sabato 6 marzo 2010

Ricercatori in rivolta: "Stiamo in laboratorio, basta insegnamento"


[www.lastampa.it/torino]
In 180 a Scienze: stop al volontariato in cattedra

di Andrea Rossi

Adesso fanno sul serio. Altro che minaccia sbandierata per ottenere condizioni migliori o limitare un precariato fuori controllo. Stavolta non è una provocazione, ma una decisione già presa e messa nero su bianco in una facoltà dell’Università di Torino e che presto potrebbe dilagare in tutte le altre: i ricercatori non vogliono più insegnare. Basta corsi, basta didattica, basta esami. Dal prossimo anno, a Scienze, torneranno a occuparsi solo di quel che prevede la legge: fare ricerca e seguire la didattica complementare, ad esempio le esercitazioni.

«L’abbiamo deciso a malincuore», racconta Alessandro Ferretti, ricercatore al dipartimento di Fisica sperimentale. «Smetteremo di svolgere tutti quei compiti didattici a cui fino a oggi ci siamo dedicati con passione, su basi volontarie, e per il bene degli atenei e dei loro studenti. Da ottobre lavoreremo a tempo pieno al nostro compito istituzionale». Il motivo di questa rivolta è tutto racchiuso nel nuovo disegno di legge sull’Università. «Speriamo che la nostra protesta serva ad attirare l’attenzione sulle condizione disastrose che il ddl Gelmini produrrà dentro gli atenei, soprattutto sul fronte del personale», spiegano.

La riforma varata dal ministero, che presto passerà all’esame del Parlamento, per chi si occupa di ricerca contiene infatti una rivoluzione: introduce la figura del ricercatore a tempo determinato, con contratti di tre anni rinnovabili per altri tre, «con il risultato che alla fine ci si potrebbe trovare senza un concorso cui partecipare, obbligati a reinventarsi una professione fuori dall’Università a 40 anni. Inoltre, se anche il concorso fosse previsto, si scatenerebbe una “guerra tra poveri”: da una parte i ricercatori strutturati, che aspirano a un avanzamento di carriera; dall’altra quelli a tempo determinato, che rischiano di uscire dall’Università».

Un quadro che ha spinto i ricercatori di Scienze - sia gli strutturati che i precari - a mobilitarsi: l’anno prossimo niente didattica, con il rischio di paralizzare la facoltà e mettere a repentaglio lo svolgimento di tutti i corsi. Il consiglio di facoltà, qualche giorno fa, ha espresso solidarietà alla protesta, ma il preside Alberto Conte non nasconde la preoccupazione: «Una scelta di quel genere metterebbe in forte difficoltà l’organizzazione della didattica, forse addirittura pregiudicherebbe la messa a punto dei corsi di laurea». Non ha tutti i torti: nella facoltà di via Giuria i ricercatori sono 180, i docenti - tra associati e ordinari - circa 250, i precari della ricerca oltre 300. Facile immaginare quale sconquasso provocherebbe la ritirata dei 180 ricercatori, molti dei quali tengono interi corsi ed esaminano gli studenti. Senza contare l’esercito dei precari, i cui compiti di didattica sono però ridotti.

Il professor Conte non è l’unico preside a convivere con i grattacapi: dopo Scienze anche a Veterinaria, Agraria, Economia e Scienze politiche la protesta sta crescendo. Si potrebbe arrivare a un epilogo simile, anche perché non sembrano intenzionati a mollare: «La mole di lavoro svolta finora non è stata premiata. Anzi, si prospetta un rapido e progressivo deterioramento delle nostre condizioni, un’ulteriore estensione del precariato pre-ruolo che non ha confronti in nessun altro settore lavorativo legale, il confinamento degli attuali ricercatori in un ruolo a esaurimento, senza speranza. Ed è inaccettabile».

venerdì 5 marzo 2010

Università della California in mobilitazione!


[www.infoaut.org]
Ritornano in onda le proteste delle università della California. Da settimane studenti e studentesse sono in mobilitazione, ritessendo le maglie di un'opposizione studentesca partita con vivacità e capillarità già lo scorso autunno, quando campus e atenei erano stati occupati. Proteste nate innanzitutto dinnanzi allo spropositato aumento delle rette universitarie, come imposto dispositivo di rinpinguamento delle casse di un'università in crisi!

Migliaia di studenti delle università e delle scuole superiori sono scesi in piazza ieri in diverse città della California. A Oakland 150 persone sono state arrestate dopo aver bloccato un'autostrada. Ai cortei hanno partecipato anche moltissimi genitori. Centinaia di studenti e studentesse si sono riuniti oggi nel campus di Berkeley, alle porte di San Francisco, per confrontarsi sul come procedere nella mobilitazione contro i tagli ai finanziamenti e gli aumenti delle rette universitarie, solo una settimana fa si erano verificati scontri tra polizia e studenti per le strade della città americana durante un corteo notturno.

La protesta, che si sta ampliando a tutto il Golden State, è nata lo scorso autunno proprio nelle aule di Berkeley ed, in pochi mesi, si è estesa anche nelle altre università del circuito UC, University of California. I conti della California sono in profondo rosso a causa della crisi economica, così il governatore Arnold Schwarzenegger ha ordinato tagli drastici al comparto della formazione, quindi negli atenei le rette sono aumentate del 32%, superando i 10mila dollari, una cifra mai raggiunta in passato!

Appello alla mobilitazione contro la "riforma" Gelmini


La scuola è la più importante "grande opera" per il paese!
No ai tagli, sì ad una consistente politica di investimenti per l'istruzione statale

L'approvazione dei Regolamenti in Consiglio dei Ministri ha confermato quello che già si sapeva: la "riforma epocale" del ministro Gelmini è fatta solo di tagli senza alcun progetto didattico.

Si cancellano o si immiseriscono materie importanti di studio, si tagliano, a casaccio, ore di insegnamento caratterizzanti (in media 4 ore settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti. Intanto si espellono dalla scuola decine di migliaia di precari, e si eliminano decine di migliaia di posti di lavoro, si falcidiano gli organici di docenti e ATA. La conseguenza inevitabile di tali scelte è il collasso del sistema di istruzione pubblico, con la conseguente apertura ai privati del ghiotto mercato dell'istruzione.

Le scuole, inoltre, vantano crediti nei confronti dello Stato, mancano dei fondi per il funzionamento, fanno salti mortali per continuare ad erogare un servizio che, di giorno in giorno, si fa, inevitabilmente, più carente. In questi anni le scuole sono andate avanti solo con il contributo volontario delle famiglie e con i sacrifici compiuti da dirigenti scolastici, insegnanti, personale ATA e, in molti casi, con il lavoro spontaneo di genitori e studenti.

Ma così non può continuare: dobbiamo rivendicare i nostri diritti di lavoratori della scuola e batterci anche per il diritto all'istruzione dei nostri studenti. E' l'ora della mobilitazione!

Per realizzare iniziative di informazione, incontri, dibattiti
Per costruire una piattaforma di lotta unitaria

ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA
Venerdì 5 Marzo ore 16.00
presso l'aula Magna dell'Itis Avogadro di Torino

Sono invitati a partecipare coordinamenti, comitati, associazioni, collettivi ed organizzazioni studentesche dei medi e degli universitari, forze sindacali e politiche.

Promuovono: Natale Alfonso - Rsu IPSIA Zerboni Torino, Gabriele Balboni, - Rsu IIS Amaldi Orbassano, Cristiana Bartolini - Rsu LS Gobetti Torino, Claudio Benintende - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Valerio Bertolo - Ita Dalmasso Pianezza, Marco Borio - Rsu IC Turoldo Torino, Federico Buratti - Rsu ITIS Majorana Grugliasco, Carlo Bussone - Rsu IIS D'Oria Ciriè, Wilma Cancanelli - Rsu IC Trofarello, Stefano Capello - Rsu Convitto Umberto I Torino, Ilaria Cavallo - Rsu L.S. Copernico Torino, Grazia Cerulli - RSU LC Gioberti Torino, Grazia Cisternino - Rsu IPC Boselli Torino, Anna Civarelli - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Salvatore Damasco - Rsu IPA Colombatto Torino, Mirio Da Roit - Rsu IIS Bodoni Paravia Torino, Salvatore Danza - Rsu IIS D'Oria Ciriè, Vincenzo De Vito - Rsu ITIS Avogadro Torino, Caterina Di Mauro - Rsu DD Parri Torino, Paolo Genovese - Rsu L.A. Primo Torino, Mara Gianolio - Rsu SMS Alvaro Modigliani Torino, Pino Iaria - Rsu IPC Boselli Torino, Giorgio Manavella - Rsu DD Gambaro Torino, Giuseppe Migliore - Rsu IPA Prever Pinerolo, Dario Molino - RSU LS Volta Torino, Umberto Ottone, RSU IIS Porro Pinerolo, Giovanni Piero Palumbo - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Alessandra Passera - Rsu SMS Croce Morelli Torino, Davide Pazienza - Rsu ITIS Peano Torino, Domenico Profiti - Rsu DD Aleramo Torino, Carmelina Sollazzo - Rsu ITIS Pininfarina Moncalieri, Roberto Spagnolo - Rsu IPS Steiner Torino, Maresa Vottero - RSU DD Gabelli Torino

Assalti Frontali in concerto! Benefit arrestati Rewind!

mercoledì 24 febbraio 2010

L'Onda non si processa! Dietro quello scudo c'eravamo tutt*!


Sono passati oramai 8 mesi dalla tre giorni di mobilitazione contro il G8 University Summit tenutasi a Torino il maggio scorso. Una tre giorni di assemblee, dibattiti, azioni, ed un corteo nazionale, quello del 19 maggio, che vide scendere in piazza 10mila studenti e precari provenienti da tutt'Italia. Volevamo contestare un G8 che si proponeva ipocritamente di discutere unilateralmente di sostenibilità globale e del nostro futuro, di proporre tamponi per le emorragie conseguenti ad una crisi che loro stessi hanno prodotto, nel fallimento totale delle politiche neo-liberiste implementate da tutta quella costellazione di summit dei padroni del mondo che non ci stancheremo mai di contestare, perchè illegittimi. E così abbiamo fatto anche a maggio: l'Onda vs l'insostenibile G8 dell'università. Durante le giornate di dibattito all'interno del Block G8 Building, la palazzina universitaria occupata in seguito alla decisione del rettore-dittatore Pelizzetti di chiudere Palazzo Nuovo, si è parlato di beni comuni e delle popolazioni che difendono i loro territori dalla devastazione ambientale, della crisi dell'università e delle trasformazioni agite su scala globale contro di essa, delle nuove lotte del lavoro cognitivo e delle esperienze di mobilitazioni studentesche che hanno attraversato tutt'Europa e non solo.

Il 6 luglio scorso, a un mese e mezzo dalla manifestazione del 19 maggio, come reazione alla rottura di piazza esercitata dall'Onda, è scattata l'operazione Rewind, spot promozionale voluto dal trio Magistratura-Governo-Questura, con la quale abbiamo visto scendere in campo "sua santità" procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, mito di cartapesta di una vuota sinistra forcaiola e giustizialista, espressione togata di quello che, tempo addietro, era il triste "Pci che si fa Stato". In un clima surreale (e ridicolo!) che evocava i fantasmi degli anni '70, sono state propinate 21 misure cautelari contro gli studenti dell'Onda: arresti a Torino, Padova, Bologna, Milano e Napoli. Provvedimenti, più una sfilza di perquisizioni e denunce, che per alcuni hanno significato settimane di carcere, per altri obbligo di dimora e per altri ancora obbligo di firma (queste permangono tutt'ora). Misure repressive che non si sono fermate a luglio, ma col passare dei mesi e col proseguo delle indagini sono aumentate di numero; solo poche settimane fa, altre perquisizioni a Bologna e Genova. La repressione d'estate non è giunta solamente dopo uno straordinario No G8 torinese, ma anche in seguito ad un autunno scosso dagli studenti e dalle studentesse di un movimento, l'Onda Anomala, irrappresentabile e contagioso, che con la sua voglia di cambiamento ha dato non pochi problemi al governo per le sue contestate riforme, che ha gridato forte "noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!".

Ma le manette di luglio hanno rappresentato anche una chiara intimidazione con finalità deterrenti, a pochi giorni dal G8 de L'Aquila e con alle porte un futuro quantomai incerto per il galoppare della crisi. Crisi della quale, ancora oggi, superato l'autunno e nonostante la propaganda del governo, paghiamo i costi. Lo testimoniano le centinaia di fabbriche che, una dopo l'altra, sono costrette a chiudere, con gli operai che occupano, salgono sui tetti e che si organizzano a resistere. Lo testimoniano le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e l'estendersi della cassa integrazione e della disoccupazione. Lo testimoniano studenti e ricercatori che s'imbattono tra le macerie dell'università e che vedono ipotecato il loro futuro dal peso del debito e della precarietà. Lo testimoniano gli affanni e le ingiustizie subite dai migranti dentro la Fortezza Europa. Il quadro potremmo andare ancora ad allargarlo; imperversa la crisi, noi continuiamo a non voler pagare.

Le soggettività sedimentate durante l'Onda, attraversato tutto lo scorso anno di mobilitazione, oggi continuano a r-esistere non solo nelle università, ma anche agendo nelle metropoli all'interno dei movimenti, al fianco di coloro che lottano, rivendicando l'insopprimibile diritto di resistere alla crisi e di riappropriarsi di quel che viene negato. In 10mila il 19 maggio abbiamo rotto i divieti e siamo scesi in piazza forti e determinati nel respingere zone rosse e divieti. In 10mila il 19 maggio abbiamo voluto lanciare un segnale chiaro: vogliamo riprenderci il nostro futuro, non sarete voi a determinarlo. La potenza del conflitto contro un summit mandato in crisi, travolto dall'Onda. L'avevamo promesso, l'abbiamo fatto, tutti assieme, non ci sono buoni e cattivi. L'operazione è stata chiamata Rewind, tradotto: "riavvolgere", "tornare indietro". Ma indietro non si torna: ai santoni dell'inquisizione, nuovamente, dopo la straordinaria ondata di mobilitazioni contro gli arresti in tutte le città d'Italia di luglio, non possiamo che ribadire che hanno fallito ancora, non sono riusciti a intimidirci e ne ci riusciranno con il processo al via. Per noi quella del 19 maggio è stata e continuerà ad essere un'Onda Perfetta! Con questo spirito ci saremo anche il 24 febbraio, al fianco dei nostri compagni sotto processo, fuori al Palagiustizia di Torino, perchè non ci avete fermato, ne ci riuscirete: l'Onda non si arresta.

Onda Anomala Torino