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mercoledì 21 aprile 2010

Studenti in movimento per cavalcare l'Onda. Proiezione Youngstown a Palazzo Nuovo


[www.ilmanifesto.it] «Youngstown», vite precarie da docu-fiction

di Benedetto Vecchi

Computer sempre acceso e connesso alla Rete, televisore perennemente sullo sfondo. E una casa affastellata di libri, letti in disordine e arredamento minimal. Sono gli interni del video Youngstown - un'altra volta, un'altra Onda girato emontato come una docu-fiction dal gruppo romano, coordinato da Maurizio Gibertini di Officina multimediale. Si racconta l'Onda che per alcuni mesi invase le strade di Roma, Bologna, Milano, Pisa e Firenze per protestare contro il progetto di controriforma dell'Università targatoMaria Stella Gelmini e Giulio Tremonti. Filo conduttore, due giovani studenti universitari di Roma che alternano studio, lavoro (precario) e partecipazione al movimento. A loro modo, sono figure rappresentative della contemporanea condizione studentesca che non conosce confini e frontiere. Se si leggono, infatti, le cronache delle mobilitazioni studentesche austriache, tedesche, francesi, greche e statunitensi degli ultimi due anni, non ci sono poi così differenze rispetto la vita (metropolitana) di Vienna, Parigi, Roma, Atene o Berkeley. Tutti gli studenti sono inseriti in percorsi formativi che devono essere bruciati nel minor tempo possibile, perché l'università è una fabbrica del sapere che tritura bisogni e desideri nei tristi meccanismi dei crediti formativi. Ma una volta usciti, corrono il rischio di essere risucchiati nel gorgo della precarietà. L'università, cioè, invece che preparare la futura classe dirigente è un dispositivo che addestra all'eterno presente di una «vita precaria». Questo non vuol dire che nell'università non si riflettono le differenze di classe presenti nella società. Più prosaicamente, la futura classe dirigente si forma sempre più fuori dall'università di massa scaturita dalla rivoluzione mondiale del Sessantotto.

Il video alterna la vita dei due giovani con immagini delle manifestazioni in giro per l'Italia e con interviste a ricercatori (precari), docenti e architetti. Il ritmo delle immagini che scorrono è paragonabile a quello della calma prima che inizi la mareggiata e l'onda che tutto rimette in movimento. I dialoghi in interno hanno il potere ipnotico di una asfissiante normalità che, invece, il movimento, l'onda riesce a infrangere. E tutto ciò potrebbe far pensare che lamiseria della condizione studentesca tale sia destinata a rimanere. Quando le riprese si spostano nella strada, zigzagando tra cortei che sembrano happening, il video decolla, quasi a suggellare il fatto che le «vite precarie » dei giovani possono manifestare potenza politica solo se si mettono in movimento. Non è un caso che la colonna sonora dell'Onda oscilli tra un pop raffinato e il rap delle banlieues francesi. Il video di Officina multimediale, tuttavia, registra la capacità dell'Onda di non volere essere un movimento reattivo a una proposta di legge sull'università. Per mesi, l'ordine del discorso di questo movimento ha messo l'accento sul fatto che la crisi economica non poteva essere pagata dagli studenti o dal «lavoro vivo». Accanto a questo, l'Onda ha sottolineato come la condizione studentesca non fosse analizzabile se veniva rimossa la questione della precarietà e dalla dismissione del welfare state. Dunque, un movimento che ha rivendicato da subito la sua politicità e la sua autonomia dalle forme organizzate della politica istituzionale. Da qui, gli intermezzi e le interviste presenti nel video su come le forme di controllo messe in campo dal governo italiano hanno sempre oscillato tra la minaccia di usare le maniere forti e una gestione degli spazi metropolitani affinché le manifestazioni non interrompessero i flussi produttivi. E di come, però, il movimento è sempre riuscito a infrangere talimeccanismi di controllo, riuscendo, talvolta, a «bloccare la città». Il videomette a fuoco ciò che era accaduto con un ritmo che alterna il rallenti con accelerazioni, introducendo così, implicitamente, cioè che è accaduto con la risacca. Ma siamo ai titoli di coda. In attesa di una nuova mareggiata.

Il video sarà presentato oggi (21 aprile) a Torino a Palazzo Nuovo (ore 16.30, via S. Ottavio 20), mentre domani dopo verrà presentato a Milano (ore 16.30, via del Conservatorio 7)

martedì 6 aprile 2010

Altro numero di BARAONDA!


Cercala negli spazi occupati di Palazzo Nuovo!
Sui tavoli delle aule studio e delle biblioteche universitarie!
Sulle panchine e sulle macchinette del caffè della tua facoltà!
Chiedi di lei, trovala, leggila, falla conoscere, facci sapere cosa ne pensi, collabora con noi!

per info: baraondatorino@gmail.com
prossima redazione di BARAONDA: prossimo 5 maggio allo spazio UniLotta alle ore 14:30, vieni!

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giovedì 1 aprile 2010

1 Aprile - Processo Rewind - A Torino dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


[www.uniriot.org]
Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l'operazione denominata "Rewind", ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell'onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell'inchiesta nell'autunno del 2009, si aggiungeranno all'elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e agli scontri con le forze dell'ordine che presidiavano la zona rossa del vertice.

Ma in quella giornata eravamo in più di 10.000 tra studenti, dottorandi e precari dell'università a prendere la parola pubblicamente con un grande corteo per esprimere - ancora una volta dopo le mobilitazioni dell'autunno - la nostra indisponibilità al processo di dismissione dell'università pubblica e la nostra determinazione a costruire una università diversa attraverso le pratiche dell’auto-riforma e dell’auto-formazione. E non solo: quel giorno eravamo in migliaia a voler sancire come illegittimo ciò che si stava svolgendo all'interno di quella zona rossa che bene simboleggia l’intenzione di arginare il protagonismo del corpo vivo delle nostre università ed estrometterlo dai processi decisionali. La violazione di quella zona rossa voleva dire per noi dare simbolicamente visibilità all’intelligenza e ai desideri di migliaia di studenti e ricercatori che irrompendo nello spazio pubblico italiano hanno cominciato a costruire una nuova idea di università e di formazione. E così è stato, dietro a quello scudo a urlare di essere “l'anomalia del futuro” e ad impedire che del nostro futuro fosse impunemente deciso sopra le nostre teste eravamo insieme, tutti e tutte 10.000.

E come avrebbe potuto essere altrimenti dopo un autunno come quello dell'anno passato, durante il quale le partecipatissime mobilitazioni dell'onda avevano avuto una potenza tale da spazzare via le tremontiane retoriche degli “studenti fannulloni” per lasciare posto a migliaia di studenti che avevano invece intenzione di riprendersi la parola da protagonisti e di rovesciare le trasformazioni agite dal governo sull'intero mondo della formazione?

L’Onda Anomala ha mostrato a tutti la forza dirompente di una generazione post-ideologica capace di contestare i tagli alla ricerca e all’istruzione pubblica, di criticare i processi di riforma e riorganizzazione della formazione  messi in atto dal Bologna Process, e di costruire una mobilitazione diffusa e radicale tutta protesa in avanti, estranea a logiche nostalgiche e animata dalla volontà di costruire un progetto comune di altra-formazione.

L’Onda ha parlato di università, ha contestato i tagli voluti dal Governo, ha parlato di saperi critici, di autonomia dei percorsi formativi e di ricerca, ma ha anche saputo esprimere nelle università e nelle strade la rabbia di chi vive ormai da anni una condizione esistenziale di precarietà. Ha saputo parlare della società nel suo complesso, della crisi globale che investe l’economia e dei nuovi razzismi che le retoriche della sicurezza alimentano e diffondono. Non si è chiusa tra le mura degli atenei, ha sfondato definitivamente tutti gli argini di un anacronistico “studentismo” e ha posto tra le proprie priorità la battaglia per il reddito garantito e per un nuovo welfare. Tutto questo è stato costruito per mesi fuori dalle soffocanti retoriche dei partiti e dei sindacati della sinistra italiana, dimostrando la possibilità di fare movimento e di costruire rivendicazioni concrete e radicali all’interno di spazi comuni e attraverso reti sociali autonome e indipendenti dalla politica istituzionale.

Il carattere dirompente, eterogeneo e di massa, innovativo, radicale, non rappresentabile e non categorizzabile di questo movimento, aveva già avviato nell’autunno del 2008 il solito tentativo di trasformare un’espressione sociale e politica in un problema di ordine pubblico e l’operazione di Caselli non è nient’altro che il tentativo giustizialista, tipico della sinistra italiana, di criminalizzare e di legare al problema della “legalità” la costruzione di legittimi percorsi di lotta.

Dopo essere stati per mesi al centro del discorso mediatico infatti (basti ricordare lo spazio dedicato da Repubblica alle mobilitazioni dell’Onda), a seguito delle grandi giornate di Torino si è immediatamente palesata l'ambiguità e la funzionalità del monolite mass-mediatico: improvvisamente dalle colonne del Corriere della Sera e di Repubblica non si parlava più di un grande movimento contro l'abbattimento della formazione pubblica, ma di un'Onda bifida, composta da una parte buona e pacifica, la maggiore,e da uno sparuto gruppo di violenti e facinorosi che avrebbe guidato gli scontri del 19 maggio a Torino.

Questa teoria è servita anche a sorreggere l'operazione del procuratore Caselli, emblematicamente denominata “Rewind”, riavvolgere, per riscrivere funzionalmente, sulla nostra pelle, quanto era successo. Ma chiunque sia stato quel giorno a Torino sa come sono andate davvero le cose.

Non ci stupisce che questo tentativo di criminalizzazione di pochi per nascondere quella che è stata una conflittualità espressa collettivamente, provenga dagli stessi spalti di coloro che oggi dalle colonne degli stessi giornali sostengono il processo di abbattimento dell'università pubblica, accogliendo con plauso i violenti tagli alla formazione mascherati da distribuzione “differenziata” dei fondi secondo criteri “meritocratici”.

Quella di Rewind è chiaramente un operazione tutta politica. All’interno ci possiamo leggere l’atteggiamento da sempre assunto dalla sinistra italiana: complicità assoluta nel governare i processi di ristrutturazione capitalistica degli ultimi 30 anni, coinvolgimento attivo a livello nazionale e locale nell’organizzazione delle politiche di controllo sociale e un interesse sempre vivo ad arginare e colpire a ogni costo i movimenti sociali e le rivendicazioni di chi parla oggi di libertà, di auto-determinazione, di reddito e di nuovi diritti.

L’11 marzo il p.m. Sparagna ha chiesto, durante la prima udienza del processo, fino a due anni di carcere per gli imputati del processo Rewind. Noi rispondiamo a questo tentativo rozzo e mal costruito di criminalizzazione raccogliendo e valorizzando ciò che il movimento dell’Onda ha depositato e ne sfrutteremo tutta la potenza innovatrice convinti dell’assoluta legittimità dei nostri progetti. Lo faremo dentro e fuori dalle Università, senza paura e rimandando al mittente il tentativo di intimidazione con cui tenta di colpirci la procura di Torino.

UniRiot Network

sabato 27 marzo 2010

giovedì 11 marzo 2010

Rewind: condannarne 21 per colpire l'Onda!


[www.infoaut.org]
Si è svolta stamani al Palagiustizia di Torino la prima udienza preliminare (dopo il rinvio per vizi procedurali del 24 febbraio) contro gli studenti dell'Onda arrestati in seguito al corteo nazionale di Torino del 19 maggio scorso, indetto dal movimento universitario contro il g8 University Summit. Con oggi non si possono più aver dubbi sulla natura meramente politica dell'intera operazione Rewind, volta a colpire un movimento che l'anno scorso ha tanto spaventato i poteri forti (siano essi politici, baronali o mediatici).

Pesantissime le pene richieste dal pm Sparagna anche per gli studenti che hanno scelto di difendersi con il rito abbreviato, pene che vanno dall'anno e 6 mesi all'anno e 10 mesi. Non potendosi basare su effettive prove a carico degli imputati, sono state mosse accuse per "concorso morale", ovvero sono tutti colpevoli per il solo fatto di essere stati presenti al corteo (cosa, tra l'altro, che nessuno degli imputati ha mai negato). Nessuno degli elementi in mano all'accusa permetterebbe infatti una tale richiesta della pena.

Per un paio di loro, oggi dottorandi o ricercatori (precari), la colpa è stata anche quella di aver già partecipato ad una manifestazione come il G8 di Genova (più volte ricordato in aula), come se questa potesse essere una "colpa" da espiare in circostanze diverse e a distanza di anni! Ma, secondo il pm, anzi, sarebbe proprio una manifestazione come quella di Genova ad aver legittimato le cariche violente della polizia: "Si sa come è finita a Genova con l'estintore!", parole che fanno davvero venire i brividi se si pensa a Carlo, alla sua famiglia, al loro dolore e al suo assassinio rimasto impunito.

Il tentativo dell'accusa è stato anche oggi quello di distinguere i buoni e i cattivi all'interno di un movimento che in quella stessa giornata ha dimostrato di essere più unito e determinato che mai, tornando insieme in corteo verso Palazzo Nuovo e assumendo con un'assemblea e un comunicato stampa nazionale tutto quanto era accaduto in quella giornata.

Gli avvocati della difesa, che hanno pronunciato oggi in aula le prime arringhe, e che parleranno nuovamente in occasione della seconda sessione dell'udienza preliminare, che si svolgerà il primo aprile, hanno insistito sul fatto che, a differenza di quanto sostenuto dall'accusa, i momenti di tensione venutisi a creare in seguito al tentativo, da parte degli studenti, di violare la “zona rossa”, non fossero premeditati e studiati a tavolino, ma fossero in realtà conseguenza di una pratica naturale e spontanea che aveva portato migliaia di persone, tutte insieme, a scendere in piazza in modo dirompente e determinato.

Lo “scudo-ariete” immaginato dal pm Sparagna non è nient'altro che lo striscione di apertura del corteo, i “cattivi” sono in realtà rappresentati dalle migliaia di studenti e studentesse scesi in piazza che hanno, in tutti questi mesi, continuato a ribadire che “dietro quello scudo c'eravamo tutti”.

Non sono dunque bastati tutti gli attestati di solidarietà, tutte le azioni di protesta in tutta Italia da parte delle varie articolazioni dell'Onda, le occupazioni dei Rettorati, i cortei, le conferenze stampa, le migliaia di firme raccolte nel mondo accademico italiano e non solo, la presenza il 24 febbraio di delegazioni da tutta Italia, a far ricredere il pm Sparagna e le sue deliranti accuse.

Oggi stesso, gli studenti e le studentesse di tutta Europa, ritrovatisi a Vienna per un controvertice in occasione delle celebrazioni per l'anniversario della dichiarazione di Bologna, hanno esposto l'ennesimo striscione di solidarietà e di assunzione delle giornate del maggio torinese, che recitava “No rewind, Rewave! We were all behind that shield”.

In conclusione, anche di fronte a quanto oggi è stato palesato in aula dalla controparte, il processo Rewind - la sua sua valenza politica - per il movimento dell'Onda non potrà che continuare ad essere un campo di battaglia dentro il quale spendersi per decostruire un teorema Sparagna già mozzato dalle mobilitazioni diffuse di quest'estate (concretizzatosi con la liberazione dei compagni dalle carceri), contrapponendosi alle ultimi infime carte di una magistratura che spera (ma fallirà ancora!) di demolire la ricchezza e la potenza di quanto costruito nelle università (e non solo) fino ad ora. Che la storia non possa essere scritta dai tribunali è l'assunto dal quale partire, ribadendo e rivendicando quanto fatto a Torino, un percorso politico che non può e non sarà arrestato dal tintinnio delle manette e dal sinistro moralismo che aleggia da troppo tempo. Dietro quello scudo, oggi più che mai, c'eravamo veramente tutt*.

mercoledì 24 febbraio 2010

L'Onda non si processa! Dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


Sono passati oramai 8 mesi dalla tre giorni di mobilitazione contro il G8 University Summit tenutasi a Torino il maggio scorso. Una tre giorni di assemblee, dibattiti, azioni, ed un corteo nazionale, quello del 19 maggio, che vide scendere in piazza 10mila studenti e precari provenienti da tutt'Italia. Volevamo contestare un G8 che si proponeva ipocritamente di discutere unilateralmente di sostenibilità globale e del nostro futuro, di proporre tamponi per le emorragie conseguenti ad una crisi che loro stessi hanno prodotto, nel fallimento totale delle politiche neo-liberiste implementate da tutta quella costellazione di summit dei padroni del mondo che non ci stancheremo mai di contestare, perchè illegittimi. E così abbiamo fatto anche a maggio: l'Onda vs l'insostenibile G8 dell'università. Durante le giornate di dibattito all'interno del Block G8 Building, la palazzina universitaria occupata in seguito alla decisione del rettore-dittatore Pelizzetti di chiudere Palazzo Nuovo, si è parlato di beni comuni e delle popolazioni che difendono i loro territori dalla devastazione ambientale, della crisi dell'università e delle trasformazioni agite su scala globale contro di essa, delle nuove lotte del lavoro cognitivo e delle esperienze di mobilitazioni studentesche che hanno attraversato tutt'Europa e non solo.

Il 6 luglio scorso, a un mese e mezzo dalla manifestazione del 19 maggio, come reazione alla rottura di piazza esercitata dall'Onda, è scattata l'operazione Rewind, spot promozionale voluto dal trio Magistratura-Governo-Questura, con la quale abbiamo visto scendere in campo "sua santità" procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, mito di cartapesta di una vuota sinistra forcaiola e giustizialista, espressione togata di quello che, tempo addietro, era il triste "Pci che si fa Stato". In un clima surreale (e ridicolo!) che evocava i fantasmi degli anni '70, sono state propinate 21 misure cautelari contro gli studenti dell'Onda: arresti a Torino, Padova, Bologna, Milano e Napoli. Provvedimenti, più una sfilza di perquisizioni e denunce, che per alcuni hanno significato settimane di carcere, per altri obbligo di dimora e per altri ancora obbligo di firma (queste permangono tutt'ora). Misure repressive che non si sono fermate a luglio, ma col passare dei mesi e col proseguo delle indagini sono aumentate di numero; solo poche settimane fa, altre perquisizioni a Bologna e Genova. La repressione d'estate non è giunta solamente dopo uno straordinario No G8 torinese, ma anche in seguito ad un autunno scosso dagli studenti e dalle studentesse di un movimento, l'Onda Anomala, irrappresentabile e contagioso, che con la sua voglia di cambiamento ha dato non pochi problemi al governo per le sue contestate riforme, che ha gridato forte "noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!".

Ma le manette di luglio hanno rappresentato anche una chiara intimidazione con finalità deterrenti, a pochi giorni dal G8 de L'Aquila e con alle porte un futuro quantomai incerto per il galoppare della crisi. Crisi della quale, ancora oggi, superato l'autunno e nonostante la propaganda del governo, paghiamo i costi. Lo testimoniano le centinaia di fabbriche che, una dopo l'altra, sono costrette a chiudere, con gli operai che occupano, salgono sui tetti e che si organizzano a resistere. Lo testimoniano le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e l'estendersi della cassa integrazione e della disoccupazione. Lo testimoniano studenti e ricercatori che s'imbattono tra le macerie dell'università e che vedono ipotecato il loro futuro dal peso del debito e della precarietà. Lo testimoniano gli affanni e le ingiustizie subite dai migranti dentro la Fortezza Europa. Il quadro potremmo andare ancora ad allargarlo; imperversa la crisi, noi continuiamo a non voler pagare.

Le soggettività sedimentate durante l'Onda, attraversato tutto lo scorso anno di mobilitazione, oggi continuano a r-esistere non solo nelle università, ma anche agendo nelle metropoli all'interno dei movimenti, al fianco di coloro che lottano, rivendicando l'insopprimibile diritto di resistere alla crisi e di riappropriarsi di quel che viene negato. In 10mila il 19 maggio abbiamo rotto i divieti e siamo scesi in piazza forti e determinati nel respingere zone rosse e divieti. In 10mila il 19 maggio abbiamo voluto lanciare un segnale chiaro: vogliamo riprenderci il nostro futuro, non sarete voi a determinarlo. La potenza del conflitto contro un summit mandato in crisi, travolto dall'Onda. L'avevamo promesso, l'abbiamo fatto, tutti assieme, non ci sono buoni e cattivi. L'operazione è stata chiamata Rewind, tradotto: "riavvolgere", "tornare indietro". Ma indietro non si torna: ai santoni dell'inquisizione, nuovamente, dopo la straordinaria ondata di mobilitazioni contro gli arresti in tutte le città d'Italia di luglio, non possiamo che ribadire che hanno fallito ancora, non sono riusciti a intimidirci e ne ci riusciranno con il processo al via. Per noi quella del 19 maggio è stata e continuerà ad essere un'Onda Perfetta! Con questo spirito ci saremo anche il 24 febbraio, al fianco dei nostri compagni sotto processo, fuori al Palagiustizia di Torino, perchè non ci avete fermato, ne ci riuscirete: l'Onda non si arresta.

Onda Anomala Torino

sabato 20 febbraio 2010

Verso Torino: l'Onda di Pisa contesta il procuratore Caselli!


[www.infoaut.org]
Circa cinquanta studenti e studentesse dell'Onda pisana hanno improvvisato un presidio davanti all'auditorium del centro Maccarrone di Pisa per contestare la presenza del procuratore Giancarlo Caselli, in città per presentare il suo libro "Le due guerre - perché l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia". L'invito al procuratore è arrivato dal "coordinamento pisano per la legalità", organismo di facciata delle istituzioni.

Un'iniziativa "culturale" che rientra a pieno in quell'operazione di propaganda mediatica, che ha il fine di mostrare il volto buono dello stato che combatte i nemici in nome della legalità, celando così il ruolo di repressione e criminalizzazione (non riuscita) dei movimenti e delle lotte sociali.

Come è spesso accaduto negli ultimi mesi, anche oggi a Pisa il procuratore è stato accolto dalle contestazioni dell'Onda. Gli studenti e le studentesse hanno esposto uno striscione che recitava: "Caselli: dietro quello scudo c'eravamo tutti- 24/02 no rewind". Importante questo ennesimo atto di protesta contro colui che ha orchestrato l'operazione Rewind.

Mercoledì prossimo a Torino ci sarà la prima udienza del processo, che vede imputati i compagni e le compagne arrestati il 6 luglio scorso. Anche in questa occasione l'Onda farà sentire la propria voce: delegazioni da tutte le città parteciperanno ad un presidio davanti al palagiustizia torinese.

L'Onda non si processa! Dietro quello scudo c'eravamo tutti!

lunedì 15 febbraio 2010

E' uscito il nuovo numero di BARAONDA!


Cercala negli spazi occupati di Palazzo Nuovo!
Sui tavoli delle aule studio e delle biblioteche universitarie!
Sulle panchine e sulle macchinette del caffè della tua facoltà!
Chiedi di lei, trovala, leggila, falla conoscere, facci sapere cosa ne pensi, collabora con noi!

prossima redazione di BARAONDA: prossimo 3 marzo allo spazio UniLotta alle ore 12, vieni!

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martedì 2 febbraio 2010

Università Pavia: "4 milioni sono troppi! Le tasse pagatevele voi!"


[www.infoaut.org]
Universitari del collettivo universitario autonomo interrompono il cda contro l'aumento delle tasse.

Un centinaio di universitari/e, perlopiù appartenenti al locale collettivo autonomo, hanno interrotto questa mattina il consiglio d'amministrazione dell'università di Pavia che stava approvando una manovra per aumentare di 4 milioni di euro il costo complessivo delle tasse.

La riforma Gelmini ha portato a tagli complessivi di circa 9 milioni di euro nell'ateneo pavese, di questi l'autorità accademica ha ben pensato di scaricarne 4 sulle spalle degli studenti. Non erano però della stessa idea quegli studenti e studentesse che questa mattina hanno interrotto il cda, occupandolo e obbligando rettore e compagnia ad una seduta a porte chiuse in rettorato. Recatisi sul posto per una nuova contestazione, gli studenti in mobilitazione hanno trovato ad attenderli un nutrito gruppo di digos. Il cordone è stato sfondato ma nel cortile del rettorato gli studenti hanno trovato ad attenderli un plotone di poliziotti in assetto anti-sommossa.

Fatti questi che purtroppo si ripetono con sempre maggior frequenza: il tentativo di scaricare i costi di una crisi globale e dell'università sui non responsabili (gli studenti) dietro il paravento di un'infame riforma da applicare; l'autorizzazione d'intervento, sempre più frequente in molti atenei italiani, alla polizia in assetto anti-sommossa. Provvedimenti che però non spengono la voglia di lottare agli studenti cui si sta rubando un futuro.

sabato 23 gennaio 2010

Con la Valle che resiste... studenti in Onda contro Tav e sondaggi!


Oggi è una giornata importante… per la Val di Susa e per il movimento No Tav in primis, ma anche per tutte quelle persone che, qui come altrove, testardamente ancora lottano per riprendere in mano il presente e il futuro, proprio e di tanti altr*. E oggi non potevamo non essere qui, a fianco di queste persone fiere e umili, che con la loro passione, la loro tenacia e intelligenza da vent’anni si oppongono alla costruzione di un’opera inutile e dannosa. Il fare comune, la solidarietà, il mutuo soccorso, la resistenza, la convinzione, l’audacia, sono le caratteristiche di un popolo che non si tira indietro, che non rientra più nei ranghi del quieto vivere e dei tempi migliori. Ma agisce, facendosi forza collettiva.

Come universitarie e universitari non siamo stati né staremo a guardare passivamente ciò che succede a pochi chilometri da noi. Perché sentiamo che questa battaglia ci riguarda, tutti e tutte, ci appartiene. Nelle pratiche, nei contenuti e nello spirito. È un’intesa naturale, quella tra i No Tav e l’Onda, che nasce dalla stessa volontà di difesa dei beni comuni e dall’opposizione al malgoverno della cosa pubblica e che è espressione degli stessi bi-sogni.

In Val di Susa, nel corso degli anni, abbiamo incontrato una popolazione ribelle, e in quella popolazione ci siamo riconosciuti. Nelle pratiche di assedio e resistenza alle trivelle riviviamo lo spirito delle nostre manifestazioni; nei presidi, nella pratica dell’assemblea permanente, dei comitati di lotta popolare, riecheggia l’esperienza delle occupazioni delle università, dei collettivi di facoltà, dei tanti momenti di confronto assembleare. Sui terreni liberati della Valle come nei seminari autogestiti si sono sperimentate nuove forme di socialità, nuove forme di saperi, linguaggi altri del conflitto.

Essere no tav significa salvaguardare il percorso di autorganizzazione sociale e di lotta popolare che ha fatto tremare i potenti, che ancora oggi, nonostante le tante parole, non riescono ad averla vinta. Parole, solo parole, finora. Scritte sui giornali o dette ai tg, mai come oggi menzogneri e schierati. Neanche questo oscurantismo mediatico, alternato ad un assordante silenzio (vedi fiaccolata di domenica scorsa a Bruzolo) è riuscito a fermare il movimento, che da solo, con i propri canali, le proprie risorse, con il semplice passaparola in poco più di una settimana è riuscito a portare migliaia e migliaia di persone in piazza. Oggi per qualcuno era una scommessa. Ma non per tutti. Non per chi vive questa valle e questa lotta dal di dentro, da anni. Non per chi è questa lotta e sa qual è la posta in gioco.

E allora contateci oggi! Ma contateci e guardateci bene! Perché dietro ad un movimento come quello No Tav ci sono persone, volti, sguardi, paure e speranze. Ci sono nasi rossi e mani gelate dal freddo, ma c’è forza, solidarietà, fare comune, passione, resistenza.

Noi non perderemo neanche tempo a contare voi domani, rinchiusi in una sala del Lingotto. Avete già perso. Qui i sogni, lì gli interessi. Qui le persone, lì le marionette. Qui la partecipazione, lì la burocrazia. Al silenzio mediatico continueremo a rispondere con il rumore dei bastoni sui guardrails. Alle menzogne (Chiamparino a Radio anch’io mercoledì mattina ha dichiarato che nel 2005 la polizia non ha picchiato nessuno!) con la forza delle nostre ragioni. A sarà dura, questo è sicuro, ma resisteremo sempre un minuto in più di voi!

NO TAV! NO SONDAGGI!
 

Onda Anomala Torino

mercoledì 13 gennaio 2010

Torino No Tav in assemblea: 250/300 persone a Palazzo Nuovo


[www.infoaut.org] Alla fine dei conti la campagna di denigrazione contro il movimento NoTav messa in atto dai media locali sembrerebbe aver ottenuto un effetto boomerang. L'aula 36 di Palazzo Nuovo era strapiena di gente convolata all'assemblea cittadina per cercare di capire collettivamente quale percorso costruire dentro l'area metropolitana di realizzazione dei sondaggi.

Moltissimi gli interventi succedutisi per più di 2 ore, tutti estremamente sereni e consapevoli della 'lunga durata' su cui si gioca la battaglia contro l'Alta velocità. Ed esce subito, assunta dall'assemblea, un primo appuntamento in città: sabato 16 gennaio una marcia NoTav lungo i siti previsti sulla dorsale di corso Marche. L'appuntamento è per tutt* alle h 14.30 in piazza Massaua. Portare quante più bandiere NoTav possibile.

vedi anche: 
 
Il volantino di presentazione dell'assemblea dell'Onda Anomala: 
 
CON LA VALLE CHE RESISTE…
ANCHE L’ONDA E’ NO TAV!

Come già nel 2005, il movimento no tav e il movimento universitario esprimono la volontà di tornare ad incontrarsi ed intersecarsi. Un’intesa naturale quella tra i no tav e l’Onda, che nasce dalla stessa volontà di difesa dei beni comuni e dall’opposizione al malgoverno della cosa pubblica. Un’intesa che si basa sulla stessa determinazione, quella di chi non cerca un privilegio, ma con il proprio impegno difende il suo oggi e il domani di tanti altri. Ospitare a Palazzo Nuovo l’Assemblea no Tav di oggi vuol dire tante cose. Innanzitutto, da sempre siamo convinti che l’università sia uno spazio pubblico, aperto alle istanze della società, alle lotte che essa produce, che deve e può essere cassa di risonanza e punto di incontro per chi, e basta leggere i giornali di questi giorni per rendersene conto, spesso viene rappresentato in maniera falsata e steoreotipata. D’altra parte, il ruolo strategico nel campo della produzione e diffusione delle conoscenze, dei saperi e delle tecnologie, nonché la sua centralità indiscutibile nella formazione delle persone, fanno dell’università un luogo fondamentale per lo sviluppo di un approccio critico rispetto all’esistente, per la messa in discussione della presunta neutralità della scienza, per la valorizzazione della cultura del dubbio, per lo sviluppo di forme di dibattito collettivo, per la sperimentazione di pratiche di resistenza e di produzione di nuovi linguaggi. E proprio sul tema del sapere, sul suo uso e sui rapporti di produzione e trasmissione di esso, il movimento dell’Onda a lungo si è interrogato, nei seminari di autoformazione così come nelle assemblee nazionali.

Nelle valli della Val Susa, nel corso degli anni, abbiamo incontrato una popolazione ribelle, e in quella popolazione ci siamo riconosciuti. Nelle pratiche di assedio e resistenza alle trivelle riviviamo lo spirito delle manifestazioni dello scorso autunno; nei presidi, nella pratica dell’assemblea permanente, dei comitati di lotta popolare, riecheggia l’esperienza delle occupazioni delle università, dei collettivi di facoltà, dei tanti momenti di confronto assembleare. Sui terreni liberati della Valle come nei seminari autogestiti si sono sperimentate nuove forme di socialità, nuove forme di saperi, linguaggi altri del conflitto. Il fare comune, la solidarietà, il mutuo soccorso, la resistenza, la convinzione, l’audacia, la convinzione sono le caratteristiche di un popolo che non si tira indietro, che non rientra più nei ranghi del quieto vivere e dei tempi migliori. Ma agisce, facendosi forza collettiva.

Come universitarie e universitari non staremo a guardare passivamente ciò che succede a pochi chilometri da noi, né in Val di Susa, né tanto meno a Torino. Perché sentiamo che questa battaglia ci riguarda, tutti e tutte, ci appartiene. Nelle pratiche, nei contenuti, nello spirito, nella passione.

Perché abbiamo solo da imparare dalla tenacia, dalla costanza, dalla sapienza di un movimento che da quasi vent’anni si batte contro un progetto che oltre che dannoso risulta essere, come i tanti studi condotti anche da docenti del Politecnico di Torino nel corso degli anni, anche inutile ed economicamente svantaggioso. Movimento che, nonostante i toni trionfalistici di questi giorni da parte dei media, di fatto finora è riuscito ad impedire qualsiasi effettivo inizio dei lavori della TAV.

Perché la “gente della val di Susa”, con la sua umiltà, la sua passione, i suoi tanti volti, le sue tradizioni, la sua forza, ha la capacità di trasmettere ancora dei valori, delle istanze, delle speranze, dei bi-sogni di cui non vogliamo fare a meno, anzi, vogliamo raccogliere e farne tesoro, per questa come per le lotte che verranno.

Onda Anomala Torino

Verso Vienna: European Wave vs Bologna Process


[www.uniriot.org] Vienna, marzo 2010. Celebrating Bologna? We don't think so. International call for participation

L'11 e il 12 marzo 2010 i ministri dell'istruzione di 46 paesi europei celebreranno il 10° anniversario del processo di Bologna a Vienna e Budapest. Considerando la situazione attuale e le proteste in corso in molte università europee questa celebrazione è una beffa per tutti noi. Non solo perché il Bologna Process ha chiaramente fallito nel raggiungere gli obiettivi concordati riguardo il miglioramento della mobilità per studenti e docenti, ma perché ha altresì aumentato le restrizioni per gli studenti ed i loro studi, portando in generale ad una maggiore selezione sociale di accesso all'istruzione superiore.

Il fatto che l'intero processo intenda l'istruzione solo come forza lavoro produttiva soggetta al mercato si riflette negli obiettivi dello stesso. Di qui il nostro obiettivo non è solo quello di misurare il successo o il fallimento del processo di Bologna, ma di mettere in discussione il processo e le sue stesse fondamenta.

Il Master e il dottorato di ricerca diventano programmi d'elite, che escludono le donne in particolare, inoltre l'introduzione di tasse universitarie e de-finanziamento delle università sono sintomi evidenti della de-democratizzazione all'interno del sistema universitario.

La difficile situazione finanziaria aumenta l'influenza delle imprese in materia di istruzione e ricerca scientifica. L'orientamento della dottrina verso gli interessi delle imprese non riguarda soltanto le università, ma l'intero settore dell'istruzione.

Di qui la possibilità di auto-determinazione e l'apprendimento critico sono limitati. In considerazione di questa situazione disastrosa non vediamo nessuna ragione per celebrare il Bologna Process.

Le proteste degli studenti e insegnanti di tutta Europa, mostrano che la mercificazione della formazione è diretta contro i loro interessi.

Pertanto, la settimana dal 8-12 marzo 2010 intendiamo accompagnare questa conferenza con manifestazioni, scioperi e blocchi, nonché una contro-conferenza, in cui discutere di politica europea dell'istruzione, come pure degli obiettivi comuni della nostra protesta.

Abbiamo formato quattro gruppi, che si concentrano su diversi aspetti della manifestazione:

  • Dimostrazione / blocco - Nel momento in cui i ministri si incontreranno per celebrare il Bologna Process intendiamo organizzare una manifestazione (Giovedi, 11 marzo). Verranno discusse diverse tipologie di blocchi.
  • Sciopero - Utilizzando l'occasione di questo evento, stiamo progettando di indire uno sciopero dell'università in collaborazione con il personale docente, per almeno due giorni.
  • Contro-conferenza - Questa parte della contestazione sarà dedicata a discutere e scambiare esperienze riguardo il Bologna Process e individuare possibili politiche che vadano a migliorare l'istruzione.
  • Mobilitazione internazionale - Grande parte di questo evento sarà dedicato all'assemblea di tutti i manifestanti provenienti da diversi paesi e settori, al fine di lavorare su una strategia comune.

Vogliamo che questo evento sia organizzato e svolto da tutti i manifestanti. È per questo che noi chiediamo la vostra partecipazione non solo all'evento in sé, ma anche durante la preparazione (es.: ingresso al contro-conferenza, ecc.)

Insieme potremo dimostrare che non siamo d'accordo con la celebrazione del Bologna Process, che limita l'istruzione per la messa a valore produttiva del capitale umano!

Questa protesta e il suo sviluppo dipende della nostra partecipazione!

Contact:
bologna.uniwien@unsereuni.at - mobilization.bolognaburns@gmail.com

Homepage:
www.bolognaburns.at

Date and location:
Vienna (undefined), March 11-14

[13 gennaio - Torino] Assemblea No Tav a Palazzo Nuovo!



Anche Torino è coinvolta dal progetto TAV Torino-Lione, a partire dall’area di corso Marche e di tutta la zona nord-ovest della città: è imminente l’avvio di sondaggi preliminari.

Invitiamo tutti/e alla discussione ed al confronto su come costruire la mobilitazione: come in Val di Susa opporsi è necessario e possibile. Parteciperanno esponenti dei comitati no tav della valle di Susa.

Comitato No Tav Torino - Comitato di Lotta Popolare Bussoleno - Onda Anomala Torino

venerdì 11 dicembre 2009

Onda in piazza. La polizia carica gli studenti medi

L'Onda riempe lo sciopero generale e travolge i divieti!


[www.infoaut.org] Una grande giornata per il movimento dell'Onda, migliaia di studenti e studentesse hanno attraversato lo sciopero generale del mondo della formazione dentro i cortei di Roma Torino Milano Bologna e altre città. Manifestazioni alle quali l'Onda ha partecipato con propri spezzoni autonomi, ribadendo la sua irrapresentabilità, rompendo i divieti a Roma, resistendo alla violenza della polizia a Torino. Onda che ha saputo sfruttare ed attraversare lo sciopero generale di scuole e università, andando a chiudere un autunno tiepido, anche alla luce della cambiata fase, rispetto allo scorso e intenso anno di mobilitazione, dentro le scuole (che comunque sono state ancora espressione di un dissenso e di una conflittualità diffusa con occupazioni e cortei) e le università (nelle quali si è ripartiti da quanto, di importante, sedimentato l'anno scorso). Un'Onda che ha saputo parlare e praticare il linguaggio del conflitto, irriducibile dinnanzi a divieti e limitazioni poliziesche, determinata nell'opposizione alla riforma disegnata dal ministro dell'istruzione Gelmini, in combutta con il ministro dell'economia Tremonti, sotto il quale ministero è andato a concludersi, conquistandoselo, il corteo dell'Onda nella capitale.

vedi anche:
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Le cronache dalle città

Molto alte, tra il 50 e il 60%, le adesioni allo sciopero dell'impiego pubblico indetto dalla CGIL. In 100mila hanno sfilato a Roma, in 70mila a Milano, 20mila a Bologna, mentre a Napoli e Reggio Emilia erano in 10mila e a Modena in 5mila. Significativa e importante in molte città la presenza degli studenti medi e degli universitari. In più città si sono verificati momenti di tensione con le forze dell'ordine. Cariche a Roma, Torino e Milano. 

Tre cortei, della Cgil, dei medi e degli universitari, hanno sfilato stamattina per le strade diRoma. Un serpentone di 100000 lavoratori del pubblico impiego aderenti alla Cgil si è mosso da piazza della Repubblica verso piazza del Popolo. Il concentramento per migliaia di universitari e precari della ricerca da tutta Italia era invece, nonostante il divieto della questura, a Piazzale Aldo Moro. Violando ancora una volta il protocollo l'Onda si è mossa verso stazione Termini dove la polizia ha cercato, invano, di impedire, caricando più volte, la prosecuzione della manifestazione. Una decina gli universitari feriti. Con una manif sauvage, l'Onda è riuscita comunque a raggiungere il Ministero dell'Economia per poi ritornare, nuovamente in corteo, verso La Sapienza. Intanto anche gli studenti dei licei romani, circa 5000, partiti da Piramide, dopo tensioni con le forze dell'ordine, sono riusciti a raggiungere il ministero dell'Istruzione. Davanti un grande striscione: "Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli. Bloccare la riforma, riprenderci il futuro".

A Milano 70mila sono stati i partecipanti al corteo della Cgil, mentre 15mila tra studenti medi, universitari e precari hanno sfilato per le vie della città per quello che avevano lanciato come il "No Gelminy Day". Attimi di tensione si sono registrati intorno alle 9, quando un gruppo di studenti che arrivava al concentramento del corteo ha tirato petardi, uova e vernice contro un gazebo della Lega in via Larga. Il corteo si è poi significativamente concluso in piazza Fontana, dove gli studenti hanno rilanciato l'appuntamento per domani, quando anche loro scenderanno nuovamente in piazza per una manifestazione a ricordo della strage alla banca dell’Agricoltura, di cui ricorreranno domani i 40 anni.

A Torino un corteo di 1500 studenti medi è partito da piazza Arbarello. In coda anche uno spezzone di universitari, ricercatori e lavoratori dell'università. Numerose cariche a freddo della polizia si sono avute intorno a metà corteo, quando gli studenti hanno cercato di raggiungere la sede della Provincia. Diversi, almeno una decina, gli studenti medi feriti, di cui alcuni sono finiti all'ospedale. A conclusione del corteo gli studenti hanno convocato una conferenza stampa davanti a Palazzo Nuovo per denunciare le violenze e la brutalità delle forze dell'ordine.

A Bologna, mentre in 20mila sfilavano al corteo sindacale, circa 300 tra student* e precar*, si sono dati appuntamento in piazza Verdi e hanno poi sfilato per le vie del centro cittadino dietro lo striscione Reddito contro la crisi - Stay on the barricades for a better education. Sotto le due torri con un murales gli student* hanno voluto ricordare Alexis, il ragazzo greco ucciso l'anno scorso. Durante il percorso è stato sanzionato anche il consolato greco e la sede dell'Unicredit di via Rizzoli, istituzione bancaria che gestirà il sistema del prestito d'onore a Bologna tramite la partecipazione ai Cda e la contribuzione alla gelminiana Consab SPA.

Oltre 1500 studenti e studentesse hanno partecipato anche a Brescia alla manifestazione promossa dal Kollettivo Studenti in Lotta contro i tagli all'istruzione voluti dalla Gelmini. "No ai tagli No privatizzazioni Stop Gelmini Effetto tagli: autunno caldo" si leggeva sullo striscione di apertura del corteo.

mercoledì 2 dicembre 2009

L'Onda lancia l'agitazione... verso l'11 dicembre!


[www.infoaut.org] Giornata di mobilitazione nazionale quest'oggi in tante città del nostro paese, anche a Torino, contro la riforma Gelmini sull'università. Gli studenti e le studentesse dell'Onda Anomala hanno attraversato questa giornata di lancio dello sciopero generale del mondo della formazione del prossimo 11 dicembre. Scadenza uscita dall'Assemblea nazionale dell'Onda del 20 novembre scorso a Roma, dalla quale è emersa la volontà di individuare 2 scadenze nel breve termine per quanto riguarda l'opposizione al disegno del ministro Gelmini: il 2 dicembre come giornata di agitazione, l'11 dicembre per lo sciopero generale già indetto dalla Flc Cgil.

A Torino per l'11 dicembre è stato indetto da parte degli studenti medi ed universitari un corteo autorganizzato che attraverserà le vie del centro cittadino, in contemporanea con le manifestazioni che vi saranno nelle altre città ed a Roma.

A Torino, quest'oggi, l'agitazione si è riversata in entrambi gli atenei della città: presenti non solamente studenti e studentesse dell'Onda dell'università, ma anche ricercatori e lavoratori precari. La contestazione, e il lancio del corteo cittadino dell'11 dicembre, che si terrà insieme ai medi delle scuole in occupazione, è partito dal Politecnico con un presidio dinamico informativo che prima ha fatto una sortita alla mensa per poi spostarsi sotto il rettorato. E' quindi proseguito in direzione delle biblioteche dell'università di Torino, dentro le quali gli studenti sono entrati facendo volantinaggio e dando la loro solidarietà ai bibliocooperativisti in lotta per il loro posto di lavoro.

lunedì 30 novembre 2009

Fuori i fascisti dall'università!


Stamattina ennesima provocazione di un gruppi di giovani del PDL che, con bandiera Fuan alla mano (ricordiamo che il Fuan ha origine come sezione giovanile del MSI di Almirante), si è piazzato in fondo all'atrio di Palazzo Nuovo distribuendo un volantino che chiedeva l'aumento di due ore dell'apertura delle segreterie.

Una provocazione, oltre che una presa in giro. Il ministro di questi giovani (e meno giovani) è infatti proprio Maria Stella Gelmini che, tagliando i fondi destinati all'università, la sta lasciando senza risorse per servizi e didattica. Ci sembra paradossale che proprio i militanti del Pdl si presentino in università facendo finta di essere dalla parte degli studenti!

Rispetto ai fatti della mattinata, si è spontaneamente formato un presidio di studenti per contestare questi noti politicanti che, da sempre, si contraddistinguono per il loro spiccato razzismo, diffondendo messaggi d'odio verso i migranti e incentivando una politica d'intolleranza e repressione. Distribuendo volantini, il presidio antifascista con lo striscione "Fascisti su marte" è rapidamente aumentato di numero. I fascisti picchiatori camuffati hanno così dovuto lasciare l'università sommersi da numerosi slogan e protetti, ovviamente, dalla polizia. Infatti, altro elemento purtroppo non troppo insolito, decine di agenti in borghese militarizzavano l'atrio con la celere pronta ad intervenire nascosta nel piano seminterrato dell'università.

Né polizia né i provocatori hanno lesinato calci e pugni agli studenti antifascisti e addirittura consiglieri di circoscrizione, pagati con le nostre tasse, scalciavano come muli... forse volevano imitare l'esempio di un altro illustre deputato schierato con la cinghia in mano contro chi la settimana scorsa contestava la Gelmini?!

Non siamo in uno stato di polizia e l'università deve rimanere un luogo di scambio di saperi libero e non cooptato da forze esterne!

Studenti e studentesse antifascist* di Palazzo Nuovo e Politecnico

venerdì 20 novembre 2009

Chiediamo cambiamenti, ci danno polizia


Oggi, 20 novembre 2009, circa 200 studenti medi e universitari si sono radunati a palazzo nuovo dalla mattina per contestare la presenza del ministro Gelmini nella nostra città. Erano presenti giovani di diverse scuole superiori e studenti dell’università e del politecnico. Il primo dato della giornata è stato il tentativo del ministro di mantenere il segreto su ogni suo spostamento, fatto che dimostra l’estrema impopolarità delle sue politiche, dei suoi tagli e delle sue riforme, che producono contestazioni in tutta Italia, come è avvenuto il 17 novembre, e rendono la sua presenza sgradita a studenti, insegnanti e precari in ogni città.

Il tour gelminiano è iniziato da Rivoli, dove il ministro è andato a cercare i flash dei fotografi per un puro risvolto di immagine; in realtà sappiamo bene di chi sono le responsabilità della morte di Vito, cioè precisamente di chi rende impossibile, con i tagli e l’attacco alla scuola pubblica, una reale manutenzione degli edifici scolastici. Non basterà certo dare a Vito il nome di una scuola per riparare il crimine di chi mette a repentaglio giorno per giorno le vite degli studenti.

Il presidio studentesco si è mosso verso le 13.00 verso il Miur, dove era annunciata la presenza del ministro, che non si è fatto vedere. Dopo una breve occupazione degli uffici del ministero contro tagli e riforma dell’università – un ddl che svende l’università ai privati e diminuisce gli spazi di democrazia negli atenei – un corteo si è diretto alla sede del Pdl, dove era prevista una tappa della Gelmini. Qui si è avvicinato all’ingresso per portare la contestazione alle politiche del ministro e del suo partito, ma è stato aggredito da alcuni esponenti del Pdl con pugni e cinghie. Tra loro spiccavano il consigliere Ravello, Malan e il poco onorevole Ghiglia, sempre in cerca della provocazione e della rissa per attaccare gli studenti che contestano le loro politiche. Non ci stupiranno le loro sicure strumentalizzazioni.

Dopo l’aggressione di Ravello e Ghiglia, quest’ultimo armato di cinghia nell’atto di gridare “io non vi picchio, io vi sciolgo nell’acido” (wow! Le “istituzioni”…), giungevano sul luogo una ventina di agenti della celere che, correndo, verso il portone, spingevano gli studenti nell’androne del palazzo e iniziavano a manganellare e a prendere a calci studentesse e studenti (e persino qualche giornalista), alcuni ai primi anni del liceo, nello sconcerto generale. L’ennesima dimostrazione del fatto che in questo paese – si pensi agli arresti di Milano a danno di studenti medi e universitari – non è più possibile il dissenso studentesco: l’unica risposta del governo e del ministro è la violenza. Anche in questo caso la Gelmini non si è fatta vedere.

Dopo questo episodio un corteo anche più numeroso ha raggiunto la Fondazione S. Paolo per la Scuola in via Lagrange, dove secondo fonti giornalistiche il ministro avrebbe fatto tappa, ma anche qui ha dato forfait. Il bilancio della giornata è quindi quello di un ministro fantasma, che fugge gli studenti – che fanno comodo, evidentemente, solo da morti – di politici locali cinquantenni di destra armati di cinghia contro i liceali, di cariche folli e indiscriminate contro gli studenti, con un bilancio, tra di noi, di diversi feriti.

CHIEDIAMO CAMBIAMENTI CI DANNO POLIZIA
QUESTA E’ LA LORO DEMOCRAZIA

Studentesse e studenti medi, dell’Università e del Politecnico contro il ministro Gelmini