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martedì 11 maggio 2010

Assemblea generale d'Ateneo

martedì 11 maggio - ore 14
Aula Magna Primo Levi (via Pietro Giuria 7)


Assemblea Generale d'Ateneo indetta dai ricercatori aperta a tutte le componenti dell'Università in cui si discuterà:

- la situazione attuale e le prospettive della protesta a livello locale e nazionale,

- le richieste da portare al ministero,

- le iniziative di supporto da intraprendere nei prossimi giorni e il coordinamento tra le varie componenti universitarie

Di seguito ecco l'appello per l'assemblea :

Carissim*,

come saprete, il DdL Gelmini e i tagli al fondo di funzionamento dell'Universita' minacciano di creare una situazione insostenibile per l'Universita' pubblica e in
particolar modo per i ricercatori.

In risposta a questa situazione, a partire da febbraio molti ricercatori di Torino hanno deciso di dichiarare l'indisponibilita' a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge. Questa forma di protesta e' ormai ampiamente diffusa a livello nazionale in piu' di 30 atenei (compresi tutti i piu' grandi), come potete verificare sul sito wpage.unina.it/apezzell/sito/unidoc/index.html.

A Torino l'adesione alla protesta e' stata manifestata dai colleghi delle facolta' di Agraria, Economia. Farmacia, Lettere e Filosofia, Lingue, Psicologia, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche e Veterinaria. Attualmente coinvolge piu' di 450 ricercatori sui 900 totali.

Le richieste dei ricercatori sono state delineate il 29 aprile in un'assemblea nazionale a Milano che ha visto la partecipazione di piu' di 200 delegati provenienti da 35 universita', e si e' conclusa con l'approvazione di un documento (in calce e in allegato) in cui trovate un elenco dei punti critici sollevati e le richieste dei ricercatori indisponibili.

Il DdL Gelmini, nel quale sono contenute le varie norme lesive per l'Universita' pubblica e in particolar modo per i ricercatori strutturati e precari, e' in fase di discussione al Senato e presto approdera' alla Camera: in quella sede ci sara' l'ultima occasione per ottenere modifiche sostanziali, prima di dover mettere in atto l'annunciata indisponibilita'.

Ad oggi sono in corso da parte del Ministero prese di contatto con vari esponenti del movimento dei ricercatori, finalizzate a creare le condizioni per una trattativa diretta ministero-ricercatori indisponibili sulla base del documento di Milano.

Per dare forza alle richieste dei ricercatori, tutte le associazioni sindacali e della docenza hanno indetto una settimana di mobilitazione unitaria (in allegato) per lasettimana del 17 al 22 maggio, alla quale i ricercatori torinesi riuniti in assemblea hanno deciso di partecipare astenendosi da tutta l'attivita' didattica (corsi ed esami) e organizzando iniziative per informare gli studenti e l'opinione pubblica sul grave pericolo che incombe sugli Atenei italiani.

Per avere l'opportunita' di discutere ed informarsi sulla situazione attuale e le prospettive future vi invitiamo ad intervenire ad una

ASSEMBLEA GENERALE - Martedi' 11 Maggio, ore 14:00 presso
l'Aula Magna Primo Levi, via Giuria 7

aperta a *tutte* le componenti dell'Universita', nel quale verra' discussa la situazione attuale e le prospettive della protesta a livello locale e nazionale, le richieste da portare al ministero, le iniziative di supporto da intraprendere nei prossimi giorni e il coordinamento tra le varie componenti universitarie.

Sperando di vedervi numerosi, un caro saluto
Alessandro Ferretti per il Coordinamento Ricercatori UniTo

lunedì 19 aprile 2010

Rettore Pelizzetti: non ti laverai la coscienza con questa Conferenza!


[www.infoaut.org]
Si è tenuto oggi pomeriggio il secondo dei tre appuntamenti in cui il Rettore dell'Università di Torino, Ezio Pelizzetti, ha deciso di strutturare (e convocare) la Conferenza d'Ateneo. Conferenza che, se da una parte, è stata un atto dovuto dopo le pesanti pressioni create dalle proteste dei ricercatori e dalle continue rivendicazioni dei precari e degli studenti, dall'altra si voleva presentare come tentativo da parte delle istituzioni accademiche di porsi in modo accondiscendente nei confronti di tutti gli altri soggetti che realmente vivono l'università, un modo per dire che "anche loro" sono contro questo DDL attualmente in discussione in Parlamento.

Forse, però, non tutto è andato secondo i piani...

Dopo le relazioni iniziali del Direttore Amministrativo, del Rettore stesso e della professoressa Perroteau (presidente del nucleo di valutazione) che hanno illustrato come e quanto l'università di Torino sia bella e brava nella "gestione della complessità" della crisi in atto, si sono susseguiti numerosi interventi da parte di ricercatori, studenti, precari e persino di qualche docente, che hanno duramente criticato i contenuti e la struttura stessa di questo appuntamento.

Da tutti è stato sottolineato come il loro modo di porsi altro non è se non una gestione della crisi dell'università, un mettere le pezze qua e là, il tentare di salvare l'insalvabile, il tutto a spese dei soggetti più coinvolti dai tagli, ovvero i precari e gli studenti e di come ben poco questo approccio assomiglia ad una reale presa di posizione contraria alla riforma.

Molti degli interventi hanno infatti richiamato la ricchezza e le potenzialità di un movimento come quello dell'Onda, movimento che a più riprese aveva chiesto a Rettore e Senato Accademico una presa di posizione radicale (quali, ad esempio, le dimissioni), richieste alle quali si è sempre preferito fare orecchie da mercante. Gli studenti, ma anche i precari e i ricercatori, hanno fatto notare come le istituzioni accademiche si siano imbellettate di termini quali autoriforma (!) e gestione della governance senza però mai porsi il reale problema che sta alla base di questo tracollo dell'università pubblica e hanno accusato le istituzioni accademiche di voler semplicemente mirare a consolidare gerarchie di potere già ben note (e che essi vedono in qualche misura traballare con l'ingresso dei privati nelle sedi decisionali).

In gioco, è stato più volte ripetuto, infatti, c'è molto di più dell'essere e mantenere il titolo di "università di eccellenza", dell'interesse corporativo di alcune componenti dell'università, o dell'intraprendere carriere politiche e avviare progetti privati. La posta in palio è infatti molto più alta, perchè in gioco c'è il futuro dell'università pubblica tutta, oltre al futuro di migliaia e migliaia di giovani.

Mentre i precari hanno messo l'accento sulla mancanza di rappresentanza (non erano neanche stati menzionati nell'invito alla conferenza!) e sulla situazione sempre più difficile in cui si vengono a trovare, i ricercatori hanno nuovamente dichiarato la loro indisponibilità a fare più ore di lezione di quelle previste per legge, minacciando dunque la quanto mai reale possibilità che la maggior parte dei corsi (soprattutto le specialistiche delle materie scientifiche) il prossimo anno non partano, in quanto rimarrebbero scoperti un gran numero di insegnamenti.

Tutti gli intervenuti hanno rimarcato la necessità di una risposta immediata e il più possibile unitaria, offrendo per l'ennesima volta la possibilità a Rettore (e company) di diventare parte della soluzione e non del problema (come finora è stato). Mentre i ricercatori hanno chiesto al Rettore e al Senato accademico di fare in modo che la settimana di maggio in cui hanno già previsto di sospendere le loro attività, venga trasformata in una settimana di sospensione completa della didattica a livello di d'ateneo, gli studenti hanno rilanciato la palla sul prossimo autunno, chiedendo al Rettore di convocare una vera e propria Assemblea d'ateneo, in cui sia realmente possibile (senza doversi iscrivere prima, sia per partecipare che per intervenire!) confrontarsi su come opporsi alla riforma.

Il Rettore, in palese difficoltà, non ha ovviamente dato alcuna risposta alle richieste, rimandando tutto al prossimo Senato Accademico e al terzo incontro della Conferenza d'Ateneo, previsto per il 18 maggio.

Ma oggi era davvero chiaro a tutte e tutti che: Pelizzetti... o sei parte della soluzione o sei parte del problema! Non sarà una conferenza a lavarti la coscienza!

venerdì 9 aprile 2010

Non vi laverete la coscienza con questa conferenza!


[cuatorino.blogspot.com] Mentre le conseguenze dei tagli della 133 sono ormai sotto gli occhi di tutti, mentre i disastri del decreto Gelmini stanno per diventare effettivi, le autorità accademiche indicono una mega-conferenza d'ateneo, strutturata su tre giorni, per discutere le conseguenze della riforma e i nuovi assetti di unito.

Una riforma che, basandosi su pesanti tagli di fondi all’istruzione, determina il declassamento dei saperi e la riduzione dei servizi, rende sempre più precaria la condizione di vita e di studio per ricercatori e studenti, apre le porte all’ingresso dei privati nel cda dell’università, mantenendo però intatti i privilegi baronali.

Il  Rettore Pelizzetti, sicuro della tenuta del suo ateneo “meritevole” e incurante delle conseguenze che il ddl avrebbe avuto sul corpo vivo dell'università (studenti, ricercatori, precari della conoscenza, bibliocooperativisti),  non ha mai preso una posizione chiara e decisa contro la  riforma e non ha fatto altro che recepire acriticamente e supinamente le direttive del Ministro.

Da quando, dunque, il “Magnifico” ha  voglia di confrontarsi con le componenti dell'università?

Forse le mobilitazioni in atto e previste per settembre rischiano di far cadere il suo castello di carte, scombinando i suoi piani…

La conferenza indetta per oggi, infatti, ci sembra essere un tentativo di lavarsi le mani dalle responsabilità che i vertici accademici hanno nell'applicazione della riforma e dei tagli, dando una parvenza di dialogo con chi dovrà pagare le conseguenze della crisi di Unito. Potrebbe essere inoltre un tentativo per spegnere la protesta dei ricercatori, magari risolvendo con qualche palliativo la complessa questione che la loro mobilitazione sta portando agli occhi del paese.

Forse Pelizzetti inizia ad aver paura di non poter più dire che “va tutto bene” nel momento in cui, a settembre, la metà dei corsi non partirà per l'indisponibilità dei ricercatori a tenere corsi a 0 euro?

Forse inizia a rendersi conto che gli student* non tollereranno a lungo la sua gestione dell'ateneo, che vede accompagnarsi a un aumento esorbitante delle tasse la drastica diminuzione dei servizi? Forse ha capito che ci siamo accorti che le biblioteche hanno orari ridotti, le sessioni d'esame spariscono, i posti nelle residenze universitarie sono sempre più difficili da ottenere, e che tutto questo non ci va bene?

Forse gli è arrivata voce della nostra indisponibilità a rimanere precari a vita e a doverci indebitare per portare avanti il nostro percorso di studi?

Bene. Noi  non abbiamo intenzione di farci prendere in giro ancora a lungo.

I vertici accademici devono sapere che non esistono “percorsi di una riforma possibile”, perché sappiamo bene che i costi che ne derivano sarebbero tutti scaricati sulle nostre spalle, ma soprattutto perchè noi, i costi della loro crisi, non abbiamo più intenzione di pagarli!

Collettivo Universitario Autonomo

Ribadiamo il no alla riforma Gelmini!


In difesa dell'Universita' pubblica e del diritto allo studio. No al ddl Gelmini- No ai tagli

- Contro la politica dei tagli operati all'intero comparto della conoscenza (scuola, formazione, ricerca, università, formazione artistica e musicale), contro la  riforma antidemocratica del sistema universitario;
- Contro il DDL Gelmini, contro il cancellamento della terza fascia docente e l'istituzionalizzazione della precarietà nell'accesso al ruolo.

Il 9 aprile l'Amministrazione e Senato Accademico dell'Universita' di Torino indicono la prima di una serie di Conferenze di Ateneo per, così dichiarano, “aprire la discussione con il personale e gli studenti”. Questo mentre lo stesso Ateneo ha chiuso unilateralmente l'unico tavolo di confronto sulla precarietà con i sindacati e i coordinamenti dei precari e dei lavoratori esternalizzati (bibliotecooperativisti) e i rappresentanti degli studenti. Il tavolo di confronto deve essere riaperto!

Gli Atenei devono prendere una posizione netta contro l'intero DDL Gelmini, e rimettere in discussione i tagli del D. Lgs 133/2008 e 1/2009 opponendosi con ogni mezzo.

Il problema dei precari della ricerca e docenza ha superato ogni livello di guardia: ogni giorno decine di precari, essenziali per il prestigio dell'ateneo perdono il lavoro per la scadenza del contratto e vengono immessi in un mercato del lavoro asfittico e privo di prospettive. La precarietà non si limita a colpire la ricerca e la docenza dell'Ateneo: sono ancora troppi i precari tecnici ed amministrativi e i lavoratori esternalizzati. Sono proprio i bibliotecooperativisti le prime vittime dei tagli governativi ai bilanci delle Università.

Chiediamo a livello nazionale un piano di reclutamento straordinario dapprima, e ciclico e ordinario che entri poi a regime. Cosi' come e' necessario da subito a livello locale provvedimenti di emergenza per evitare l'allontanamento di migliaia di precari della ricerca e docenza e dei servizi dall'Universita' di Torino.

In difesa dell'Universita' pubblica e del diritto allo studio
Troviamoci a Palazzo Nuovo alle ore 12
per raggiungere il rettorato dell'Università degli Studi via Verdi, 8