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lunedì 19 aprile 2010

Rettore Pelizzetti: non ti laverai la coscienza con questa Conferenza!


[www.infoaut.org]
Si è tenuto oggi pomeriggio il secondo dei tre appuntamenti in cui il Rettore dell'Università di Torino, Ezio Pelizzetti, ha deciso di strutturare (e convocare) la Conferenza d'Ateneo. Conferenza che, se da una parte, è stata un atto dovuto dopo le pesanti pressioni create dalle proteste dei ricercatori e dalle continue rivendicazioni dei precari e degli studenti, dall'altra si voleva presentare come tentativo da parte delle istituzioni accademiche di porsi in modo accondiscendente nei confronti di tutti gli altri soggetti che realmente vivono l'università, un modo per dire che "anche loro" sono contro questo DDL attualmente in discussione in Parlamento.

Forse, però, non tutto è andato secondo i piani...

Dopo le relazioni iniziali del Direttore Amministrativo, del Rettore stesso e della professoressa Perroteau (presidente del nucleo di valutazione) che hanno illustrato come e quanto l'università di Torino sia bella e brava nella "gestione della complessità" della crisi in atto, si sono susseguiti numerosi interventi da parte di ricercatori, studenti, precari e persino di qualche docente, che hanno duramente criticato i contenuti e la struttura stessa di questo appuntamento.

Da tutti è stato sottolineato come il loro modo di porsi altro non è se non una gestione della crisi dell'università, un mettere le pezze qua e là, il tentare di salvare l'insalvabile, il tutto a spese dei soggetti più coinvolti dai tagli, ovvero i precari e gli studenti e di come ben poco questo approccio assomiglia ad una reale presa di posizione contraria alla riforma.

Molti degli interventi hanno infatti richiamato la ricchezza e le potenzialità di un movimento come quello dell'Onda, movimento che a più riprese aveva chiesto a Rettore e Senato Accademico una presa di posizione radicale (quali, ad esempio, le dimissioni), richieste alle quali si è sempre preferito fare orecchie da mercante. Gli studenti, ma anche i precari e i ricercatori, hanno fatto notare come le istituzioni accademiche si siano imbellettate di termini quali autoriforma (!) e gestione della governance senza però mai porsi il reale problema che sta alla base di questo tracollo dell'università pubblica e hanno accusato le istituzioni accademiche di voler semplicemente mirare a consolidare gerarchie di potere già ben note (e che essi vedono in qualche misura traballare con l'ingresso dei privati nelle sedi decisionali).

In gioco, è stato più volte ripetuto, infatti, c'è molto di più dell'essere e mantenere il titolo di "università di eccellenza", dell'interesse corporativo di alcune componenti dell'università, o dell'intraprendere carriere politiche e avviare progetti privati. La posta in palio è infatti molto più alta, perchè in gioco c'è il futuro dell'università pubblica tutta, oltre al futuro di migliaia e migliaia di giovani.

Mentre i precari hanno messo l'accento sulla mancanza di rappresentanza (non erano neanche stati menzionati nell'invito alla conferenza!) e sulla situazione sempre più difficile in cui si vengono a trovare, i ricercatori hanno nuovamente dichiarato la loro indisponibilità a fare più ore di lezione di quelle previste per legge, minacciando dunque la quanto mai reale possibilità che la maggior parte dei corsi (soprattutto le specialistiche delle materie scientifiche) il prossimo anno non partano, in quanto rimarrebbero scoperti un gran numero di insegnamenti.

Tutti gli intervenuti hanno rimarcato la necessità di una risposta immediata e il più possibile unitaria, offrendo per l'ennesima volta la possibilità a Rettore (e company) di diventare parte della soluzione e non del problema (come finora è stato). Mentre i ricercatori hanno chiesto al Rettore e al Senato accademico di fare in modo che la settimana di maggio in cui hanno già previsto di sospendere le loro attività, venga trasformata in una settimana di sospensione completa della didattica a livello di d'ateneo, gli studenti hanno rilanciato la palla sul prossimo autunno, chiedendo al Rettore di convocare una vera e propria Assemblea d'ateneo, in cui sia realmente possibile (senza doversi iscrivere prima, sia per partecipare che per intervenire!) confrontarsi su come opporsi alla riforma.

Il Rettore, in palese difficoltà, non ha ovviamente dato alcuna risposta alle richieste, rimandando tutto al prossimo Senato Accademico e al terzo incontro della Conferenza d'Ateneo, previsto per il 18 maggio.

Ma oggi era davvero chiaro a tutte e tutti che: Pelizzetti... o sei parte della soluzione o sei parte del problema! Non sarà una conferenza a lavarti la coscienza!

venerdì 9 aprile 2010

Non vi laverete la coscienza con questa conferenza!


[cuatorino.blogspot.com] Mentre le conseguenze dei tagli della 133 sono ormai sotto gli occhi di tutti, mentre i disastri del decreto Gelmini stanno per diventare effettivi, le autorità accademiche indicono una mega-conferenza d'ateneo, strutturata su tre giorni, per discutere le conseguenze della riforma e i nuovi assetti di unito.

Una riforma che, basandosi su pesanti tagli di fondi all’istruzione, determina il declassamento dei saperi e la riduzione dei servizi, rende sempre più precaria la condizione di vita e di studio per ricercatori e studenti, apre le porte all’ingresso dei privati nel cda dell’università, mantenendo però intatti i privilegi baronali.

Il  Rettore Pelizzetti, sicuro della tenuta del suo ateneo “meritevole” e incurante delle conseguenze che il ddl avrebbe avuto sul corpo vivo dell'università (studenti, ricercatori, precari della conoscenza, bibliocooperativisti),  non ha mai preso una posizione chiara e decisa contro la  riforma e non ha fatto altro che recepire acriticamente e supinamente le direttive del Ministro.

Da quando, dunque, il “Magnifico” ha  voglia di confrontarsi con le componenti dell'università?

Forse le mobilitazioni in atto e previste per settembre rischiano di far cadere il suo castello di carte, scombinando i suoi piani…

La conferenza indetta per oggi, infatti, ci sembra essere un tentativo di lavarsi le mani dalle responsabilità che i vertici accademici hanno nell'applicazione della riforma e dei tagli, dando una parvenza di dialogo con chi dovrà pagare le conseguenze della crisi di Unito. Potrebbe essere inoltre un tentativo per spegnere la protesta dei ricercatori, magari risolvendo con qualche palliativo la complessa questione che la loro mobilitazione sta portando agli occhi del paese.

Forse Pelizzetti inizia ad aver paura di non poter più dire che “va tutto bene” nel momento in cui, a settembre, la metà dei corsi non partirà per l'indisponibilità dei ricercatori a tenere corsi a 0 euro?

Forse inizia a rendersi conto che gli student* non tollereranno a lungo la sua gestione dell'ateneo, che vede accompagnarsi a un aumento esorbitante delle tasse la drastica diminuzione dei servizi? Forse ha capito che ci siamo accorti che le biblioteche hanno orari ridotti, le sessioni d'esame spariscono, i posti nelle residenze universitarie sono sempre più difficili da ottenere, e che tutto questo non ci va bene?

Forse gli è arrivata voce della nostra indisponibilità a rimanere precari a vita e a doverci indebitare per portare avanti il nostro percorso di studi?

Bene. Noi  non abbiamo intenzione di farci prendere in giro ancora a lungo.

I vertici accademici devono sapere che non esistono “percorsi di una riforma possibile”, perché sappiamo bene che i costi che ne derivano sarebbero tutti scaricati sulle nostre spalle, ma soprattutto perchè noi, i costi della loro crisi, non abbiamo più intenzione di pagarli!

Collettivo Universitario Autonomo