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giovedì 25 marzo 2010

I medi occupano la sede della Gtt! Ora ci riprendiamo tutto!


[www.ksatorino.it] Da tempo ormai ci siamo mobilitati contro il caro-trasporti, nell'ambito di una campagna per la riappropriazione degli spazi lanciata a livello nazionale. Pisa, Modena, Bologna, Brescia, Palermo sono solo alcune delle città nelle quali, in queste ore e in questi giorni, stanno avendo luogo altre iniziative. Già da qualche settimana svolgiamo sui pullman iniziative di speakeraggio, distribuendo volantini ai passeggeri per spiegare ai viaggiatori i motivi della nostra protesta e le nostre richieste, puntualmente condivise. Non siamo solo noi studenti ad esserci accorti di come stia diventando sempre più proibitivo il costo dei biglietti e degli abbonamenti per i mezzi pubblici, mezzi che nella maggior parte dei casi sono sovraffolati e fatiscenti. Abbiamo intenzione di portare avanti la nostra lotta fino a quando non verranno soddisfatte le nostre richieste, che prevedono uno sconto ulteriore del 33% sugli abbonamenti annuali per gli studenti medi così com'è per gli universitari; una riduzione del 50% del prezzo dei biglietti ordinari; la diminuzione della multa per mancanza del biglietto da 60 a 20 euro; l'istituzione con cadenza regolare di giornate a tema ambientale in cui i mezzi siano gratis per tutti. Per questi motivi oggi abbiamo occupato la sede degli uffici della GTT, dove, sotto la stretta sorveglianza di un nutrito numero di forze dell'ordine, un responsabile dell'azienda si è fatto garante della presentazione di un esposto in regione Piemonte per l'approvazione dei nostri punti. Vogliamo evidenziare il tentativo da parte della questura di criminalizzare le nostre campagne. Il 23 marzo alcuni di noi sono stati fermati dalla polizia mentre volantinavano sui pullman, minacciati poi di essere ritenuti responsabili di qualsiasi atto di danneggiamento dei mezzi pubblici, colpevoli di aver espresso il nostro punto di vista in merito ad un servizio che dovrebbe essere pubblico e accessibile a tutti. Ma non sono solo le questure a cercare di isolarci e di spaventarci. Infatti il giorno dopo l'esplosione di una bomba carta su un tram in deposito, un giornalista ci ha citato come presunti autori del fatto. Con l'occupazione di oggi, non abbiamo solo voluto rilanciare la campagna, ma dimostrare come non siamo disposti a scendere a compromessi né a farci intimorire.

GTT CI HAI RUBATO TANTO, ORA CI RIPRENDIAMO TUTTO!

K.S.A. - Kollettivo Studenti Autorganizzati

venerdì 5 marzo 2010

Appello alla mobilitazione contro la "riforma" Gelmini


La scuola è la più importante "grande opera" per il paese!
No ai tagli, sì ad una consistente politica di investimenti per l'istruzione statale

L'approvazione dei Regolamenti in Consiglio dei Ministri ha confermato quello che già si sapeva: la "riforma epocale" del ministro Gelmini è fatta solo di tagli senza alcun progetto didattico.

Si cancellano o si immiseriscono materie importanti di studio, si tagliano, a casaccio, ore di insegnamento caratterizzanti (in media 4 ore settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti. Intanto si espellono dalla scuola decine di migliaia di precari, e si eliminano decine di migliaia di posti di lavoro, si falcidiano gli organici di docenti e ATA. La conseguenza inevitabile di tali scelte è il collasso del sistema di istruzione pubblico, con la conseguente apertura ai privati del ghiotto mercato dell'istruzione.

Le scuole, inoltre, vantano crediti nei confronti dello Stato, mancano dei fondi per il funzionamento, fanno salti mortali per continuare ad erogare un servizio che, di giorno in giorno, si fa, inevitabilmente, più carente. In questi anni le scuole sono andate avanti solo con il contributo volontario delle famiglie e con i sacrifici compiuti da dirigenti scolastici, insegnanti, personale ATA e, in molti casi, con il lavoro spontaneo di genitori e studenti.

Ma così non può continuare: dobbiamo rivendicare i nostri diritti di lavoratori della scuola e batterci anche per il diritto all'istruzione dei nostri studenti. E' l'ora della mobilitazione!

Per realizzare iniziative di informazione, incontri, dibattiti
Per costruire una piattaforma di lotta unitaria

ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA
Venerdì 5 Marzo ore 16.00
presso l'aula Magna dell'Itis Avogadro di Torino

Sono invitati a partecipare coordinamenti, comitati, associazioni, collettivi ed organizzazioni studentesche dei medi e degli universitari, forze sindacali e politiche.

Promuovono: Natale Alfonso - Rsu IPSIA Zerboni Torino, Gabriele Balboni, - Rsu IIS Amaldi Orbassano, Cristiana Bartolini - Rsu LS Gobetti Torino, Claudio Benintende - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Valerio Bertolo - Ita Dalmasso Pianezza, Marco Borio - Rsu IC Turoldo Torino, Federico Buratti - Rsu ITIS Majorana Grugliasco, Carlo Bussone - Rsu IIS D'Oria Ciriè, Wilma Cancanelli - Rsu IC Trofarello, Stefano Capello - Rsu Convitto Umberto I Torino, Ilaria Cavallo - Rsu L.S. Copernico Torino, Grazia Cerulli - RSU LC Gioberti Torino, Grazia Cisternino - Rsu IPC Boselli Torino, Anna Civarelli - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Salvatore Damasco - Rsu IPA Colombatto Torino, Mirio Da Roit - Rsu IIS Bodoni Paravia Torino, Salvatore Danza - Rsu IIS D'Oria Ciriè, Vincenzo De Vito - Rsu ITIS Avogadro Torino, Caterina Di Mauro - Rsu DD Parri Torino, Paolo Genovese - Rsu L.A. Primo Torino, Mara Gianolio - Rsu SMS Alvaro Modigliani Torino, Pino Iaria - Rsu IPC Boselli Torino, Giorgio Manavella - Rsu DD Gambaro Torino, Giuseppe Migliore - Rsu IPA Prever Pinerolo, Dario Molino - RSU LS Volta Torino, Umberto Ottone, RSU IIS Porro Pinerolo, Giovanni Piero Palumbo - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Alessandra Passera - Rsu SMS Croce Morelli Torino, Davide Pazienza - Rsu ITIS Peano Torino, Domenico Profiti - Rsu DD Aleramo Torino, Carmelina Sollazzo - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Roberto Spagnolo - Rsu IPS Steiner Torino, Maresa Vottero - RSU DD Gabelli Torino

lunedì 8 febbraio 2010

Note sulla ridefinizione del dispositivo-formazione nella scuola secondaria superiore


[www.uniriot.org] Nell’ultimo decennio la secondaria superiore è stata investita da un’ondata di provvedimenti legislativi che, considerati nel suo insieme, hanno prodotto e produrranno ancor più una riconfigurazione dei poteri, dei saperi, delle competenze e dei rapporti fra contenuti e soggetti della formazione. Questi successivi tentativi (Berlinguer, Moratti, Fioroni e Gelmini) indubbiamente segnalano la difficoltà nel ridefinire questo segmento della formazione ai fini della piena assunzione ai bisogni del nuovo paradigma dell’accumulazione flessibile e biocapitalista. Una difficoltà che deriva sia dalla resistenza dei soggetti della scuola, sia dalla problematica comprensione del ruolo che dovrebbe svolgere la secondaria superiore nella produzione/riproduzione sistemica odierna.

Questo tratto della formazione, che coinvolge ragazzi fra i quattordici e i diciannove anni, assume una centralità Il segmento della secondaria superiore merita un’attenzione decisamente maggiore di quella messa in campo fino ad ora, una considerazione che richiede un’analisi più puntuale del senso e degli effetti delle “riforme” e la predisposizione di piattaforme conflittuali che sappiano porsi oltre la “difesa della scuola pubblica costituzionale”.

Non adeguatamente valutata, sia perché fase di maturazione di abilità cognitive “superiori”, sia in quanto ponte verso l’istruzione universitaria, sia ancora perché si confronta direttamente con il mercato del lavoro.

Dall’analisi dell’insieme delle disposizioni legislative dell’ultimo decennio emergono come tratti caratteristici la segmentazione gerarchizzata dei formatori e dei formati e la corrispondente predisposizione di istituti e strumenti di valutazione e di selezione, anche se le scelte del percorso formativo degli studenti hanno motivazioni prevalentemente “classiste”. In questo stesso periodo il MIUR, in ambito governativo, ha visto ridursi drasticamente la sua autonomia di fronte all’egemonia dell’iniziativa del Ministero dell’Economia e, in misura minore, di altri Ministeri.

Dalla “scuola-azienda” all’”azienda scuola”
 
“Lavora ragazzo, lavora!” 
 
L’emendamento Cazzola sull’adempimento dell’obbligo scolastico in regime di apprendistato, si configura come l’ultimo tassello che svela, pur in ambito specifico, la natura della mutazione generale del dispositivo-formazione in atto nella scuola secondaria superiore.

La commissione lavoro della Camera, e pochi giorni fa la Camera stessa, hanno approvato l’emendamento di Giuliano Cazzola al Disegno di legge lavoro, collegato alla finanziaria (DDL 1441 – quater), che consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico, il sedicesimo, anche attraverso percorsi di apprendistato. L’obbligo scolastico era stato portato a 16 anni, con legge 296/2006 dalla prima finanziaria dell’allora governo Prodi, peraltro in sintonia con gli obiettivi del Trattato di Lisbona.

Nella presentazione governativa dell’emendamento, la “svolta epocale” del sottosegretario Valentina Aprea, diventa un brutale e populista invito ai giovani ad “andare a lavorare” da parte del Ministro dell’Istruzione (?) Mariastella Gelmini: “Sono favorevole a qualsiasi iniziativa per inserire subito i giovani nel mondo del lavoro”…per toccare momenti di rara ed elevata filosofia pedagogica nella lezione del ministro Sacconi: “L’apprendistato per l’esercizio del diritto-dovere di istruzione e formazione è una metodologia didattica in assetto di lavoro” . Decisamente spassosa una prima dichiarazione del Giuliano Cazzola: “La norma consente di contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico che è molto diffusa nell’ultimo anno”.

Di fronte al coro di critiche pietiste del fronte dell’opposizione “riformista” (“Si mandano a lavorare ragazzi di 15 anni!”…”L’UE, Lisbona, l’OCSE, il rapporto di Bankitalia raccomandano…”), il Cazzola si fa scudo col nome di Biagi: “Il provvedimento è saldamente incardinato nel sistema previsto dalla legge Biagi”. Ma è nella prolusione alla Camera del 25 gennaio che sempre il Cazzola esprime il meglio dell’ideologia lavorista del suo retroterra culturale cigiellino: “Il lavoro non è solo fatica, sudore e alienazione, ma anche e nello stesso tempo compiacimento dell’opera, realizzazione e autenticazione di sé e delle proprie capacità, occasione di coesione sociale e relazionale. Chi lavora non è necessariamente un giovane che ha fallito nello studio;la teoria non è incompatibile con la pratica, la scuola con l’impresa”.

L’apprendimento è, a pieno titolo, un contratto di lavoro che prevede una quota di formazione (120 ore) aziendale o extra - aziendale. Questa tipologia di contratto consente alle aziende di pagare il lavoro ad un prezzo minore di quello non inquadrato nell’apprendistato, anche quando l’inquadramento è lo stesso; sul versante previdenziale è lo Stato a farsi carico degli oneri obbligatori per le imprese. Si tratta ancora di una modalità che consente di aggirare l’ostacolo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in quanto l’apprendista non rientra nel computo del numero dei dipendenti. Le statistiche ISFOL indicano che in Italia solo il 17% degli apprendisti svolge un’attività di “formazione”. Si tratta, in ogni caso, di una formazione che ha come scopo l’acquisizione di competenze molto parziali, coerenti con il lavoro svolto che nella maggior parte dei casi è temporaneo: il tempo della durata del contratto.

La formazione dell’apprendista, mal sopportata dall’imprenditore che la considera un adempimento burocratico, tempo sottratto al lavoro, non apporta un particolare arricchimento ma, nel migliore dei casi, una microspecializzazione, il più delle volte non spendibile sul mercato del lavoro, come accrescimento del proprio valor d’uso e quindi del valore di scambio

La formazione dell’apprendista, nelle fasce d’età minorenni, ha un valore in senso disciplinare e solo secondariamente in senso professionale; si formano attitudini al lavoro, una disciplina del lavoro e della dipendenza, si imparano prestazioni per imitarle, si predispone una forma-mente precaria.

Il contratto di apprendistato, come emerge chiaramente da una recente inchiesta svolta nella cintura della metropoli torinese, si traduce in un’ulteriore forma, magari un po’ mascherata, di contratti di lavoro precario di fatto e, per certe età, come un lavoro minorile legalizzato.

Dall’inchiesta sopracitata emerge come l’apprendista minorenne sia da inquadrare come appartenente alle fasce più deboli economicamente, socialmente e culturalmente, che casomai avrebbe bisogno di acquisire saperi e competenze che potrebbero consentirgli di fuoriuscire dall’emarginazione.

Come inciso va rilevato che la stessa indagine ha fatto emergere l’uso generalizzato dello strumento dello stage che coinvolge quasi il 90% degli studenti del terzo e del quarto anno. Sbandierato dalle scuole come un valore che viene offerto ai possibili futuri “clienti”, lo stage si concretizza in un mese di lavoro vero e proprio non pagato, con scarso, se non nullo, valore formativo reale e con ricadute in termini di futura occupazione per lo/la stagista pari a zero. Con l’emendamento Cazzola, la dispersione scolastica, molto elevata in Italia, viene inquadrata in questa casella di “didattica in assetto di lavoro” che riguarda i giovani fra i 15 e i 16 anni.

Si sostituisce tempo di lavoro al tempo di vita a scuola, si impedisce nello stesso tempo di poter maturare possibili scelte di vita che hanno bisogno di strumenti culturali, di saperi che forse non saranno immediatamente spendibili sul mercato del lavoro, ma che possono arricchire la capacità di decodificare la realtà con cui ci si confronta.

Come leggere l’affermazione di Sacconi, il mandante del Cazzola, secondo cui l’emendamento in questione interviene su “126.000 ragazzi che né lavorano, né studiano”? Semplice: in Italia ci sono, ufficialmente (dati ISFOL), 126.000 corpi fra i 15 e i 16 anni che oziano, non lavorano e non studiano, che potrebbero essere tentati dal furtarello, da comportamenti antisociali e devianti; meglio quindi metterli a profitto, per il bene comune, “delle famiglie e di loro stessi.”

L’emendamento del Cazzola si colloca precisamente in una tendenza alla mescolanza più accentuata fra scuola e “mondo del lavoro” che è centrale nel nuovo dispositivo-formazione, nel segmento della secondaria superiore, quale si è oramai delineato in modo quasi compiuto. A questo proposito saranno sottolineati più avanti elementi ancora più pregnanti.

Da Berlinguer a Gelmini: il decennio horribilis
 
Proviamo ad individuare quali componenti dell’insieme strutturato del dispositivo-formazione si trasformano e in quale direzione il “sistema incorporeo delle procedure in atto nell’istituzione scolastica” si va a ridefinire.

Le iniziative legislative, che si articolano lungo il periodo che dal 1997 arriva fino ad oggi, vanno lette non tanto come semplice “restaurazione”, come viene fatto da più parti. Siamo di fronte a tentativi di sottomettere , disciplinare, formare una figura lavorativa (peraltro sempre sfuggente) flessibilizzata, adeguata alle necessità dell’odierno mercato del lavoro e dell’attuale valorizzazione particolarmente incentrata sullo sfruttamento delle capacità cognitive e delle funzioni mentali più in generale. Gli interventi legislativi Bassanini-Berlinguer aprono la stagione della scomposizione/ ricomposizione della secondaria superiore e contengono in sé non solo il segno ma anche i contenuti delle disposizioni successive. Sono due i nuclei fondanti dall’azione del primo ministro dell’istruzione di “sinistra” della storia Repubblicana: l’autonomia scolastica e l’articolazione del sistema formativo ufficiale in senso aziendalistico.

L’ ”autonomia scolastica” (L. 59 del 1997 e poi DPR n. 275 del 1999) mette in campo un complesso di norme che stabiliscono che le scuole possono avere un’autonomia a livello organizzativo, didattico e finanziario.

In questo modo le singole scuole entrano in competizione nel territorio offrendo la propria merce POF (Piano dell’Offerta Formativa), cioè pacchi di competenze e saperi, ai clienti genitori-studenti. Il risultato è la frammentazione del sistema scolastico, la rottura di quei livelli di collaborazione fra le scuole, l’investimento delle già scarse risorse in termini di marketing, di tempo, di attenzione all’ "orientamento”, cioè al reclutamento di clienti indispensabili alla sopravvivenza e al finanziamento. L’insieme di autonomia e concorrenza necessita l’impostazione di una nuova organizzazione scolastica, cioè di quel processo che il movimento dei soggetti della formazione ha denominato “aziendalizzazione” della scuola.

Affinché vi sia azienda è necessario che si configuri una gerarchia, un potere maggiormente strutturato, e inoltre una misurazione dei “processi lavorativi” che si danno la suo interno. In effetti è in questa direzione che si muove il Berlinguer elaborando le linee di quella che dovrà essere la “scuola del domani”. La pronta e decisa opposizione al “Concorsone” degli insegnanti costringe il Ministro ad abbandonare il progetto di segmentazione gerarchica del “corpo insegnante”. D’altra parte il tentativo di “misurare” la quantità di sapere trasmesso e assimilato si scontra contro la natura ontologica del sapere stesso e contro la ricchezza e la complessità delle funzioni mentali. Il tentativo di scatenare a tutti i livelli la competizione individualistica trova come ostacolo la natura fondamentalmente cooperativa della formazione scolastica.

Nella secondaria di Berlinguer e del decennio che segue si mettono in campo i più creativi strumenti di valutazione; è un fiorire di tassonomie, di “griglie di valutazione” per misurare capacità critiche, di analisi, di sintesi, competenze, conoscenze. Ovviamente questi strumenti non sono oggettivi, né potrebbero esserlo, per cui spesso la compilazione della griglia diventa un adempimento burocratico teso a rendere il risultato conforme alla valutazione ottenuta con gli sperimentati metodi soggettivi.

L’acclarato fallimento della “scuola dell’autonomia” viene interpretato dall’attuale governo Berlusconi come una carenza degli strumenti di comando nella scuola, come un’insufficiente apertura ai “meccanismi del mercato” e come un’ancora eccessiva “autonomia” della secondaria rispetto al “mondo esterno” e, in particolare, nei confronti dei processi produttivi.

A livello europeo, il gruppo di studio sulla formazione dell’ERT, la potente lobby delle multinazionali Ue, una sorta di Confindustria d’Europa, suggerisce le linee fondamentali dei processi di riforma degli anni Novanta e del primo decennio del Duemila. In Italia nel 2007 l’Action Plan di Confindustria detta le linee, molto articolate e definite, della riconfigurazione del segmento dell’istruzione secondaria superiore, in particolare per quanto riguarda il comparto tecnico e professionale.

A poche settimane dall’insediamento, il governo Berlusconi assume pienamente i desiderata di Confindustria e mette in moto quel meccanismo che disarticola e ridefinisce il profilo della secondaria superiore. Un percorso che nemmeno un movimento esteso e trasversale qual è stata l’Onda dell’autunno 2008 riesce a bloccare: è il segno di quanto sia alta la posta in gioco.

Nell’estate 2008 i tagli tremontiani mettono i paletti economici di quelli che dovranno essere i provvedimenti successivi; si tratta di un’ingente riduzione di spesa pari a 7,8 miliardi di euro, con conseguente drastico taglio del personale nell’ambito di investimenti per la formazione rispetto al PIL, che collocano l’Italia al 21° posto fra i 27 paesi UE (dati 2005)… e questo è pur sempre uno dei pochi indicatori che consente un reale confronto fra paesi.

Il secondo tempo dell’azione riformatrice è affidato all’intervento “razionalizzatore” del MIUR che procede lungo linee di provvedimenti che non si muovono solo nella logica utilitaristica della riduzione della disponibilità finanziaria per l’istruzione ma che tendono a ridefinire in primo luogo i contenitori della formazione secondaria superiore. In sintesi il MIUR procede verso la riduzione delle ore di insegnamento, delle discipline e l’aumento del numero degli studenti per classe che si traduce in una oggettiva dequalificazione della didattica e nella necessità per l’insegnante di disciplinare classi numerose con strumenti che sono già operativi: muova valenza del voto in condotta, revisione in senso repressivo dei regolamenti d’Istituto. Nell’ottica “essenzializzatrice” tutte le sperimentazioni vengono azzerate con una drastica riduzione di quella che viene chiamata l' "offerta formativa”; d’altra parte…”che bisogno abbiamo di questa eccedenza di sapere?”

Con le decisioni dell’ultimo Consiglio dei Ministri, dall’A.S. 2010/2011 entrano in vigore i nuovi regolamenti per la secondaria superiore che si traducono in una riduzione dei corsi e degli indirizzi, delle ore di laboratorio, della consistenza del tempo di insegnamento di materie quali le scienze storiche e geografiche che risultano decisamente ridimensionate. In sintesi l’uscita dalla media inferiore si configura come uno snodo che porta al liceo, all’istituto tecnico, all’istituto professionale, alla formazione professionale e alla neonata sacconiana “didattica in assetto di lavoro”. Siamo di fronte ad un profilo che va oltre il dualismo licei/istituti tecnici, evocato da più parti come regressione al sistema formativo precedente al 1962, data della riforma della scuola media e dell’apertura alla “scuola di massa”. Non siamo di fronte alla negazione della scolarità di massa, bensì ad una sua più definita articolazione nel senso di una segmentazione gerarchica che ci pare essere sostanzialmente più isomorfa alla complessità del mercato del lavoro odierno. Al termine della scuola media inferiore si determina una selezione che non ha nulla della tanto decantata “meritocrazia”, ma che è dettata, più biecamente, dalle possibilità economiche, insomma una “selezione classista”. Il grosso del volume di fuoco va a colpire quel segmento che più sembra interessare Confindustria: istituti tecnici e professionali che pagano in termini di riduzione del tempo scuola da 4 a 8 ore, di espulsione di una consistente fetta di insegnanti precari, ma anche di tecnici, a causa della riduzione delle ore di laboratorio.

Come far funzionare senza intoppi la “razionalizzazione” della politica dei tagli tremontiana con l’”essenzializzazione” gelminiana? A questo provvede il disegno di legge Aprea. Al di là dei vari passaggi tecnici, il senso dell’operazione Aprea è del tutto chiaro e si può racchiudere in tre ordini di considerazioni:

  1. Riordino in senso autoritario della governante della secondaria superiore con accentramento del momento decisionale nella figura del Dirigente Scolastico e del Consiglio di Amministrazione (ora denominato”Consiglio di indirizzo”, su suggerimento dell’Action Plan di Confindustria: un po’ di nascondimento lessicale va pur fatto!).
  2. Apertura del CdA al mondo esterno: banche, Confindustria, enti locali, mondo delle professioni. Le scuole, con una parziale eccezione, non possono più trasformarsi in fondazioni; i soggetti esterni entrano nel CdA senza oneri.
  3. Standardizzazione, segmentazione e gerarchizzazione su 4 livelli del proletariato cognitivo scolastico, il cui gradino più basso risulta di fatto ufficialmente precarizzato. L’appartenenza ai vari livelli, che si traduce in diverse situazioni retributive, è determinata dai soliti meccanismi meritocratici che non possono che mettere in moto clientelismo, lobbismo e determinare l’annullamento sostanziale di quanto rimane della libertà d’insegnamento. Questi meccanismi vanno a scatenare (e sintomi in questo senso sono già emersi con la “scuola dell’autonomia”) la competizione individuale in un ambito formativo che necessita ovviamente di cooperazione.
  4. Il ddl Aprea affida le funzioni di indirizzo al CdA, che prende decisioni strategiche, la gestione al Dirigente Scolastico che si configura come un organo monocratico con responsabilità nella gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali e con maggiori poteri nella valutazione dei docenti. Le funzioni tecniche sono demandate ai Consigli di dipartimento mentre scompaiono le Rappresentanze Sindacali, il Collegio dei docenti e i Consigli di Classe. Si mira a sottrarre, anche formalmente, potere in campo didattico agli organismi collegiali.

Come pensiamo di aver argomentato, l’aspetto dei tagli alla spesa per la formazione è solo una componente, certo molto rilevante, dell’insieme dei provvedimenti; basti ricordare che nel 1977 l’investimento per l’istruzione era pari al 14% del totale della spesa pubblica, nel 2005 raggiunge appena il 3,1%.

Cercando di cogliere un senso più complessivo, bisogna sottolineare che il dispositivo-formazione viene ad essere modificato a livello di struttura (gerarchizzazione pronunciata), di contenuti dei saperi-competenze, di ideologia, di disciplinamento nel quadro di una più generale mutazione anche antropologica. Una comprensione più articolata e profonda del nuovo profilo della secondaria superiore può emergere spostando il livello di analisi dal singolo provvedimento al complesso delle disposizioni che da più di un decennio investono la scuola secondaria superiore.

La lavorazione dell’ "homo materia”

I nodi centrali di discontinuità introdotti, nel decennio passato, all’interno del sistema formativo della secondaria superiore, possono essere così sintetizzati:

  • generale spostamento del baricentro dai saperi alle competenze, al “saper fare”, con una maggiore attenzione al potenziamento di abilità e di una particolare forma-mente adeguata ai bisogni del nuovo paradigma produttivo;
  • intensificazione della polverizzazione dei saperi, per cui è sempre più arduo coglierne un senso complessivo;
  • i criteri di valutazione si spostano verso strumenti ritenuti, a torto, oggettivi e, in ogni caso, non certo in grado di valutare abilità cognitive complesse. Gli insegnanti italiani, poco propensi ad utilizzare in modo indiscriminato questionari di vario tipo, saranno costretti a farlo, dal momento in cui i nuovi provvedimenti prevedono che la loro valutazione (a cui sarà legato il livello salariale) e quello della scuola sarà decisa da un sistema di valutazione nazionale. In questo modo la didattica non potrà che orientarsi a preparare gli studenti a rispondere ai questionari;
  • il soggetto dell’apprendimento, dal momento in cui è oggetto di misurazione è sempre più interno ad un processo reificante;
  • nella logica di questa formazione, lo studente diventa un contenitore da riempire, da segmentare perdendo parti del sé generico, della gamma delle sue potenzialità, per divenire un soggetto parziale, alienato. Viene a dispiegarsi ulteriormente quel processo che Romano Alquati ha ben descritto come “potenziamento nell’impoverimento” della “capacità-attiva-umana”; potenziamento delle competenze richieste dagli attuali procedimenti di valorizzazione e accumulazione, dentro una valorizzazione “dell’ampia gamma, della varietà, delle capacità dispiegate” del soggetto.

Ovviamente queste componenti sono sempre presenti nella formazione sussunta a logiche di valorizzazione, ma questi passaggi legislativi le ampliano e le approfondiscono.

Il lungo percorso di interventi riformativi che si apre con “l’autonomia scolastica” di Bassanini e Berlinguer e si chiude con i provvedimenti Tremonti-Gelmini-Aprea, segna profondamente il dispositivo-formazione, come emerge anche dall’abbandono progressivo del lessico pedagogico di trent’anni di scuola.

Il modello introdotto da Berlinguer si presenta come una sorta di taylorizzazione dell’attività formativa. Il processo di lavorazione della “materia prima” studente si concretizza attraverso una didattica dell’astrazione fatta da moduli, pacchetti, misurazione di tempi (medi) di apprendimento e di studio, rettifica del prodotto mal riuscito (il “recupero”), penalizzazioni (i “debiti”), premi di produzione(i “crediti”).

Questa ampia terminologia va ad aggiungersi a categorie quali “capitale umano” e “capitale culturale”, che tradiscono profondamente un antropologia dell’”homo materia” (G. Anders). E’ la formulazione di una modalità dispiegata di reificazione della “capacità-attiva-umana” per poterla incardinare sempre più dentro il processo di valorizzazione. Il primato delle competenze, care a Berlinguer, e ripreso in modo più rozzo e populistico dagli attuali governanti, rimanda ad una “modularizzazione dell’uomo”, alla visione dell’essere umano scomponibile in moduli diversificati conformi ai bisogni del mercato.

Ma questi processi formativi penetrano anche più in profondità, coinvolgono e tendenzialmente trasformano le stesse forme identitarie, concorrendo a definire quell’”io minimo” camaleontico, adattabile, cedevole, malleabile; formano una “congruità al mercato della vita interiore”, “regolano elasticamente la personalità alle esigenze del mercato” (R. Sennet).

Se questo progetto sarà vincente o meno dipenderà dalla nostra capacità di decostruirlo e di ricomporre politicamente i soggetti della formazione.

Allo stesso modo in cui la precedente composizione di classe ha praticato una critica demolitrice alle forze produttive, alla scienza e ai saperi fordisti, ora si tratta di sottoporre ad una critica autonoma e antagonista un sapere dettato dalla macchina informatica, sempre più matematizzato e algoritmizzato, sempre più “forza produttiva” ma pur sempre alienante, reificante, impoverente per il soggetto.

a cura di UniRiot Torino

venerdì 5 febbraio 2010

Gelmini approvata? Studenti torinesi in sciopero!


[www.infoaut.org]
500/600 studenti di diverse scuole si sono mossi oggi in corteo per le vie di Torino, in risposta all'approvazione della Riforma Gelmini del consiglio dei ministri avvenuta ieri.

La protesta, praticamente spontanea (sono bastati alcuni sms fatti girare ieri in serata) è partita dai licei Gioberti e Gobetti, estendendosi però velocemente ad altre scuole.

Dato significativo, verificato già da altre precedenti iniziative dell'autunno, il corteo che ne è scaturito non ha coinvolto solo licei del centro ma anche diversi licei e istituti tecnici della periferia e della cintura, rompendo la linea classista che vedeva negli ultimi anni una capacità di mobilitazione ridotta alle scuole del centro città. Segno che gli studenti medi hanno ben chiara la natura e le finalità di questa riforma.

La manifestazione spontanea e selvaggia, ha prima bloccato via Po e altre via del centro; ha poi toccato alcuni sedi istituzionali (Provincia), per poi chiudersi con un'assemblea a Palazzo Nuovo, dove è stata sancita la costruzione di una mobilitazione cittadina per il prossimo 19 febbraio.

domenica 13 dicembre 2009

L'I.T.C. Luxemburg contro la Gelmini!


Mozione MINISTRO GELMINI

Approvata dal Collegio Docenti dell'I.T.C. Rosa Luxemburg di Torino il 3-12-09

- Vista la diminuzione delle sedi scolastiche, delle sedi universitarie, delle ore di docenza in alcuni gradi dell'istruzione, del numero dei docenti, a fronte di un aumento degli allievi per classe,

- Vista la diminuzione di moduli, di progetti e del tempo pieno,

- Vista la diminuzione del personale non docente, del personale ATA e dei docenti d'appoggio,

- Considerati i licenziamenti dei precari, gli accorpamenti di diverse classi di concorso,

- Considerando il taglio dei fondi destinati alla scuola e l'azzeramento di gran parte dei crediti, già anticipati e spesi legalmente dalle scuole, che il Ministero aveva già assegnato alle scuole,

- Considerata la poca chiarezza della riforma ministeriale ed in molti casi la sua inapplicabilità,

- Visto che l'insieme di questi (e altri) provvedimenti è un disegno che mira all'eliminazione di fatto della Pubblica Istruzione:

chiediamo

le dimissioni del ministro della Pubblica Istruzione

Voti a favore 49
Voti contrari 3
Astenuti 8

ROSA LUXEMBURG OCCUPATO

In data 23/11/2009 noi studenti dell'ITC Rosa Luxemburg abbiamo deciso di occupare la scuola, per manifestare il nostro dissenso ai decreti emessi l'estate scorsa. In particolare alla legge 133/2008 che prevede un forte taglio ai fondi della scuola pubblica di circa 8 miliardi di euro.Inoltre verrà effettuato una notevole diminuzione del personale ATA, di circa 43000 posti di lavoro, e delle ore settimanali di lezioni, peggiorando così la qualità dello studio.

Tutto questo, come ha ribadito più volte lo stesso ministro dell'istruzione,è stato fatto per risparmiare; questo però non autorizza che sia la scuola pubblica ad essere penalizzata quando poi i soldi negati all'istruzione vengono reinvestiti nel campo della guerra (come e successo per la costruzione di due caccia-bombardieri F35 che verranno utilizzati in Afghanistan).

Inoltre la protesta mira anche a contrastare il disegno di legge Aprea che tende a privatizzare le scuole pubbliche trasformando l'istruzione in una vera e propria azienda dando molto potere decisionale a persone appartenenti a enti privati che influiranno sulle decisioni interne dell'istituto.

Studenti e studentesse dell'I.T.C. Rosa Luxembourg occupato

martedì 3 novembre 2009

Grecia: "carcere per chi occupa scuole e università"


[www.infoaut.org] La procura di Salonicco ha deciso di incriminare studenti coinvolti nell'occupazione di decine di scuole e università. Gli occupanti rischiano fino a 5 anni di carcere. L'ordinanza è stata fortemente criticata dal movimento studentesco così come dalle organizzazioni dei genitori e degli insegnanti. Ciò potrebbe aprire la porta ad iniziative giudiziarie simili anche ad Atene, dove sono in atto numerose occupazioni scolastiche. Un progetto di criminalizzazione da respingere per rispondere alla repressione con la lotta, per evitare la costituzione di un precedente.

Le mobilitazioni studentesche vanno avanti ormai dall'inizio dell'anno scolastico, seguendo il filo rosso tracciato, già negli scorsi anni, dalle proteste contro l'implementazione del processo di Bologna ma anche dalla rivolta del dicembre scorso, che ha visto studenti protagonisti e università occupate. Il 22 ottobre gli studenti e le studentesse sono scesi in piazza contro la nuova riforma universitaria che vuole equiparare i college privati agli atenei pubblici, seguendo la via dell'aziendalizzazione già predetta altrove (vedi riforma Gelmini e Onda nel nostro paese). Alle manifestazioni sono seguite l'occupazione del rettorato di Atene e di altre università e scuole greche.

Tutto ciò si inserisce in una fase di alta tensione sociale per il paese ellenico. Da una parte l'attivismo dei gruppi armati di sinistra che continuano a colpire in più parti delle grandi città obiettivi sensibili, dalle residenze dei ministri ai commissariati, dalle sedi diplomatiche a quelle di governo; dall'altra l'attacco sotto cui sono finiti due centri occupati di Atene, Villa Amalias è stata bersagliata da una serie di molotov e lo squat di via Lelas Karagiannis ha invece respinto con la forza un attacco incendiario. Le forze armate greche sono in stato di allerta per timore di possibili attentati, questione sulla quale l'appena insediato governo socialdemocratico si sta trovando non poco in difficoltà.

venerdì 25 settembre 2009

25 settembre: "Io non ci sto!"


Il report su InfoAut.org


Venerdi 25 settembre 2009
ore 16:30, via Verdi

Presidio sotto la sede Rai contro i tagli del ministro Gelmini e il silenzio mediatico sulle drammatiche conseguenze della riforma

mercoledì 23 settembre 2009

23 settembre: assemblea a Palazzo Nuovo


Mercoledi 23 settembre 2009
ore 17, Palazzo Nuovo (università di Torino)


Precari Autoconvocati, Onda Anomala, Patto di Base, Cub e Cobas scuola invitano tutti e tutte all'assemblea, che si terrà all'università di Torino, contro tagli e precarietà

domenica 20 settembre 2009

Precari e università... stessi tagli, stessa precarietà!


Ci troviamo di fronte ad una vera e propria campagna di rottamazione della scuola pubblica. Se già nelle finanziarie 2007 e 2008 (eseguite dal ministro Padoa Schioppa del governo Prodi) erano stati previsti tagli complessivi per 47mila posti, di cui 42mila docenti e 5mila personale ATA, a fine di quest’anno la ministra Gelmini si propone di portare a conclusione la seconda parte della sua contestatissima riforma, per un totale di 42mila posti in meno per i docenti e 15mila per il personale ATA. Queste cifre fanno ancora più rabbrividire se ci spingiamo oltre e calcoliamo il totale dei licenziamenti entro il 2012: 109.341 insegnanti in meno e 47.500 personale ATA senza lavoro. Numeri questi che sembrano un bollettino di guerra e consegnano alla disoccupazione centinaia di migliaia di persone, per non contare le pesanti ripercussioni che tutto ciò avrà sul mondo della scuola, logisticamente e didatticamente.

Anche Torino subirà pesanti conseguenze e pare si parli di circa 3mila insegnati che già da quest’anno rimarranno senza lavoro. La mobilitazione contro i tagli cresce in tutta Italia, soprattutto al Sud dove le condizioni di vita sono già estremamente precarie a causa della crisi e di una situazione più complessiva penalizzata da decenni di malgoverno. A Nord la mobilitazione non è però assente e diverse sono le città che, fin prima dell’inizio delle scuole, hanno organizzato iniziative di protesta e presidi.

Oggi le scuole primarie sembrano esser state riportate al triste modello del ventennio fascista: maestro unico, ora di religione obbligatoria e al pari delle altre materie, tetto massimo del 30% di immigrati nelle classi e ciliegina su questa torta avvelenata, divieto annunciato di “fare politica” all’interno delle scuole, quando per fare politica la ministra intende la voglia degli insegnanti e del personale scolastico di offrire la migliore formazione possibile, a garanzia dei bisogni degli studenti e delle loro famiglie.

È evidente come il governo stia ripensando a tutto il funzionamento del mondo della formazione avendo come unico criterio pratico-progettuale quello contabile e amministrativo. Tagli ai finanziamenti, riduzione dell’offerta didattica, rifiuto di soddisfare i reali bisogni di chi la scuola la frequenta (abolizione di corsi d’italiano per immigrati, accompagnamento a studenti con disabilità e/o difficoltà nell’apprendimento ecc…), blocco delle assunzioni per i precari e classi sovraffollate, sono solo una parte di quello che ci aspetta. Non servono a molto le varie dichiarazioni fatte dai vari ministri, per giustificare questi disastri, nelle quali si vanta l’utilizzo di criteri finalizzati alla qualità e alla sostenibilità della scuola. Gli obiettivi e le conseguenze di questa manovra economica (e delle precedenti) sono oramai palesemente chiare e disastrose.

Questo attacco ai precari e alla scuola è, in realtà, solo una parte di quello che è un affronto generalizzato contro il sistema della formazione. Dimostrazione di ciò è tutto quel che le università in lotta hanno combattuto lo scorso anno: tentativo di smantellamento dell’università pubblica attraverso tagli indiscriminati, riduzione del turnover dei docenti, riduzione del personale di servizio e la possibilità data ai privati e alle imprese di entrare ancora maggiormente nel cuore della vita e della gestione universitaria. La rottamazione della scuola e l’aziendalizzazione dell’università si inseriscono in un contesto generale di crisi economico-finanziaria che ha prodotto un’insicurezza generale, ha incrementato il tasso di disoccupazione ed ha acuito la fatica di molte famiglie ad arrivare a fine mese. Questo quadro ci obbliga, come detto in apertura, a rimboccarci le maniche anche all'università, insieme alle scuole, insieme ai soggetti sociali che questa crisi non la voglion proprio pagare!