patrizia Lai, un’altra delegata sindacale -. Accordi precedentemente firmati, come la stabilizzazione di venti colleghi precari, sono stati stralciati. È stata varata una riorganizzazione interna: con il blocco del turnover e i prepensionamenti si è ridotto l’organico tecnico, si sono accorpati dipartimenti creando così personale in esubero da destinare a settori rimasti scoperti. Il tutto in maniera unilaterale».

Altro episodio che ha alimentato il clima di rivolta è il calendario per il prossimo anno accademico. L’ateneo chiuderà i battenti per 16 giorni. Così si pensa di risparmiare 200 mila euro. «Peccato che la riorganizzazione interna e il calendario per legge siano questioni che andrebbero discusse con i lavoratori. Così non è stato», fa sapere Antonio Grassedonio delle Rsu. Dall’ateneo, per ora, nessun commento.

martedì 23 marzo 2010

Riprendiamoci tutto!


Dobbiam ripartire da qua. E' un riferimento metaforico ma quanto mai concreto. E' un “qua” di connessione: nel partecipare all'iniziativa di quest'oggi, ringraziamo il Collettivo Politecnico e ribadiamo la necessità di continuare a percorrere strade comuni di lotte, guardando a quanto fatto finora assieme, ma anche e soprattutto a quanto resti ancora da combattere. E' un “qua” di progetto: dobbiamo riprenderci tutto prima che ce lo portino via da sotto il naso, magari farfugliando sull'astruso perchè nelle nostre “democratiche” università non ci sia spazio per chi pensa, studia, lotta. Le nostre controparti sono tante, abbondano, le troviamo in ogni dove: nei paraggi, c'è il rettore di turno che pretende di instaurare la sua legge rimuovendo la componente studentesca, soprattutto se non confacente con l'architettura dei suoi pensieri ed interessi; c'è il barone veterano o no che si allarma dinnanzi ogni possibile deviazione di ragionamento e metodo che non sia il suo, vecchio e stantio; c'è la servitù studentesca fattasi ceto politico in apprendistato che si candida spesso a poliziotto delle autorità accademiche più che a rappresentante (?!) di studenti e studentesse che dovrebbero inoltre avere qualche strana motivazione per darle un voto...

Dentro questo panorama di assuefazione e controllo, disciplina e piattezza, resta comunque, per noi, sempre in palio la posta in gioco, perchè c'è chi non si accontenta, chi si ribella, chi non si fa zittire e domare: il nostro “riprendiamoci tutto!” lo caliamo nel contesto della ristrutturazione in atto dell'università, della riforma Gelmini e affini, il quale non può che ripartire dal riconquistarci quello che è nostro, quello che viviamo e attraversiamo tutti i maledetti giorni, quello che è dentro il circuito delle nostre vite disordinate e precarie: occupiamo gli spazi per avere altre basi dalle quali partire, non facendoci recintare da quanto altrove sono disposti a concedere o meno; riprendiamo la parola contro quanto di marcio incontriamo ogni giorno sulla nostra strada, qua dentro o meno, respingendo quel che altrove chiamano pace ma che si chiama censura.

Narrando quel contro il quale quotidianamente ci battiamo nelle nostre università non possiamo che considerare anche quanto avviene in città, nell'ipocrisia della Torino capitale dei giovani 2010 e nella costruzione di un'altra capitale dell'evento, guardando anche ad analogie e ragnatele per nulla casuali: si pensi alla battaglia che Radio Blackout sta fronteggiando contro il Comune, per il suo diritto ad un'informazione libera e autogestita, contro le scure censorie che aleggiano nei pensieri di chi “certe voci problematiche” vorrebbe cancellarle... Nell'apertura della campagna “Accendi Blackout Spegni la censura” scrivevamo: “Sulle frequenze di Blackout in questi anni, dalle strade e dalle università di Torino, abbiamo raccontato le assemblee, i cortei, denunciato la repressione, festeggiato la liberazione dei nostri compagni e compagne. E, mentre davamo la nostra testimonianza, ascoltavamo su Blackout quelle di altri giovani e studenti, che in questi anni si prendevano le strade e le università in ogni parte del mondo, dalla Grecia all'Iran, passando per la Francia, il Messico, la Germania”. Stare al fianco di Blackout per noi è assolutamente congenito: siamo anche noi Radio Blackout, come lo sono tutto coloro che hanno voglia di lottare, raccontando e facendosi raccontare.

Siamo da anni redattori e redattrici di Blackout, con la trasmissione “Parole Ribelli”, dentro la quale cerchiamo di riportare la fotografia di lotta e le storie di vita su quanto ci circonda. Da poche settimane abbiamo deciso sperimentare nuovi modi di essere media antagonista, abbiamo portato, attraverso la trasmissione, la radio dentro l'università, allo spazio Li.Sa di Palazzo Nuovo, già postazione di Radio Blackout durante l'Onda. I “nostri propositi” vanno nella direzione dell'interazione diretta con studenti ricercatori e precari, intervistandoli nei corridoi e nelle aule delle facoltà, invitandoli a prender parola “on air”, comunicando con tutt* attraverso facebook sms e mail. Insomma, Parole Ribelli vuole essere un media interattivo, o meglio, essere l'alchimia di diversi media e partecipazione diretta, ponendosi, irriducibilmente nella sua parzialità politica, la finalità di indagare soprattutto il soggetto studentesco ed i suoi bi-sogni, costruendo immaginario di lotta e alimentando conflitti da agitare e far esplodere.

Siamo naufraghi (o surfisti?!) nello stesso mare, a noi il compito di salire sulla prossima Onda e, prima, di spingere perchè questa salga!

Collettivo Universitario Autonomo – università di Torino

mail: paroleribelli@gmail.com – facebook: parole ribelli - blog e siti: cuatorino.blogspot.com baraondatorino.blogspot.com www.infoaut.org www.radioblackout.org

mercoledì 2 dicembre 2009

Incontro sicurezza sul posto di lavoro: "Basta morti in nome del profitto!"


[www.colpo.org] Il Collettivo Politecnico e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro organizzano un incontro sul tema della sicurezza sui posti di lavoro.

Interverranno:
Fulvio Perini (Comitato Scientifico dell'Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza nei luoghi di lavoro)
Doriano Ravarino (responsabile provinciale FIOM per la salute e la sicurezza sul lavoro),
Ciro Argentino (associazione Legami d'acciaio - Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro).

A seguire Daniele Segre introdurrà la proiezione del suo film: "Morire di Lavoro".

Invitiamo tutte le realtà studentesche, di lavoratori e gli interessati a partecipare all'incontro e ad intervenire.

L'Onda lancia l'agitazione... verso l'11 dicembre!


[www.infoaut.org] Giornata di mobilitazione nazionale quest'oggi in tante città del nostro paese, anche a Torino, contro la riforma Gelmini sull'università. Gli studenti e le studentesse dell'Onda Anomala hanno attraversato questa giornata di lancio dello sciopero generale del mondo della formazione del prossimo 11 dicembre. Scadenza uscita dall'Assemblea nazionale dell'Onda del 20 novembre scorso a Roma, dalla quale è emersa la volontà di individuare 2 scadenze nel breve termine per quanto riguarda l'opposizione al disegno del ministro Gelmini: il 2 dicembre come giornata di agitazione, l'11 dicembre per lo sciopero generale già indetto dalla Flc Cgil.

A Torino per l'11 dicembre è stato indetto da parte degli studenti medi ed universitari un corteo autorganizzato che attraverserà le vie del centro cittadino, in contemporanea con le manifestazioni che vi saranno nelle altre città ed a Roma.

A Torino, quest'oggi, l'agitazione si è riversata in entrambi gli atenei della città: presenti non solamente studenti e studentesse dell'Onda dell'università, ma anche ricercatori e lavoratori precari. La contestazione, e il lancio del corteo cittadino dell'11 dicembre, che si terrà insieme ai medi delle scuole in occupazione, è partito dal Politecnico con un presidio dinamico informativo che prima ha fatto una sortita alla mensa per poi spostarsi sotto il rettorato. E' quindi proseguito in direzione delle biblioteche dell'università di Torino, dentro le quali gli studenti sono entrati facendo volantinaggio e dando la loro solidarietà ai bibliocooperativisti in lotta per il loro posto di lavoro.

venerdì 13 novembre 2009

Blocchiamo la Gelmini!


A fronte del via libera da parte del Consiglio dei Ministri del nuovo ddl di riforma dell’Università, il 28 Ottobre, ci troviamo nella contingenza di stendere delle linee critiche sugli intenti dell’iniziativa governativa. Le riflessioni che seguiranno sono frutto di discussione e dibattito di un'assemblea di studenti tenutasi a Palazzo Nuovo martedì 10 novembre.

Il ddl riorganizza la governance di ateneo, in particolare il C.d.A assumerà le funzioni di indirizzo strategico, di programmazione finanziaria e sarà composto per almeno il 40% da esterni all’università. Spariranno le facoltà (e i relativi consigli) e la didattica sarà organizzata dai dipartimenti.

Saranno possibili federazioni tra atenei o tra atenei ed altri enti di formazione.Viene istituito un fondo per il merito, che erogherà borse di studio e prestiti d’onore tramite delle prove nazionali standard. Per accedere alla docenza sarà necessario ottenere una abilitazione nazionale, la cui commissione giudicante sarà composta da docenti ordinari. Chi deciderà dell’effettiva assunzione saranno delle commissioni di professori ordinari istituite dai singoli atenei. La figura del ricercatore sarà unicamente a tempo determinato, il contratto sarà di 3 anni rinnovabile per altri 3, al termine dei quali o il ricercatore accede al rango di professore associato o dovrà terminare il rapporto con l’università.

In termini generali, questo provvedimento si inserisce in una successione di riforme che negli ultimi anni si sono concentrate sulla riorganizzazione dell’università e sulla sua successiva dismissione dal settore pubblico. Rispetto agli intenti che questo governo aveva dichiarato in merito all’università, ovvero un forte attacco al baronato unito alla volontà di rendere gli Atenei produttivi ed efficienti, ci sembra che, nel complesso, questo ddl lasci inalterata la gestione feudale e agevoli piuttosto l’entrata di aziende e privati con un ruolo parassitario.

Governance

Vediamo in maniera ambivalente la riorganizzazione progettata dal governo. Un primo aspetto è l’evidente volontà di ridurre fortemente l’investimento pubblico per il sistema universitario, probabilmente per far fronte alla crisi e ad un debito pubblico ormai esploso, che si accompagna ad una verticalizzazione del potere negli atenei finalizzato a poter applicare speditamente i pesanti tagli previsti, in particolare a scapito di ricercatori precari, esternalizzati e studenti. Gli spazi di democrazia all’interno dell’università, già insufficienti, vengono completamente eliminati.

Ma l’aspetto più importante è l’entrata dei privati nel C.d.A, l’organo che avrà maggior potere all’interno degli atenei. In un paese come l’Italia, in cui non è mai stato presente un vero investimento nella formazione da parte del settore privato, la privatizzazione dell’università passa attraverso la presenza delle aziende nei posti di potere degli atenei senza che sia necessario alcun investimento. Creando quindi una commistione di pubblico e privato che poco ha di positivo per chi vive, e fa vivere, l’università ogni giorno, ma promette una veloce rendita in termini di forza lavoro cognitiva formata ad uso delle aziende presenti in C.d.A .

Ambivalenza si ritrova anche sul tema delle federazioni. Possibilità da sfruttare per ridurre, razionalizzare e tagliare ma, ancora una volta, creazione di ibrido pubblico-privato. Infatti gli atenei potranno federarsi anche con « [..] enti ed istituzioni operanti nel settore della ricerca e dell’alta formazione», quindi anche con agenzia di formazione non pubbliche. Ricordando che questo governo ha come obiettivo l’abolizione del valore legale del titolo di studio, ci sembra che questo punto vada proprio in quella direzione. Enti più affermati e accreditati permetteranno alle università federate di offrire un titolo di studio con più valore rispetto ad altri. L'orizzonte che si vuole creare e quello di un mercato della formazione egemonizzato da pochi grandi poli.

Meritrocrazia 

Una sezione del ddl è dedicata all'introduzione di norme atte a favorire un sistema meritocratico dell'istruzione universitaria. Il principio è semplice: dobbiamo ridurre i costi e allo stesso tempo incentivare gli studenti meritevoli e virtuosi e allora solo i migliori potranno andare avanti. In realtà, nella riforma si parla solamente dell'istituzione di un fondo di merito da gestire a discrezione del Ministero (quello dell'Economia e delle Finanze, non quello dell'Istruzione!) e sostanzialmente non ci sembra introdurre pesanti cambiamenti. Anche perchè la meritocrazia costa e non è nemmeno pensabile se la prima preoccupazione è gestire i tagli dell'anno scorso e non far «derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Inoltre come si può conciliare un discorso di risparmio tramite cui spariscono i servizi minimi per gli studenti (case, mense, libri...) con il diritto allo studio?

Detto questo, la retorica della meritocrazia è presente in questo ddl così come in ogni discorso di ogni ispirato riformatore dell'università. Ci sembra allora il caso di demistificare questo linguaggio e mostrare, molto brevemente, cosa vi si nasconde dietro.

E' evidente, allora, che laddove si parla di meritocrazia bisogna sempre intendere nuovi sbarramenti o colli di bottiglia, atti a limitare gli studenti che seguiranno questo o quel percorso formativo. Laddove si parla di criteri per stabilire il merito, bisogna intendere che questi criteri, lungi dal misurare effettivamente una reale dinamica virtuosa sulla qualità dei saperi prodotti e trasmessi, sono a tutti gli effetti criteri aziendalisti, che determineranno tempi e percorsi di vita degli studenti, misurandone di volta in volta l'efficenza all'intermo di schemi produttivi. Ancora, laddove si parla della creazione di percorsi di eccellenza, bisogna intendere la recinzione dei già esistenti percorsi di studio, limitandone e rendendone talvolta esclusivo l'accesso. Si può dire che la meritocrazia non è altro che uno strumento in più per gestire i pochi fondi destinati all'università e alla ricerca ma, è meglio ribadirlo, non nella direzione di sviluppare un sistema di scambio e produzione cognitiva di alto livello, bensì nella direzione di gestire e differenziare i flussi di studenti, incanalandoli nei percorsi formativi che sembreranno più forieri di profitti. Ovvero si tratta di poter fare delle previsioni aziendali sulla testa di migliaia di persone, per vedere quanti dovranno studiare un argomento, quanti dovranno arrivare a un determinato livello di studio, quanti avranno diritto a borse di studio, quanti avranno diritto (sigh!) a indebitarsi con il prestito di merito per conseguire l'agognato titolo di studio. Insomma, è bene rendere chiaro questo punto: ci sembra che dietro la logica della meritocrazia non ci sia nessuna attenzione alla valutazione qualitativa dei saperi trasmessi all'interno degli atenei, ma soltanto un profondo interesse a introdurre elementi di quantificazione all'interno del mercato formativo in modo tale da rendere possibile il profitto privato e la speculazione. In ultima lettura dobbiamo dire che al linguaggio della meritocrazia come introduzione di schemi aziendalistici e quantitativi non abbiamo altro da opporre che la qualità dei nostri percorsi di studio.

Attenzione: la qualità dei nostri percorsi di studio, non è da intendere come la qualità degli attuali corsi universitari, tutt'altro! Non difendiamo l'università in cui ora viviamo, questo regno feudale pieno di privilegi per pochi e che oramai è in crisi. I nostri percorsi di studio sono da intendere come le dinamiche di trasmissione e produzione cognitiva che sono scaturite, ad esempio, dalla mobilitazione dell'anno scorso, i seminari e i momenti di dialogo che l'Onda ha saputo costruire, la capacità che abbiamo, individualmente ma sopratuttto attraverso la cooperazione collettiva, di reperire informazione e costruire discorso, l'innovazione dei linguaggi di cui tutti quanti siamo protagonisti. Insomma, se c'è da trovare la qualità all'interno degli atenei è solo una coincidenza che si trovi nelle stesse aule e negli stessi corridoi dell'accademia, perchè quella qualità è frutto della cooperazione di centinaia di migliaia fra studenti e ricercatori al di fuori dei normali percorsi di formazione, in maniera del tutto eccedente rispetto a questi. Questa qualità, in ultima istanza, è il pubblico che difendiamo, ovvero il sapere come produzione comune e bene che non si lascia risucchiare a tutti i costi dalle logiche del profitto.

Reclutamento, precarizzazione 

Con questa riforma, inoltre, cade ogni speranza di veder debellato il potere baronale e di una migliore prospettiva per assegnisti e ricercatori precari. Il meccanismo per accedere alla docenza vede un livello nazionale ed uno locale totalmente in mano al potere baronale, la prospettiva di un ricercatore è quindi, ancora, quella di assoggettarsi a tale potere, pena il non rinnovo del contratto o la non abilitazione alla docenza. I problemi che i ricercatori precari affrontano tutti i giorni non sono toccati. Per un verso, nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza gratuiti.

Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica.

I baroni possono dunque rallegrarsi delle «norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento». L’istituzione dell’“abilitazione scientifica nazionale” per i docenti di prima e seconda fascia, di durata quadriennale, è decisa da una commissione nazionale formata mediante sorteggio tra professori ordinari. Ciò che viene fatta passare per una norma che scavalca le lobby accademiche locali, non solo lascia l’“abilitazione” nelle mani delle cricche degli ordinari a livello nazionale, ma poche pagine più avanti (articolo 9, comma 2, lettera c) fa rientrare dalla finestra ciò che era apparentemente uscito dalla porta. La decisione finale, infatti, spetta alle commissioni locali composte da ordinari e, nel caso dei ricercatori, da alcuni associati. Il posto da ricercatore, poi, come già stabilito dalla legge Moratti nel 2005 è posto in esaurimento, quindi sostituito da contratti di soli tre anni rinnovabili – previa valutazione – un’unica volta, aumentando così la ricattabilità dei ricercatori stessi nel vincolo individuale con il docente di potere.

Ancora una volta, dunque, le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito! Per di più, la riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati.

Il ddl si muove in continuità con la legge 133 dello scorso anno, così anche noi studenti, ricercatori, precari ed esternalizzati dobbiamo riprendere le moblitazioni in continuità con lo scorso autunno. Una lotta che, per essere vincente, non deve trincerarsi dietro una ottusa difesa del sistema pubblico già presente ma deve andare oltre rivendicando diritti, spazi e rivoluzionando l'università secondo i bisogni di chi l'università la vive tutti i giorni. Questo ddl deve ancora affrontare la discussione parlamentare, possiamo e dobbiamo fermarlo! Martedì 17 sarà un'occasione per rendere palese la nostra protesta, scendiamo in piazza!

Studenti e studentesse dell'Università e del Politecnico
contro la Riforma Gelmini

mercoledì 11 novembre 2009

Auto blu e caschi blu


Sull'inaugurazione dell'anno accademico 11 novembre 2009

Oggi in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2009/2010, abbiamo voluto esprimere il nostro dissenso nei confronti della politica che l'ateneo sta portando avanti negli ultimi anni. Dopo aver partecipato a un'assemblea di lavoratori e precari del Politecnico, in cui si è discusso principalmente dei problemi dei precari della ricerca, abbiamo deciso di prender parte a modo nostro all'inaugurazione. Una cerimonia a cui sono stati invitati politici, militari e rappresentanti di aziende private, ma non studenti, lavoratori e precari!

Il nostro ingresso è stato impedito in modo violento dalle forze dell'ordine, schierate davanti alle porte dell'aula magna. A dare man forte alla DIGOS è stata chiamata anche la celere, fino a quel momento chiusa nelle quattro camionette parcheggiate davanti al Politecnico. Un clima surreale: un'università assediata dalle forze dell'ordine, con transenne che impedivano di accedere al cortile, trasformato per l'occasione in parcheggio per le auto blu dei signori in toga e in pelliccia. Negli ultimi mesi questa è la terza volta che il rettore autorizza l'ingresso della polizia al Politecnico, e questo dimostra che stiamo andando incontro ad un'università sempre più chiusa e militarizzata, in cui non c'è possibilità di dialogo, ma solo di obbedienza.

Non per gentile concessione del prorettore Gilli, ma con l'astuzia siamo entrati dal retro, portando rumorosamente le nostre critiche e richieste, interrompendo l'inaugurazione blindata, formale e fatta di velleità, disturbando per una decina di minuti la corte al servizio dei signori. La generale indifferenza in cui è caduto il nostro intervento, con tanti ospiti illustri che abbandonavano la sala per evitare le contestazioni, dimostra ancora una volta la volontà di non considerare ed escludere gli studenti da qualsiasi processo decisionale all'interno dell'ateneo.

Vogliamo un sapere libero, non in mano alle aziende. Per questo continueremo a ribadire con tutta la nostra voce che il modello aziendale di università non ci piace, che dare in mano ai privati la guida degli atenei è la morte dell'istruzione pubblica. La cultura legata ad interessi privati seguirà le stesse logiche di mercato che stanno distruggendo la nostra società.

Col.Po – Collettivo Politecnico

lunedì 26 ottobre 2009

Fascisti, razzisti e polizia: è questa la vostra democrazia?


Questa mattina al Politecnico di Torino una trentina di militanti del Fuan e del Movimento Universitario Padano hanno occupato il cortile centrale per distribuire volantini e questionari. Ad accompagnare questi giovani, dei quali ben pochi iscritti al Politecnico, vi erano diversi pezzi grossi del centro destra come Cota, Carossa, Ghiglia e Maccanti. A scortare l'invasione, un imponente dispiegamento di polizia e carabinieri, 60 agenti della DIGOS e 15 camionette con uomini in tenuta antisommossa. A capo dell'operazione il vicequestore Spartaco Mortola (regista dei pestaggi nella scuola Diaz al G8 di Genova) e Giuseppe Petronzi (capo della Digos con master al FBI di Washington). Chi sono Mup e Fuan?

Il Mup (Movimento Universitario Padano) è una lista elettorale universitaria legata alla Lega Nord. Il loro punto forte è la campagna contro l'EDISU, colpevole dell'assegnazione di borse di studio e dei posti nei collegi universitari agli studenti meridionali. Secondo loro andrebbero privilegiati gli studenti "padani" piuttosto che i "non padani". Nel momento in cui il diritto allo studio è sempre più un miraggio grazie alle politiche del governo, sostenuto anche dalla Lega Nord, queste persone rispolverano, un odio contro i "terroni", vecchio di almeno 15 anni.

Il Fuan (Fronte Universitario di Azione Nazionale) è una lista elettorale universitaria legata al Pdl ed in particolare ad An. Il loro punto forte è la campagna contro le fantomatiche aule occupate dai ragazzi dei centri sociali non iscritti all'università, le loro rivendicazioni si limitano alla richiesta di più parcheggi per gli studenti e meno ore "buche". Come i loro amici leghisti, anche i fascisti del Fuan sostengono le politiche del governo e per rifarsi la faccia di fronte agli studenti si occupano di questioni inesistenti o di poco conto.

Già la scorsa settimana i giovani padani, annunciando la loro presenza alla facoltà di Scienze Politiche e in Piazza Castello, avevano potuto sentire la forte contestazione di chi è fermamente convinto che la loro propaganda debba essere fermata.

La giornata di oggi dimostra ancora una volta che questi gruppi hanno paura di essere contestati e per questo possono portare avanti la loro propaganda soltanto con messe in scena degne di un regime dittatoriale: università assediate dalla polizia, agenti in borghese ovunque, studenti pedinati e giornalisti alla ricerca dello scoop. Nessuno ne sapeva nulla, ma questa mattina, La Repubblica preannunciava una "mattinata di alta tensione al Politecnico".

Siamo sicuri che giornali e televisioni faranno passare questa pagliacciata come un grande successo per Cota e i suoi giovani seguaci fascisti, razzisti e leghisti. In realtà non c'era nessuno ad ascoltarli, se non tutta la polizia chiamata per difenderli.

Soltanto uno stato di polizia può salvarli dalle contestazioni, perché al Politecnico come in tutta Torino i soli estranei sono loro.

Col.Po - Collettivo Politecnico

mercoledì 21 ottobre 2009

L'Onda del Politecnico blocca il Senato Accademico!


[www.infoaut.org] I quotidiani locali la descrivevano come una seduta già avvenuta. Una "pura formalità" la definiva La Stampa nella sezione di Torino, liquidando così le istanze degli studenti e delle studentesse del Politecnico di Torino e delle sedi decentrate di Mondovì, Alessandria, Vercelli, Verres e Biella come irrisorie e  puerili.

Oggi si dovranno ricredere, giornalisti ed autorità accademiche (Rettore profumo in primis) poiché l'Onda del Politecnico ha invece dimostrato quanto è disposta a mettersi in gioco e pesare sul piatto delle decisioni.
Nodo del contendere, la nuova Riforma del Politecnico, che gli student* vivono come puro adeguamento alle direttive della Gelmini. Si contesta in particolare l'aumento degli sbarramenti e di filtri selettivi meritocratici e la chiusura delle sedi decentrate (o mantenimento con sostituzione di lezioni pre-registarte al posto dei prof).

Così oggi, intorno alle h 9.00, in più di 200 hanno occupato la sala del Senato accademico, impedendone il normale svolgimento. Al momento (h 12) l'occupazione/sospensione del Senato Accademico è ancora in corso. Gli student* sono intenzionati a non mollare e dimostrare, come già avvenuto la scorsa settimana, che "Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere!"

giovedì 15 ottobre 2009

Occupato il rettorato del Politecnico!


Oggi, 15 ottobre 2009, studenti e precari del politecnico hanno occupato il rettorato in occasione della seduta del senato accademico che si apprestava ad approvare la nuova proposta di riforma, che oltre a modificare radicalmente l'offerta formativa per il prossimo anno accademico prevede numerosi licenziamenti e la chiusura di tutte le sedi distaccate.

L'occupazione del rettorato è durata diverse ore, impedendo che la seduta si svolgesse ai fini dell'approvazione della riforma.

Si sono così ottenute l'apertura del tavolo di trattative con i precari, richiesto da oltre un anno, e un'assemblea plenaria, con sospensione della didattica nonostante l'assurda contrarietà dell'amministrazione, dove verrà presentata e discussa con gli studenti la nuova offerta formativa, solo dopo questo il senato potrà votare e chiudere la seduta.

Infine una folta delegazione di studenti di Mondovì ha raggiunto il rettorato, per far sentire la prorpia voce contro la chiusura della loro sede, forti delle oltre 270 di studenti e docenti raccolte in giornata, e per annunciare l'occupazione ad oltranza del politecnico di Mondovì.

Forti dei risultati di oggi, ribadiamo l'importanza di partecipare a quest'assemblea per dimostrare tutta la nostra preoccupazione e contrarietà a queste politiche che mirano alla distruzione dell'università pubblica in tutti i suoi livelli.

Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere.

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org

Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere!


Il senato accademico si prepara ad approvare un piano di riorganizzazione dell’ateneo per l’a.a. 2010/2011. Una riorganizzazione in linea con le direttive ministeriali, che sembra più un amaro adeguamento economico piuttosto che una riforma voluta e pensata per migliorare la nostra università. Il 28 ottobre scorso il rettore Profumo lasciava queste dichiarazioni a “La Stampa”:

"Se il Governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili e aprendo la via a una seria riforma dell'università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani."

Ad un anno di distanza, non possiamo che prendere atto della coerenza del governo nel portare avanti un progetto politico che mira sempre più a una distruzione della scuola pubblica in tutti i suoi livelli (da quella elementare fino all'università), e contemporaneamente non possiamo che ridere (furiosamente) dell'incoerenza di chi prometteva battaglia a questi provvedimenti, parlando addirittura di dimissioni ai giornali, e che invece si è ricandidato alle elezioni di rettore l'anno scorso e adesso propone una riforma figlia di quella stessa legge tanto criticata.

Il nostro caro rettore vuole, evidentemente, a tutti i costi, rendersi complice di questo progetto politico, forse per smanie di grandezze e quindi per poter dire un giorno: "c'ero anche io, quando l'università pubblica moriva".

Questi sono i punti principali di una riforma molto radicale, della quale però non si parla (assomiglia ad un diktat!) e non si viene informati (ne siamo venuti a conoscenza da un articolo pubblicato su Repubblica!):

- chiusura dei corsi di laurea non economicamente sostenibili (cioè con un numero di iscritti inferiore a 150 per la triennale e 50 per la specialistica)
- possibilità di iscrizione all'anno successivo solo se raggiunto un numero minimo di crediti e l'introduzione di soglie per l'iscrizione alla specialistica.
- 1° anno comune per tutti i corsi di ingegneria con classi di 180 studenti, 2° anno diviso per aree disciplinari (Industriale, Ambientale/Civile/Edile, Informazione, Gestionale) e 3° anno diviso per corsi di laurea.
- conferma del corso di Disegno Industriale solo se ritenuto “sostenibile” da un apposita commissione
- accorpamento delle 2 facoltà di architettura.
- chiusura di tutte le sedi decentrate.
- riduzione del 10% del personale docente e tecnico-amministrativo.

A parte l'ultimo punto, dove la parola riduzione è sempre sintomo di peggioramento della qualità del servizio che si offre, molti sono gli interrogativi che sorgono spontanei e sui quali sarebbe opportuna una discussione aperta a tutti.

Ad esempio:

- l'inserimento di soglie di crediti per l'accesso agli anni successivi di insegnamento è una scelta che tiene conto di chi, per motivi economici, studia e contemporaneamente lavora per proseguire quegli studi? parchè deve essere l'università a dettare i tempi dell'apprendimento, sempre più serrati e frenetici, e sempre più lontani da quella "lentezza" capace di far riflettere sul mondo che ci circonda, su noi stessi e renderci più completi come individui?

- la chiusura delle sedi distaccate, uno dei temi tanto decantati anche dal governo come soluzione gli sprechi, è una scelta puramente economica o è una scelta che porta avanti l'idea di un polo culturale accentrato, per creare grandi spazi di aggregazione culturale? Se è veramente una scelta dettata da un idea e non dal bilancio (cosa improbabile di questi tempi), si è in grado di fornire alloggi e spazi didattici alle molte persone che si vedranno costrette a trasferirsi a Torino? Riuscirà l'edisu a farsi carico di tutte queste persone? Può il politecnico fornire aule adeguate, quando ci si ritrova già ora a fare lezioni in aule troppo piccole per il numero di studenti che seguono il corso?

- è giusto parlare di sostenibilità economica? è giusto che questa riforma universitaria, come quelle passate, sia una risposta a dei modelli economici imposti piuttosto che una risposta a un reale bisogno di miglioramento?....

Sembra evidente, quindi,che una riforma di tale portata, necessiti di una discussione molto lunga e approfondita e, soprattutto, debba coinvolgere la pluralità dei soggetti interessati.

Ci sembra assurdo che gli studenti non siano stati nemmeno informati su questa riforma così radicale e che, ancora una volta, questi discorsi rimangano chiusi tra le mura di un senato accademico sempre più indifferente alla voce degli studenti.

Una questione fondamentale da evidenziare, infatti, è la non partecipazione e l'unilateralità dei processi decisionali. La tanto decantata governance ovvero un processo governativo e decisionale che coinvolga più attori al fine di perseguire un unico e condiviso obiettivo di crescita, ovvero un processo che dovrebbe opporsi a decisioni dettate dall'alto lasciando spazio alla partecipazione, non è che una facciata, una maschera, che nasconde il volto reale di un modo di procedere e decidere unilaterale e dettato dall'alto. Chi di noi è stato dunque coinvolto in un processo di riforma della nostra università? O, ancora, chi di noi è stato almeno informato? Lo studente, l'attore fondamentale dell'università , la cui formazione rappresenta il motore di qualunque processo che la riguardi, è l'escluso per eccellenza.

Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere!

Presidio davanti al rettorato del politecnico
giovedi 15 ottobre 2009, dalle ore 12.30
cortile centrale, Corso Duca degli Abruzzi 24

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org

giovedì 1 ottobre 2009

"Prendiamoci gli spazi!"


Un anno fa l'aula 1M veniva sottratta all'asettica gestione del politecnico e occupata dagli studenti con lo scopo di creare uno spazio di aggregazione, dove portare avanti delle idee, organizzare iniziative, discutere e crescere.

Quest'aula era diventata un punto di riferimento per molti studenti che hanno organizzato e partecipato a numerosi eventi (incontri tematici, presentazione libri, concerti, feste....) nonostante i continui tentativi di controllo e limitazione da parte dell'amministrazione del politecnico.

Dal primo di settembre il rettore ha deciso di chiudere quest'aula.

Ribadiamo la necessità di uno spazio autogestito in cui oltre che studiare ci si possa autorganizzare in momenti assembleari, creare iniziative ed eventi, parlare di didattica e diritto allo studio, discutere delle problematiche di studenti e studentesse all’interno dell’università. Un luogo in cui possiamo costruire la nostra coscienza critica senza subire i ritmi serrati e il sapere nozionistico che l’università ci impone, un luogo fondamentale per la costruzione di percorsi di mobilitazione e lotta.

Un’aula autogestita è uno spazio dove gli studenti e le studentesse costruiscono tutti i giorni l’università che vorrebbero.

Non vogliamo soffocare nel clima di appiattimento culturale che viene imposto, ma riteniamo necessario riconquistare uno spazio autogestito dove coltivare i nosti sogni, progetti, conflitti e relazioni che non dipendano dalle decisioni e dai regolamenti imposti ma dalle nostre esigenze.

CONTRO CENSURA E REPRESSIONE,
SPAZIO AL DISSENSO E ALL'AUTORIZZAZIONE!

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org