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mercoledì 24 febbraio 2010

L'Onda non si processa! Dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


Sono passati oramai 8 mesi dalla tre giorni di mobilitazione contro il G8 University Summit tenutasi a Torino il maggio scorso. Una tre giorni di assemblee, dibattiti, azioni, ed un corteo nazionale, quello del 19 maggio, che vide scendere in piazza 10mila studenti e precari provenienti da tutt'Italia. Volevamo contestare un G8 che si proponeva ipocritamente di discutere unilateralmente di sostenibilità globale e del nostro futuro, di proporre tamponi per le emorragie conseguenti ad una crisi che loro stessi hanno prodotto, nel fallimento totale delle politiche neo-liberiste implementate da tutta quella costellazione di summit dei padroni del mondo che non ci stancheremo mai di contestare, perchè illegittimi. E così abbiamo fatto anche a maggio: l'Onda vs l'insostenibile G8 dell'università. Durante le giornate di dibattito all'interno del Block G8 Building, la palazzina universitaria occupata in seguito alla decisione del rettore-dittatore Pelizzetti di chiudere Palazzo Nuovo, si è parlato di beni comuni e delle popolazioni che difendono i loro territori dalla devastazione ambientale, della crisi dell'università e delle trasformazioni agite su scala globale contro di essa, delle nuove lotte del lavoro cognitivo e delle esperienze di mobilitazioni studentesche che hanno attraversato tutt'Europa e non solo.

Il 6 luglio scorso, a un mese e mezzo dalla manifestazione del 19 maggio, come reazione alla rottura di piazza esercitata dall'Onda, è scattata l'operazione Rewind, spot promozionale voluto dal trio Magistratura-Governo-Questura, con la quale abbiamo visto scendere in campo "sua santità" procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, mito di cartapesta di una vuota sinistra forcaiola e giustizialista, espressione togata di quello che, tempo addietro, era il triste "Pci che si fa Stato". In un clima surreale (e ridicolo!) che evocava i fantasmi degli anni '70, sono state propinate 21 misure cautelari contro gli studenti dell'Onda: arresti a Torino, Padova, Bologna, Milano e Napoli. Provvedimenti, più una sfilza di perquisizioni e denunce, che per alcuni hanno significato settimane di carcere, per altri obbligo di dimora e per altri ancora obbligo di firma (queste permangono tutt'ora). Misure repressive che non si sono fermate a luglio, ma col passare dei mesi e col proseguo delle indagini sono aumentate di numero; solo poche settimane fa, altre perquisizioni a Bologna e Genova. La repressione d'estate non è giunta solamente dopo uno straordinario No G8 torinese, ma anche in seguito ad un autunno scosso dagli studenti e dalle studentesse di un movimento, l'Onda Anomala, irrappresentabile e contagioso, che con la sua voglia di cambiamento ha dato non pochi problemi al governo per le sue contestate riforme, che ha gridato forte "noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!".

Ma le manette di luglio hanno rappresentato anche una chiara intimidazione con finalità deterrenti, a pochi giorni dal G8 de L'Aquila e con alle porte un futuro quantomai incerto per il galoppare della crisi. Crisi della quale, ancora oggi, superato l'autunno e nonostante la propaganda del governo, paghiamo i costi. Lo testimoniano le centinaia di fabbriche che, una dopo l'altra, sono costrette a chiudere, con gli operai che occupano, salgono sui tetti e che si organizzano a resistere. Lo testimoniano le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e l'estendersi della cassa integrazione e della disoccupazione. Lo testimoniano studenti e ricercatori che s'imbattono tra le macerie dell'università e che vedono ipotecato il loro futuro dal peso del debito e della precarietà. Lo testimoniano gli affanni e le ingiustizie subite dai migranti dentro la Fortezza Europa. Il quadro potremmo andare ancora ad allargarlo; imperversa la crisi, noi continuiamo a non voler pagare.

Le soggettività sedimentate durante l'Onda, attraversato tutto lo scorso anno di mobilitazione, oggi continuano a r-esistere non solo nelle università, ma anche agendo nelle metropoli all'interno dei movimenti, al fianco di coloro che lottano, rivendicando l'insopprimibile diritto di resistere alla crisi e di riappropriarsi di quel che viene negato. In 10mila il 19 maggio abbiamo rotto i divieti e siamo scesi in piazza forti e determinati nel respingere zone rosse e divieti. In 10mila il 19 maggio abbiamo voluto lanciare un segnale chiaro: vogliamo riprenderci il nostro futuro, non sarete voi a determinarlo. La potenza del conflitto contro un summit mandato in crisi, travolto dall'Onda. L'avevamo promesso, l'abbiamo fatto, tutti assieme, non ci sono buoni e cattivi. L'operazione è stata chiamata Rewind, tradotto: "riavvolgere", "tornare indietro". Ma indietro non si torna: ai santoni dell'inquisizione, nuovamente, dopo la straordinaria ondata di mobilitazioni contro gli arresti in tutte le città d'Italia di luglio, non possiamo che ribadire che hanno fallito ancora, non sono riusciti a intimidirci e ne ci riusciranno con il processo al via. Per noi quella del 19 maggio è stata e continuerà ad essere un'Onda Perfetta! Con questo spirito ci saremo anche il 24 febbraio, al fianco dei nostri compagni sotto processo, fuori al Palagiustizia di Torino, perchè non ci avete fermato, ne ci riuscirete: l'Onda non si arresta.

Onda Anomala Torino

martedì 10 novembre 2009

Siamo tutt* meritevoli! La Gelmini non ci merita!


Sì all'apertura del tavolo sui precari


[torino.repubblica.it] Dopo il Politecnico anche l'Università aprirà un tavolo sulla situazione dei precari della ricerca, rappresentati dalla Flc-Cgil. Ieri, studenti, ricercatori e docenti hanno organizzato un presidio in Rettorato. Una delegazione è stata ricevuta dal rettore, che si è impegnato a portare le istanze in Senato accademico, compresa la forte contrarietà al ddl Gelmini sull'Università. Pelizzetti ha anche ricordato che il bilancio 2009 si chiuderà in positivo, con un leggero avanzo.
Vedi anche:

giovedì 5 novembre 2009

[9nov09] Presidio in occasione del Senato Accademico: do the right thing!


DO THE RIGHT THING!


L'università è in crisi e questa non è una novità; la novità è che da quest'anno i tagli iniziano a essere visibili giorno per giorno.

Si scopre che l'offerta formativa si è ridotta; che molti docenti a contratto non saranno pagati per il loro lavoro; che le biblioteche hanno disdetto gli abbonamenti alle riviste e il personale è stato tagliato o reso sempre più precario; che decine di assegni di ricerca non saranno rinnovati; che per pagare i tagli l’ateneo aumenta le tasse per gli studenti; che le borse di dottorato sono la metà, un terzo, un quarto di quelle dell'anno scorso.

Si scopre, insomma, che l'università sta drasticamente riducendo la propria offerta di servizi, ricerca e formazione.

Siamo noi - precari della ricerca, studenti, dipendenti delle cooperative - che sopportiamo il peso maggiore di questi tagli; siamo noi, ancora, a non avere alcuna voce in capitolo rispetto alle decisioni che vengono prese in un momento così critico.

La riforma universitaria varata dalla Gelmini non solo non offrirà alcuna soluzione a questo stato di cose, né fondi aggiuntivi per l’università, ma contribuirà ulteriormente a spegnere gli ultimi barlumi di democrazia interna.

La crisi di oggi segna la fine di un'epoca: non si può far finta che qualche aggiustamento cosmetico e qualche fondo regalato agli atenei "virtuosi" ci permetteranno di far quadrare i conti. Se non si prende atto di questa situazione la sola cosa che i rettori Profumo e Pellizzetti sono in grado di garantire è il tranquillo affondamento dell'università, con loro nella parte dei commissari liquidatori.

C'è un solo modo sensato di affrontare quello che abbiamo davanti:

- Anche in tempi di fondi insufficienti le scelte dell'università contano, e conta come verranno prese. Per questo bisogna che siano prese in modo trasparente, coinvolgendo anche coloro che sono esclusi dagli organi di rappresentanza. Prossimamente si avvierà la discussione sul bilancio: vogliamo che questa discussione si svolga nel modo più aperto e democratico possibile.

- Ci viene detto che la drastica riduzione dell'offerta dell'università ci è imposta dai tagli ministeriali. Benissimo, allora i rettori di università e politecnico prendano atto dello stato di crisi e presentino le proprie dimissioni, creando un caso nazionale e costringendo il governo a spiegare come mai i "virtuosi" atenei torinesi (rispettivamente all'ottavo e al secondo posto nella classifica ministeriale) dichiarano di non poter andare avanti così.

- Se la crisi è così grave allora coinvolge tutti: si apra dunque un tavolo di crisi fra atenei, enti locali, studenti e lavoratori, che elabori un piano complessivo per salvare l'università garantendo la continuità di formazione e ricerca. Tavoli di confronto devono essere aperti sui temi più specifici (ricerca, diritto allo studio, servizi, ecc.) con tutte le parti coinvolte.

Chi oggi fa finta di niente sta suonando il suo trombone sul ponte del Titanic che affonda; poco importa stabilire se l'origine dell'iceberg sia la gelmini o i (molti) mali dell'università come la conosciamo.

La domanda è: cosa volete fare adesso?
FAI LA COSA GIUSTA!
LUNEDI' 9 NOVEMBRE H. 12.00 NELL'ATRIO DI PALAZZO NUOVO
PRESIDIO IN OCCASIONE DEL SENATO ACCADEMICO
picnic bellavita: porta qualcosa da mangiare anche per il rettore

Prime adesioni: Bibliocooperativisti - Precari della ricerca discipline umanistiche e scienze sociali - Collettivo Universitario Autonomo - Coordinamento precari FLC-CGIL Piemonte - Coordinamento Precari della Ricerca (POLITO) - Rete Nazionale Ricercatori Precari (Torino)

lunedì 26 ottobre 2009

Rivogliamo gli appelli!


Contro l'eliminazione degli appelli di novembre e aprile
nella facoltà di Lettere e Filosofia.

Presidio: "rivogliamo gli appelli!"
ore 13 - Palazzo Venturi
ore 14 - consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia

Sono sparite le sessioni d'esame di novembre e di aprile!!! Non è l'incubo di un'agitata notte da studente, ma è ormai la realtà e la notizia si è diffusa in tutta l'università. Queste sessioni intermedie sono state sempre fondamentali per noi tutt*. Infatti, ci permettevano di suddividere il numero spropositato di esami da dare in un anno (anche 12!) in più sessioni. In questo modo ci troveremo invece a dare tantissimi esami in una sola sessione, sperando che le date di due esami non coincidano (come già troppo spesso avviene!). Nessuno ha pensato che queste sessioni sono quelle che permettono a molti di noi di riuscire a stare in regola (o quasi) con gli esami? Pensiamo a tutti quegli studenti che essendo del Nuovo Ordinamento -cioè tutti gli immatricolati prima del 2009- fino a gennaio seguono numerosi corsi. Pensiamo ai beneficiari delle borse di studio, che rischiano di vedersi togliere la borsa per 5 crediti in meno sostenuti in un Anno Accademico! E pensiamo anche agli studenti lavoratori, che hanno la necessità di una più vasta scelta di sessioni per dare gli esami e poter organizzarsi meglio la vita. Tutti gli studenti, senza eccezioni, devono avere la possibilità di gestirsi al meglio il proprio percorso di studi e quindi anche decidere quando sostenere gli esami!

Importante è in ogni caso non perdere mai di vista il quadro generale. Le riforme degli ultimi anni hanno portato allo smantellamento dell'università pubblica, la qualità della didattica è in caduta libera, interi corsi di dottorato non sono stati attivati, ai ricercatori precari sono stati proposti interi corsi a 0 € (!!!) e gli ingenti tagli hanno ridotto i servizi e giustificato un aumento delle tasse per gli studenti. E toglierci DUE sessioni di appelli è solo un altro tassello (meno sessioni = meno esami in un anno = più anni da passare all'università = più tasse da pagare!!!) il cui obiettivo, ancora una volta, è quello scaricare tutti i disagi sulle nostre teste! Infatti è stata una decisione arbitraria del Consiglio di Facoltà, non giustificata da necessità di alcun tipo se non quella di togliere una seccatura ai docenti. Noi non possiamo accettarlo!

Oggi, alle ore 14 nella sala lauree del Palazzetto Lionello Venturi, il Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia discuterà se re-introdurre per quest'anno una sessione straordinaria a novembre solo per chi si deve laureare a gennaio. Questo è solo un misero contentino per evitare che tutti gli studenti della facoltà siano incazzati! Ma non è questa la soluzione di cui abbiamo bisogno, noi vogliamo le sessioni per tutt* e non solo per quest'anno!

Per questo invitiamo tutti e tutte a presidiare davanti al Palazzetto Liolello Venturi (via Verdi 25) dalle ore 13!

Collettivo Universitario Autonomo
cuatorino.blogspot.com

venerdì 23 ottobre 2009

Il 23 ottobre l'Onda sciopera!


Il report su InfoAut.org

In occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base, gli studenti e le studentesse dell'Onda torinese tornano in piazza.

Nell'"università del merito", non basta il sacrificio,
bisogna immolarsi!

Contro la filastrocca del merito e del sacrificio,
per un'università di tutt* e altra!

venerdi 23 ottobre 2009 - ore 10
presidio sotto la sede della Rai (via Verdi)

La crisi continua a colpire. Nonostante i tentativi del governo di minimizzarne la sua portata, proponendo false soluzioni, nella nostra vita quotidiana gli effetti si fanno sentire, eccome!

Noi studenti e studentesse sentiamo il peso della crisi che ci vorrebbero far pagare, innanzitutto attraverso l’aggravarsi della condizione di precarietà nella quale viviamo. L’aumento dei prezzi di affitti e trasporti, la sempre più limitata accessibilità della cultura, la necessità di aggiungere al carico dello studio il peso di lavori saltuari e malpagati, sono solo alcuni dei problemi che ci troviamo ad affrontare ogni giorno.

Nell’università la crisi si traduce nei tagli della riforma Gelmini-Tremonti, agiti seguendo il principio di una redistribuzione dei fondi rovesciata: prima sono stati operati i tagli e poi sulla base di questi sono stati elaborati presunti criteri di merito per ridistribuire gli spiccioli rimanenti a quegli atenei che si son dimostrati più supini alla logica dell' aziendalizzazione.

Studiare in un ateneo virtuoso, come è ritenuta la nostra università, per noi studenti e le studentesse significa, già da ora, perdita dei servizi necessari per il nostro percorso di studio (aule, biblioteche, alloggi, mense) e dequalificazione dell'offerta formativa data dai ritmi pressanti di “produzione” di esami a cui si è sottoposti.

Non solo, nell'università del merito le tasse aumentano, i corsi meno “gettonati” vengono eliminati, le borse dei dottorati diminuiscono drasticamente e i ricercatori sostengono attività didattica a titolo gratuito.

Gli orari delle biblioteche sono stati ridotti creando un servizio insufficiente. I tagli sull'università colpiscono quindi sia il versante studentesco sia quello dei lavoratori (in particolare precari ed esternalizzati). Infatti molti lavoratori bibliocoperativisti, considerati costi da abbattere, perderanno il posto di lavoro.

Inoltre dobbiamo considerare che moltissimi studenti sono obbligati a lavorare nelle forme piu' disparate. Diventa chiaro quale condizione accomuni studenti e bibliocooperativisti (ma non solo!): la precarietà!

Per questo oggi siamo in particolare a fianco dei lavoratori bibliocooperativisti dell'università e di tutti i precari!

Siamo tutti meritevoli, noi la crisi non la paghiamo!

Onda Anomala Torino

giovedì 15 ottobre 2009

Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere!


Il senato accademico si prepara ad approvare un piano di riorganizzazione dell’ateneo per l’a.a. 2010/2011. Una riorganizzazione in linea con le direttive ministeriali, che sembra più un amaro adeguamento economico piuttosto che una riforma voluta e pensata per migliorare la nostra università. Il 28 ottobre scorso il rettore Profumo lasciava queste dichiarazioni a “La Stampa”:

"Se il Governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili e aprendo la via a una seria riforma dell'università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani."

Ad un anno di distanza, non possiamo che prendere atto della coerenza del governo nel portare avanti un progetto politico che mira sempre più a una distruzione della scuola pubblica in tutti i suoi livelli (da quella elementare fino all'università), e contemporaneamente non possiamo che ridere (furiosamente) dell'incoerenza di chi prometteva battaglia a questi provvedimenti, parlando addirittura di dimissioni ai giornali, e che invece si è ricandidato alle elezioni di rettore l'anno scorso e adesso propone una riforma figlia di quella stessa legge tanto criticata.

Il nostro caro rettore vuole, evidentemente, a tutti i costi, rendersi complice di questo progetto politico, forse per smanie di grandezze e quindi per poter dire un giorno: "c'ero anche io, quando l'università pubblica moriva".

Questi sono i punti principali di una riforma molto radicale, della quale però non si parla (assomiglia ad un diktat!) e non si viene informati (ne siamo venuti a conoscenza da un articolo pubblicato su Repubblica!):

- chiusura dei corsi di laurea non economicamente sostenibili (cioè con un numero di iscritti inferiore a 150 per la triennale e 50 per la specialistica)
- possibilità di iscrizione all'anno successivo solo se raggiunto un numero minimo di crediti e l'introduzione di soglie per l'iscrizione alla specialistica.
- 1° anno comune per tutti i corsi di ingegneria con classi di 180 studenti, 2° anno diviso per aree disciplinari (Industriale, Ambientale/Civile/Edile, Informazione, Gestionale) e 3° anno diviso per corsi di laurea.
- conferma del corso di Disegno Industriale solo se ritenuto “sostenibile” da un apposita commissione
- accorpamento delle 2 facoltà di architettura.
- chiusura di tutte le sedi decentrate.
- riduzione del 10% del personale docente e tecnico-amministrativo.

A parte l'ultimo punto, dove la parola riduzione è sempre sintomo di peggioramento della qualità del servizio che si offre, molti sono gli interrogativi che sorgono spontanei e sui quali sarebbe opportuna una discussione aperta a tutti.

Ad esempio:

- l'inserimento di soglie di crediti per l'accesso agli anni successivi di insegnamento è una scelta che tiene conto di chi, per motivi economici, studia e contemporaneamente lavora per proseguire quegli studi? parchè deve essere l'università a dettare i tempi dell'apprendimento, sempre più serrati e frenetici, e sempre più lontani da quella "lentezza" capace di far riflettere sul mondo che ci circonda, su noi stessi e renderci più completi come individui?

- la chiusura delle sedi distaccate, uno dei temi tanto decantati anche dal governo come soluzione gli sprechi, è una scelta puramente economica o è una scelta che porta avanti l'idea di un polo culturale accentrato, per creare grandi spazi di aggregazione culturale? Se è veramente una scelta dettata da un idea e non dal bilancio (cosa improbabile di questi tempi), si è in grado di fornire alloggi e spazi didattici alle molte persone che si vedranno costrette a trasferirsi a Torino? Riuscirà l'edisu a farsi carico di tutte queste persone? Può il politecnico fornire aule adeguate, quando ci si ritrova già ora a fare lezioni in aule troppo piccole per il numero di studenti che seguono il corso?

- è giusto parlare di sostenibilità economica? è giusto che questa riforma universitaria, come quelle passate, sia una risposta a dei modelli economici imposti piuttosto che una risposta a un reale bisogno di miglioramento?....

Sembra evidente, quindi,che una riforma di tale portata, necessiti di una discussione molto lunga e approfondita e, soprattutto, debba coinvolgere la pluralità dei soggetti interessati.

Ci sembra assurdo che gli studenti non siano stati nemmeno informati su questa riforma così radicale e che, ancora una volta, questi discorsi rimangano chiusi tra le mura di un senato accademico sempre più indifferente alla voce degli studenti.

Una questione fondamentale da evidenziare, infatti, è la non partecipazione e l'unilateralità dei processi decisionali. La tanto decantata governance ovvero un processo governativo e decisionale che coinvolga più attori al fine di perseguire un unico e condiviso obiettivo di crescita, ovvero un processo che dovrebbe opporsi a decisioni dettate dall'alto lasciando spazio alla partecipazione, non è che una facciata, una maschera, che nasconde il volto reale di un modo di procedere e decidere unilaterale e dettato dall'alto. Chi di noi è stato dunque coinvolto in un processo di riforma della nostra università? O, ancora, chi di noi è stato almeno informato? Lo studente, l'attore fondamentale dell'università , la cui formazione rappresenta il motore di qualunque processo che la riguardi, è l'escluso per eccellenza.

Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere!

Presidio davanti al rettorato del politecnico
giovedi 15 ottobre 2009, dalle ore 12.30
cortile centrale, Corso Duca degli Abruzzi 24

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org

Contro lo smantellamento delle biblioteche! Assediamo il rettore!


I/le dipendenti delle cooperative Codesscultura e Copat, che gestiscono il servizio reference nelle biblioteche universitarie, hanno indetto un'assemblea in rettorato IL 15 OTTOBRE dalle ore 10 in poi.

Come tutti gli anni non sappiamo che cosa sarà del nostro lavoro, ancora una volta diversi di noi non sanno se a gennaio lavoreranno ancora, anzi ad una nostra collega di psicologia è già stato detto che con il 2010 non avrà più lavoro e stipendio. Che he sarà dei servizi? Alcuni potrebbero chiudere, altri veder ridotto il già striminzito orario di apertura al pubblico!

ECCO CHE I TAGLI DELLA GELMINI COMINICIANO A FARE EFFETTO
E COME SEMPRE SONO I MENO GARANTITI E I SERIVIZI
AGLI STUDENTI ED ALLA RICERCA A PAGARLI!!


Non possiamo più accettare di essere trattati come mere cifre da arrotondare, ogni ora e dipendente perso diventa una dispersione di professionalità (costruite all'interno ed a spese dell'università) e quindi di investimenti pubblici. Se si vuole ridurre il nostro costo allora si sappia che se fossimo assunti dall'Università e non affittati da cooperative il costo di ogni nostra ora lavorata si ridurebbe di 1/3.

L'anno passato le grandi mobilitazioni hanno salvato il sistema universitario dal tracollo finanaziario, ma il ministro gelmini e i suoi tirapiedi non hanno certo rinunciato ai progetti di distruzione dell'Università. Rettore ed amministrazione torinese continuano a non fare nulla per opporsi, trasformandosi prontamente nei liquidatori dell'Università.

Ora noi qualche diritto l'abbiamo ancora ed intendiamo esercitarlo protestando ed opponendoci come abbiamo sempre fatto con successo fino ad oggi contro chi ci vuole liquidare come inutili costi aggiuntivi: proprio un bel esercizio mentre l'amministrazione decide di assuemere 2 nuovi dirigenti con contratto dal costo di più di 100.000€ l'anno!

Intendiamo anche mandare un messaggio chiaro a chi lavoro qui, alcuni in condizioni molto peggiori delle nostre (penso ai prof a contratto per 100 o meno euro l'anno, i portieri la cui paga oraria è di meno di 5€ l'ora): ARRABBIATEVI CON NOI, facciamoci coraggio ed usciamo alla scoperto. Per troppi anni siamo rimasti immobili ad accetare contratti sempre peggiori, mentre pian piano venivano erosi i diritti di chi lavora. Non è possibile che ha pagare i costi della crisi e dei tagli gelmineschi siamo sempre noi.

Diamo appuntamento a tutt* il giorno 15 ottobre dalle ore 10 in poi in rettorato in assemblea, non dimenticatevi di portare una sedia, per assediare comodamente il rettore!

Lavoratori e lavoratrici delle biblioteche

giovedì 1 ottobre 2009

"Prendiamoci gli spazi!"


Un anno fa l'aula 1M veniva sottratta all'asettica gestione del politecnico e occupata dagli studenti con lo scopo di creare uno spazio di aggregazione, dove portare avanti delle idee, organizzare iniziative, discutere e crescere.

Quest'aula era diventata un punto di riferimento per molti studenti che hanno organizzato e partecipato a numerosi eventi (incontri tematici, presentazione libri, concerti, feste....) nonostante i continui tentativi di controllo e limitazione da parte dell'amministrazione del politecnico.

Dal primo di settembre il rettore ha deciso di chiudere quest'aula.

Ribadiamo la necessità di uno spazio autogestito in cui oltre che studiare ci si possa autorganizzare in momenti assembleari, creare iniziative ed eventi, parlare di didattica e diritto allo studio, discutere delle problematiche di studenti e studentesse all’interno dell’università. Un luogo in cui possiamo costruire la nostra coscienza critica senza subire i ritmi serrati e il sapere nozionistico che l’università ci impone, un luogo fondamentale per la costruzione di percorsi di mobilitazione e lotta.

Un’aula autogestita è uno spazio dove gli studenti e le studentesse costruiscono tutti i giorni l’università che vorrebbero.

Non vogliamo soffocare nel clima di appiattimento culturale che viene imposto, ma riteniamo necessario riconquistare uno spazio autogestito dove coltivare i nosti sogni, progetti, conflitti e relazioni che non dipendano dalle decisioni e dai regolamenti imposti ma dalle nostre esigenze.

CONTRO CENSURA E REPRESSIONE,
SPAZIO AL DISSENSO E ALL'AUTORIZZAZIONE!

Col.Po - Collettivo Politecnico
www.colpo.org

venerdì 25 settembre 2009

25 settembre: "Io non ci sto!"


Il report su InfoAut.org


Venerdi 25 settembre 2009
ore 16:30, via Verdi

Presidio sotto la sede Rai contro i tagli del ministro Gelmini e il silenzio mediatico sulle drammatiche conseguenze della riforma

giovedì 24 settembre 2009