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sabato 27 marzo 2010
martedì 23 marzo 2010
Riprendiamoci tutto!
Dobbiam ripartire da qua. E' un riferimento metaforico ma quanto mai concreto. E' un “qua” di connessione: nel partecipare all'iniziativa di quest'oggi, ringraziamo il Collettivo Politecnico e ribadiamo la necessità di continuare a percorrere strade comuni di lotte, guardando a quanto fatto finora assieme, ma anche e soprattutto a quanto resti ancora da combattere. E' un “qua” di progetto: dobbiamo riprenderci tutto prima che ce lo portino via da sotto il naso, magari farfugliando sull'astruso perchè nelle nostre “democratiche” università non ci sia spazio per chi pensa, studia, lotta. Le nostre controparti sono tante, abbondano, le troviamo in ogni dove: nei paraggi, c'è il rettore di turno che pretende di instaurare la sua legge rimuovendo la componente studentesca, soprattutto se non confacente con l'architettura dei suoi pensieri ed interessi; c'è il barone veterano o no che si allarma dinnanzi ogni possibile deviazione di ragionamento e metodo che non sia il suo, vecchio e stantio; c'è la servitù studentesca fattasi ceto politico in apprendistato che si candida spesso a poliziotto delle autorità accademiche più che a rappresentante (?!) di studenti e studentesse che dovrebbero inoltre avere qualche strana motivazione per darle un voto...
Dentro questo panorama di assuefazione e controllo, disciplina e piattezza, resta comunque, per noi, sempre in palio la posta in gioco, perchè c'è chi non si accontenta, chi si ribella, chi non si fa zittire e domare: il nostro “riprendiamoci tutto!” lo caliamo nel contesto della ristrutturazione in atto dell'università, della riforma Gelmini e affini, il quale non può che ripartire dal riconquistarci quello che è nostro, quello che viviamo e attraversiamo tutti i maledetti giorni, quello che è dentro il circuito delle nostre vite disordinate e precarie: occupiamo gli spazi per avere altre basi dalle quali partire, non facendoci recintare da quanto altrove sono disposti a concedere o meno; riprendiamo la parola contro quanto di marcio incontriamo ogni giorno sulla nostra strada, qua dentro o meno, respingendo quel che altrove chiamano pace ma che si chiama censura.
Narrando quel contro il quale quotidianamente ci battiamo nelle nostre università non possiamo che considerare anche quanto avviene in città, nell'ipocrisia della Torino capitale dei giovani 2010 e nella costruzione di un'altra capitale dell'evento, guardando anche ad analogie e ragnatele per nulla casuali: si pensi alla battaglia che Radio Blackout sta fronteggiando contro il Comune, per il suo diritto ad un'informazione libera e autogestita, contro le scure censorie che aleggiano nei pensieri di chi “certe voci problematiche” vorrebbe cancellarle... Nell'apertura della campagna “Accendi Blackout Spegni la censura” scrivevamo: “Sulle frequenze di Blackout in questi anni, dalle strade e dalle università di Torino, abbiamo raccontato le assemblee, i cortei, denunciato la repressione, festeggiato la liberazione dei nostri compagni e compagne. E, mentre davamo la nostra testimonianza, ascoltavamo su Blackout quelle di altri giovani e studenti, che in questi anni si prendevano le strade e le università in ogni parte del mondo, dalla Grecia all'Iran, passando per la Francia, il Messico, la Germania”. Stare al fianco di Blackout per noi è assolutamente congenito: siamo anche noi Radio Blackout, come lo sono tutto coloro che hanno voglia di lottare, raccontando e facendosi raccontare.
Siamo da anni redattori e redattrici di Blackout, con la trasmissione “Parole Ribelli”, dentro la quale cerchiamo di riportare la fotografia di lotta e le storie di vita su quanto ci circonda. Da poche settimane abbiamo deciso sperimentare nuovi modi di essere media antagonista, abbiamo portato, attraverso la trasmissione, la radio dentro l'università, allo spazio Li.Sa di Palazzo Nuovo, già postazione di Radio Blackout durante l'Onda. I “nostri propositi” vanno nella direzione dell'interazione diretta con studenti ricercatori e precari, intervistandoli nei corridoi e nelle aule delle facoltà, invitandoli a prender parola “on air”, comunicando con tutt* attraverso facebook sms e mail. Insomma, Parole Ribelli vuole essere un media interattivo, o meglio, essere l'alchimia di diversi media e partecipazione diretta, ponendosi, irriducibilmente nella sua parzialità politica, la finalità di indagare soprattutto il soggetto studentesco ed i suoi bi-sogni, costruendo immaginario di lotta e alimentando conflitti da agitare e far esplodere.
Siamo naufraghi (o surfisti?!) nello stesso mare, a noi il compito di salire sulla prossima Onda e, prima, di spingere perchè questa salga!
Collettivo Universitario Autonomo – università di Torino
mail: paroleribelli@gmail.com – facebook: parole ribelli - blog e siti: cuatorino.blogspot.com baraondatorino.blogspot.com www.infoaut.org www.radioblackout.org
lunedì 22 febbraio 2010
mercoledì 10 febbraio 2010
Studenti sull’Onda di Blackout...
Gli studenti del Collettivo Universitario Autonomo non possono che esprimere solidarietà a Radio Blackout per la minaccia di sgombero che incombe sulla sede di via Cecchi. Esprimiamo solidarietà e promettiamo partecipazione in ogni iniziativa svolta ad impedire tale sgombero.
Siamo ascoltatori di Blackout, ma come giovani e studenti che costruiscono e attraversano lotte e movimenti siamo allo stesso tempo cronisti Blackout, siamo alcune fra le tante voci che la compongono.
Sulle frequenze di Blackout in questi anni, dalle strade e dalle università di Torino, abbiamo raccontato le assemblee, i cortei, denunciato la repressione, festeggiato la liberazione dei nostri compagni. E, mentre davamo la nostra testimonianza, ascoltavamo su Blackout quelle di altri giovani e studenti, che in questi anni si prendevano le strade e le università in ogni parte del mondo, dalla Grecia all'Iran, passando per la Francia, il Messico, la Germania.
Perché Blackout è innanzitutto la voce a Torino di ogni lotta, di ogni collettività o individualità non conforme, della valle che resiste e del migrante rinchiuso nel CIE. Blackout è dentro e in prima fila nelle lotte, nelle resistenze. È una radio che parla del mondo che ci circonda in tutta la sua cruda realtà, che denuncia la violenza ingiusta che nessuno denuncia, e rivendica quella più giusta e liberatoria che la politica e le reti unificate condannano.
Ma dal 1992 ad oggi Blackout è anche canale per ogni esigenza espressiva, un luogo fisico di condivisione di esperienze indipendenti e libere. La sede di via Cecchi è uno dei luoghi che costituiscono l'arcipelago della Torino antagonista e non conforme. Alle serate di Blackout, in via Cecchi come nei centri sociali e case occupate che le ospitano, sei sicuro di trovare della musica fatta con passione, dei dj che spaccano, una cosa da bere per pochi denari. Una socialità altra da quella scintillante, modaiola, vuota e sempre più inaccessibile della Torino post-olimpica e capitale della gioventù. Una logica diversa da quella dell'evento, che richiama le masse e ingrossa le tasche del comune e dei commercianti.
Togliere la sede a Blackout vuol dire cercare di toglierle la voce. Non è un problema di condominio. A chi fa Blackout quella sede piace, e allo stesso tempo è necessaria per mandare avanti questa esperienza. A chi fa Blackout è evidente che non interessa cosa il comune voglia fare col suo progetto di rifunzionalizzazione dell'area di via Cecchi. Che il comune si cerchi un altro luogo da rifunzionalizzare, che cerchi fra le migliaia di edifici abbandonati a se stessi di cui è proprietario. Perchè questo ci sembra piuttosto solo un pretesto per coprire un atto di censura.
Allora questa giornata a Palazzo Nuovo è una delle iniziative che danno il via alla campagna di blackout contro la censura.
Invitiamo gli studenti a partecipare a questa e alle prossime iniziative, ad intraprendere questa battaglia. Li invitiamo a spegnere la censura ed accendere radio blackout (105.250 fm)!
Collettivo Universitario Autonomo
lunedì 8 febbraio 2010
Spegni la censura, accendi BlackOut!
Presentazione della campagna stampa e di sensibilizzazione
Dal 1992 Radio Blackout 105.250 fm è una radio comunitaria no profit, volontaria, autogestita, che non gode né di finanziamenti pubblici né privati, non ospita alcun tipo di pubblicità commerciale ma vive solo dei propri mezzi, del frutto e dell'impegno di chi la radio la forma e la fa giorno per giorno, negli eventi pubblici e non.
Una radio che vuole dare voce a tutte le lotte sociali, alle minoranze dimenticate e in lotta, a tutti gli scartati dai media tradizionali, dall'indubbiamente manipolata “informazione pubblica”. Pochi peli sulla lingua, molta sostanza, molto realismo, concretezza e cinismo. Per farla breve, diciamo le cose come stanno, senza intermediazioni, senza editori o spinte e strattoni di alcun tipo.
Il 30 novembre 2009, è venuta in scadenza la concessione dello stabile di via Cecchi che (attualmente) ospita Radio Blackout. Il 2 dicembre, ci viene frettolosamente comunicato che in ragione della rifunzionalizzazione dell'area non potrà darsi corso al rinnovo, tempo del rilascio 4 mesi.
La scelta di non rinnovo del contratto di affitto da parte di Chiamparino, Assessori e giunta comunale, ha lo stesso peso e lo stesso gusto di un attacco frontale alla reale libera informazione. Negandoci il rinnovo, negandoci un posto, negandoci i locali, nella pratica ci si sta obbligando alla chiusura. Con questa mossa, volontariamente, si vuole togliere di mezzo qualunque tipo di voce non allineata e di denuncia, imbavagliando la libertà di informazione e di espressione di tutte le lotte sociali, popolari, antagoniste, non assoggettate alla logiche di commercio e alla logiche istituzionalizzata, vendendo al contrario il mito della “possibilità per tutti” . La realtà è una sempre più stretta morsa alle libertà, cercando sempre più di narcotizzare le masse.
Per tutto questo la data di scadenza è 31 marzo 2010. Noi l'etichetta sul tappo, non la troviamo...
SPEGNI LA CENSURA, ACCENDI BLACKOUT!
E' una campagna a sostegno e difesa delle libere frequenze di Radio Blackout
ASCOLTA*SUPPORTA*SOSTIENI
One Station Against the Nation!
Mercoledì 10 febbraio 2010, Atrio di Palazzo Nuovo, Università degli Studi di Torino, via Sant'Ottavio 20 - dalle 11.00 alle 15.00 - Radio Blackout 105.250 ON AIR da Palazzo Nuovo presenta:
- h. 11.00 - TAVOLA ROTONDA CONTRO LA CENSURA - partecipano: RADIO BLACKOUT 105.250 (Torino) - RADIO ONDA D'URTO 99.6 (Brescia) - Max CASACCI / musicista.produttore TorinoSistemaSolare - Orsola CASAGRANDE / giornalista Il Manifesto - Gianluca GOBBI / Radio Flash (TO) - Marco REVELLI / sociologo Università Piemonte Orientale
- h.12.00 - Dj Set Musicale
- h.12.30 - GR – Il Giornale Radio di Radio Blackout - in diretta da Palazzo Nuovo, l'informazione redazionale di RBO
- h.13.00 - ONDE PRECARIE - speciale 'EL TRES DE SOLEDAD' - intervista, interventi e rock'nroll-steady acoustic live di El Tres + Fratelli di Soledad = El tres de Soledad!
ASCOLTABILE SUI 105.250 FM (TORINO E DINTORNI) O STREAMING SU WWW.RADIOBLACKOUT.ORG
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