Visualizzazione post con etichetta anno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anno. Mostra tutti i post

martedì 4 maggio 2010

Anno accademico corsi a rischio


[www.lastampa.it/torino]
L'Università: senza ricercatori pronti a fermarci

di Andrea Rossi


Caro ministro, in queste condizioni esiste il concreto rischio che il prossimo anno accademico non possa cominciare». Forse toni e sfumature non saranno questi. Forse il concetto sarà più articolato, denso di riferimenti. Ma il senso è chiaro, netto: se le premesse sono queste l’Università di Torino l’anno prossimo potrebbe non essere in condizione di far partire i corsi. È la prima volta che succede. Ed è la prima volta che il Senato accademico dà mandato al rettore di minacciare l’interruzione di corsi, esami e lezioni.

Nessun ateneo italiano - nonostante le difficoltà siano uguali per tutti - aveva finora compiuto questo passo. Ieri l’ha fatto Torino, mossa che è l’immagine plastica di un’università che vive in apnea, decisa ieri sera dal Senato al termine di una seduta tesa, con circa 200 tra ricercatori e studenti in presidio, una breve irruzione, e qualche parola al vetriolo tra il rettore Ezio Pelizzetti e alcuni studenti. Il rettore lo va dicendo da almeno un paio d’anni, quando la scure dei tagli ha cominciato a farsi pesante: «Siamo l’ateneo più sottofinanziato d’Italia». Non basta: da qualche settimana in via Po il clima è ulteriormente peggiorato. Colpa della nuova mannaia che colpirà il Fondo di funzionamento ordinario nel 2011. E del disegno di legge Gelmini, ora all’esame del Parlamento che - tra le tante norme contestate dal mondo accademico - istituisce la figura del ricercatore a tempo determinato, novità che ha fatto montare su tutte le furie gli oltre 900 ricercatori dell’università.

Più della metà ha già deciso - e messo a verbale in Consiglio di facoltà - che dall’anno prossimo rinuncerà alla didattica, si occuperà soltanto di ricerca, «come prevede la legge». Molti Consigli di facoltà hanno sostenuto una protesta che sta dilagando in tutta Italia. Le facoltà che ancora non si sono pronunciate si preparano a fare altrettanto. Risultato? Visto che i ricercatori, oltre a occuparsi di ricerca, tengono molti corsi, spesso fondamentali, senza di loro le facoltà non sono in grado di garantire l’offerta formativa ai loro studenti. Alberto Conte, preside della facoltà di Scienze e presidente della commissione Organico d’ateneo, è stato chiaro fin dall’inizio della mobilitazione: «Senza ricercatori non possiamo garantire il funzionamento delle facoltà».

La protesta, divampata tre mesi fa proprio a Scienze, ieri è arrivata in Senato, spinta dal coordinamento dei ricercatori, dai rappresentanti degli studenti e da alcuni presidi e senatori. E, dopo una lunga discussione, è stato approvato il testo presentato dai ricercatori. «Si doveva intervenire due mesi fa, perché la nostra mobilitazione è partita da tempo e il ddl è già in discussione in Parlamento», spiega Alessandro Ferretti, ricercatore a Fisica. «Ora siamo quasi agli sgoccioli, ma il segnale del Senato è comunque importante». «Era giusto che si seguisse questo percorso per gradi - precisa Conte - dalle singole facoltà al Senato».

Adesso tocca al rettore Pelizzetti. Ma il mandato del Senato sembra chiaro: con almeno 450 ricercatori sulle barricate e i tagli in arrivo non si può più andare avanti.

mercoledì 11 novembre 2009

Auto blu e caschi blu


Sull'inaugurazione dell'anno accademico 11 novembre 2009

Oggi in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2009/2010, abbiamo voluto esprimere il nostro dissenso nei confronti della politica che l'ateneo sta portando avanti negli ultimi anni. Dopo aver partecipato a un'assemblea di lavoratori e precari del Politecnico, in cui si è discusso principalmente dei problemi dei precari della ricerca, abbiamo deciso di prender parte a modo nostro all'inaugurazione. Una cerimonia a cui sono stati invitati politici, militari e rappresentanti di aziende private, ma non studenti, lavoratori e precari!

Il nostro ingresso è stato impedito in modo violento dalle forze dell'ordine, schierate davanti alle porte dell'aula magna. A dare man forte alla DIGOS è stata chiamata anche la celere, fino a quel momento chiusa nelle quattro camionette parcheggiate davanti al Politecnico. Un clima surreale: un'università assediata dalle forze dell'ordine, con transenne che impedivano di accedere al cortile, trasformato per l'occasione in parcheggio per le auto blu dei signori in toga e in pelliccia. Negli ultimi mesi questa è la terza volta che il rettore autorizza l'ingresso della polizia al Politecnico, e questo dimostra che stiamo andando incontro ad un'università sempre più chiusa e militarizzata, in cui non c'è possibilità di dialogo, ma solo di obbedienza.

Non per gentile concessione del prorettore Gilli, ma con l'astuzia siamo entrati dal retro, portando rumorosamente le nostre critiche e richieste, interrompendo l'inaugurazione blindata, formale e fatta di velleità, disturbando per una decina di minuti la corte al servizio dei signori. La generale indifferenza in cui è caduto il nostro intervento, con tanti ospiti illustri che abbandonavano la sala per evitare le contestazioni, dimostra ancora una volta la volontà di non considerare ed escludere gli studenti da qualsiasi processo decisionale all'interno dell'ateneo.

Vogliamo un sapere libero, non in mano alle aziende. Per questo continueremo a ribadire con tutta la nostra voce che il modello aziendale di università non ci piace, che dare in mano ai privati la guida degli atenei è la morte dell'istruzione pubblica. La cultura legata ad interessi privati seguirà le stesse logiche di mercato che stanno distruggendo la nostra società.

Col.Po – Collettivo Politecnico