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martedì 23 marzo 2010

Riprendiamoci tutto!


Dobbiam ripartire da qua. E' un riferimento metaforico ma quanto mai concreto. E' un “qua” di connessione: nel partecipare all'iniziativa di quest'oggi, ringraziamo il Collettivo Politecnico e ribadiamo la necessità di continuare a percorrere strade comuni di lotte, guardando a quanto fatto finora assieme, ma anche e soprattutto a quanto resti ancora da combattere. E' un “qua” di progetto: dobbiamo riprenderci tutto prima che ce lo portino via da sotto il naso, magari farfugliando sull'astruso perchè nelle nostre “democratiche” università non ci sia spazio per chi pensa, studia, lotta. Le nostre controparti sono tante, abbondano, le troviamo in ogni dove: nei paraggi, c'è il rettore di turno che pretende di instaurare la sua legge rimuovendo la componente studentesca, soprattutto se non confacente con l'architettura dei suoi pensieri ed interessi; c'è il barone veterano o no che si allarma dinnanzi ogni possibile deviazione di ragionamento e metodo che non sia il suo, vecchio e stantio; c'è la servitù studentesca fattasi ceto politico in apprendistato che si candida spesso a poliziotto delle autorità accademiche più che a rappresentante (?!) di studenti e studentesse che dovrebbero inoltre avere qualche strana motivazione per darle un voto...

Dentro questo panorama di assuefazione e controllo, disciplina e piattezza, resta comunque, per noi, sempre in palio la posta in gioco, perchè c'è chi non si accontenta, chi si ribella, chi non si fa zittire e domare: il nostro “riprendiamoci tutto!” lo caliamo nel contesto della ristrutturazione in atto dell'università, della riforma Gelmini e affini, il quale non può che ripartire dal riconquistarci quello che è nostro, quello che viviamo e attraversiamo tutti i maledetti giorni, quello che è dentro il circuito delle nostre vite disordinate e precarie: occupiamo gli spazi per avere altre basi dalle quali partire, non facendoci recintare da quanto altrove sono disposti a concedere o meno; riprendiamo la parola contro quanto di marcio incontriamo ogni giorno sulla nostra strada, qua dentro o meno, respingendo quel che altrove chiamano pace ma che si chiama censura.

Narrando quel contro il quale quotidianamente ci battiamo nelle nostre università non possiamo che considerare anche quanto avviene in città, nell'ipocrisia della Torino capitale dei giovani 2010 e nella costruzione di un'altra capitale dell'evento, guardando anche ad analogie e ragnatele per nulla casuali: si pensi alla battaglia che Radio Blackout sta fronteggiando contro il Comune, per il suo diritto ad un'informazione libera e autogestita, contro le scure censorie che aleggiano nei pensieri di chi “certe voci problematiche” vorrebbe cancellarle... Nell'apertura della campagna “Accendi Blackout Spegni la censura” scrivevamo: “Sulle frequenze di Blackout in questi anni, dalle strade e dalle università di Torino, abbiamo raccontato le assemblee, i cortei, denunciato la repressione, festeggiato la liberazione dei nostri compagni e compagne. E, mentre davamo la nostra testimonianza, ascoltavamo su Blackout quelle di altri giovani e studenti, che in questi anni si prendevano le strade e le università in ogni parte del mondo, dalla Grecia all'Iran, passando per la Francia, il Messico, la Germania”. Stare al fianco di Blackout per noi è assolutamente congenito: siamo anche noi Radio Blackout, come lo sono tutto coloro che hanno voglia di lottare, raccontando e facendosi raccontare.

Siamo da anni redattori e redattrici di Blackout, con la trasmissione “Parole Ribelli”, dentro la quale cerchiamo di riportare la fotografia di lotta e le storie di vita su quanto ci circonda. Da poche settimane abbiamo deciso sperimentare nuovi modi di essere media antagonista, abbiamo portato, attraverso la trasmissione, la radio dentro l'università, allo spazio Li.Sa di Palazzo Nuovo, già postazione di Radio Blackout durante l'Onda. I “nostri propositi” vanno nella direzione dell'interazione diretta con studenti ricercatori e precari, intervistandoli nei corridoi e nelle aule delle facoltà, invitandoli a prender parola “on air”, comunicando con tutt* attraverso facebook sms e mail. Insomma, Parole Ribelli vuole essere un media interattivo, o meglio, essere l'alchimia di diversi media e partecipazione diretta, ponendosi, irriducibilmente nella sua parzialità politica, la finalità di indagare soprattutto il soggetto studentesco ed i suoi bi-sogni, costruendo immaginario di lotta e alimentando conflitti da agitare e far esplodere.

Siamo naufraghi (o surfisti?!) nello stesso mare, a noi il compito di salire sulla prossima Onda e, prima, di spingere perchè questa salga!

Collettivo Universitario Autonomo – università di Torino

mail: paroleribelli@gmail.com – facebook: parole ribelli - blog e siti: cuatorino.blogspot.com baraondatorino.blogspot.com www.infoaut.org www.radioblackout.org

lunedì 14 dicembre 2009

Take your time! Reclaim your space! Spazi autogestiti a Palazzo Nuovo



Nei giorni scorsi abbiamo appreso dai giornali che sarebbe intenzione del prorettore Roda discutere, nella seduta del Senato Accademico del 23 dicembre, se e come riassegnare gli spazi autogestiti all’interno di Palazzo Nuovo.

Si tratta di luoghi che alcuni studenti e studentesse , grazie al loro impegno, hanno fatto rivivere riappropriandosene e trasformandoli in spazi di socialità, condivisione e aggregazione dal basso.

Lo Spazio “ex Acquario”, situato al primo piano sopra la presidenza di lettere, è dal 1996 luogo di elaborazione politica e discussione tra universitari/e; vi si sono tenute importanti discussioni, progetti e conferenze stampa dei movimenti contro le riforme universitarie Zecchino-Berlinguer, Moratti e Gelmini. Dal 2005 è anche luogo di ideazione di seminari autogestiti aperti a tutti gli studenti e studentesse che hanno avuto per tema la guerra, i saperi, le trasformazioni dell’università. Il martedì dalle 17.30 è luogo di riunione del collettivo universitario autonomo.

Lo Spazio “Uni lotta” è stato ottenuto durante un’occupazione universitaria del 2002 e si trova al primo piano di fronte all’aula 15. E’ stato animato dalle riunioni di diversi gruppi e collettivi che, producendo momenti di discussione critica, hanno vivacizzato il dibattito interno a Palazzo Nuovo analizzando le trasformazioni e contraddizioni dell’università e mettendo in pratica un altro modo di viverla. Si tratta inoltre di uno spazio attraversato da studenti e studentesse particolarmente attiv* e sensibili alle “tematiche di genere”: questo interesse ha prodotto momenti di discussione interna nonché pubblica in assemblee con docenti e ricercatori/trici, in ultimo gli incontri di “Corpi Negati” su femminicidio, prostituzione, omo/transfobia (a.a. 2008/09).

Lo Spazio Li.Sa. (Liberi Saperi) è stato ottenuto durante le mobilitazioni contro la riforma Moratti del 2005. Da allora ha ospitato una radio streaming, Radio Li.Sa., postazioni libere open source, fotocopiatrici autogestite dagli studenti , riunioni politiche, proiezioni di film. E’ un luogo aperto e a disposizione degli studenti/esse e dei precari/e dell’università per progetti che mettano in discussione il copyright e puntino alla condivisione pratica dei saperi e dei loro supporti cartacei o digitali.

Al contrario di quanto dice il pro-rettore Roda, gli spazi autogestiti di Palazzo Nuovo non sono in mano a “gruppi non meglio identificati”, ma sono luoghi in cui studenti e studentesse cercano di costruire un’università “altra”, critica e realmente partecipata, sicuramente diversa da quella istituzionalizzata che sembra sempre più interessata a spremere denaro agli studenti/esse per faraonici quanto inutili progetti che ad elaborare e condividere saperi.

La battaglia per gli spazi autogestiti riguarda tutti e tutte! In gioco non ci sono solo dei muri, ma la possibilità di costruire un’università diversa!

“Ciò che abbiamo è ciò che ci siamo presi, e ciò che ci siamo presi è solo una piccola parte di ciò che ci spetta”.

Gli spazi autogestiti di Palazzo Nuovo (Spazio Collettivo Universitario Autonomo, Spazio Liberi Saperi, Spazio UniLotta)

mercoledì 4 novembre 2009

A chi giova tutto questo?


[comunicato dell'Onda Anomala di Torino sulle missive al proiettile contro (?) la Lega Nord]

Apprendiamo con stupore dai quotidiani di oggi la notizia di una busta contenente un proiettile, recapitata alla sede della Lega Nord di Via Poggio. L’atto, secondo quanto dichiarato dagli esponenti della Lega, sarebbe rivendicato dall’Onda Perfetta, ossia dal movimento dell’Onda degli studenti universitari che si oppone alla riforma Gelmini. Tale gesto avrebbe come obiettivo quello di impedire gli sgomberi dei centri sociali.

Ci lascia decisamente perplessi questo coinvolgimento, ma soprattutto ci fa pensare che siamo di fronte all’ennesimo tentativo da parte della Lega Nord di farsi pubblicità strumentalizzando e demonizzando quei movimenti e quelle espressioni politiche che per varie e motivate ragioni si danno sul territorio.

L’Onda è per sua natura solidale ai movimenti sociali. Alcuni di noi fanno parte di centri sociali. La riappropriazione di spazi e tempi sono le parole d’ordine con cui per mesi si è scesi in piazza e non abbiamo nessuna esitazione a schierarci al fianco degli spazi autogestiti e a tutte quelle esperienze politiche che oggi, da più parti, vengono minacciate di sgombero. 

Probabilmente ai leghisti serviva qualche notizia eclatante per buttare ancora benzina sul fuoco. Non siamo legati alle dietrologie né ci interessano le tesi complottistiche, ma questa volta non possiamo fare a meno di chiederci: Cui Prodest? A chi giova tutto questo? Probabilmente agli stessi leghisti che vorrebbero chiaramente mettere in un angolo il Sindaco Chiamparino, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali e regionali, o addirittura a qualche loro esponente che desidera anch’egli una scorta. 

Rispetto alla busta col proiettile, calata in questo momento, ci lascia piuttosto perplessi. Le pratiche dell'Onda sono sempre state agite alla luce del sole, come i nostri obbiettivi e la nostra voglia di costruire un’università diversa, dal basso, che risponda alle reali necessità di studenti, docenti, ricercatori e lavoratori. 

Tutto il resto è sabbia negli occhi. 

Onda Anomala Torino

venerdì 30 ottobre 2009

Gelmini a Palermo? L'Onda occupa uno stabile!


[www.infoaut.org] Un centinaio di studenti universitari del movimento 'Onda Anomala' ha occupato uno stabile abbandonato di proprieta' dell'universita' di Palermo, in via Archirafi, di fronte le Facolta' Scientifiche. Gli studenti, che hanno ribattezzato l'occupazione con il nome 'Anomalia', fanno sapere che l'immobile servira' da base alle contestazioni contro la visita del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che interverra' il prossimo 5 novembre a un convegno sulla cooperazione nel Mediterraneo, insieme al rettore Roberto Lagalla e ad altri ministri, presso il rettorato di Palazzo Steri. Gli studenti protestano contro il ddl sull'universita' approvato dal governo in questi giorni e che, a loro giudizio, "sara' un ulteriore tappa del processo di smantellamento dell'universita' pubblica, ma anche contro l'aumento delle tasse universitarie e il caro-affitti". Gli studenti hanno appeso degli striscioni fuori dalla Struttura con su scritto: "Gelmini: Palermo non ti vuole" e "Contro i tagli e lo smantellamento dell'universita' pubblica". Gli studenti annunciano inoltre una grande manifestazione contro la visita a Palermo del ministro Gelmini che partira' giovedi' alle 9 da piazza Verdi e terminera' al rettorato.

giovedì 1 ottobre 2009

"Prendiamoci gli spazi!"


Un anno fa l'aula 1M veniva sottratta all'asettica gestione del politecnico e occupata dagli studenti con lo scopo di creare uno spazio di aggregazione, dove portare avanti delle idee, organizzare iniziative, discutere e crescere.

Quest'aula era diventata un punto di riferimento per molti studenti che hanno organizzato e partecipato a numerosi eventi (incontri tematici, presentazione libri, concerti, feste....) nonostante i continui tentativi di controllo e limitazione da parte dell'amministrazione del politecnico.

Dal primo di settembre il rettore ha deciso di chiudere quest'aula.

Ribadiamo la necessità di uno spazio autogestito in cui oltre che studiare ci si possa autorganizzare in momenti assembleari, creare iniziative ed eventi, parlare di didattica e diritto allo studio, discutere delle problematiche di studenti e studentesse all’interno dell’università. Un luogo in cui possiamo costruire la nostra coscienza critica senza subire i ritmi serrati e il sapere nozionistico che l’università ci impone, un luogo fondamentale per la costruzione di percorsi di mobilitazione e lotta.

Un’aula autogestita è uno spazio dove gli studenti e le studentesse costruiscono tutti i giorni l’università che vorrebbero.

Non vogliamo soffocare nel clima di appiattimento culturale che viene imposto, ma riteniamo necessario riconquistare uno spazio autogestito dove coltivare i nosti sogni, progetti, conflitti e relazioni che non dipendano dalle decisioni e dai regolamenti imposti ma dalle nostre esigenze.

CONTRO CENSURA E REPRESSIONE,
SPAZIO AL DISSENSO E ALL'AUTORIZZAZIONE!

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org