mercoledì 2 dicembre 2009

Incontro sicurezza sul posto di lavoro: "Basta morti in nome del profitto!"


[www.colpo.org] Il Collettivo Politecnico e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro organizzano un incontro sul tema della sicurezza sui posti di lavoro.

Interverranno:
Fulvio Perini (Comitato Scientifico dell'Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza nei luoghi di lavoro)
Doriano Ravarino (responsabile provinciale FIOM per la salute e la sicurezza sul lavoro),
Ciro Argentino (associazione Legami d'acciaio - Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro).

A seguire Daniele Segre introdurrà la proiezione del suo film: "Morire di Lavoro".

Invitiamo tutte le realtà studentesche, di lavoratori e gli interessati a partecipare all'incontro e ad intervenire.

L'Onda lancia l'agitazione... verso l'11 dicembre!


[www.infoaut.org] Giornata di mobilitazione nazionale quest'oggi in tante città del nostro paese, anche a Torino, contro la riforma Gelmini sull'università. Gli studenti e le studentesse dell'Onda Anomala hanno attraversato questa giornata di lancio dello sciopero generale del mondo della formazione del prossimo 11 dicembre. Scadenza uscita dall'Assemblea nazionale dell'Onda del 20 novembre scorso a Roma, dalla quale è emersa la volontà di individuare 2 scadenze nel breve termine per quanto riguarda l'opposizione al disegno del ministro Gelmini: il 2 dicembre come giornata di agitazione, l'11 dicembre per lo sciopero generale già indetto dalla Flc Cgil.

A Torino per l'11 dicembre è stato indetto da parte degli studenti medi ed universitari un corteo autorganizzato che attraverserà le vie del centro cittadino, in contemporanea con le manifestazioni che vi saranno nelle altre città ed a Roma.

A Torino, quest'oggi, l'agitazione si è riversata in entrambi gli atenei della città: presenti non solamente studenti e studentesse dell'Onda dell'università, ma anche ricercatori e lavoratori precari. La contestazione, e il lancio del corteo cittadino dell'11 dicembre, che si terrà insieme ai medi delle scuole in occupazione, è partito dal Politecnico con un presidio dinamico informativo che prima ha fatto una sortita alla mensa per poi spostarsi sotto il rettorato. E' quindi proseguito in direzione delle biblioteche dell'università di Torino, dentro le quali gli studenti sono entrati facendo volantinaggio e dando la loro solidarietà ai bibliocooperativisti in lotta per il loro posto di lavoro.

lunedì 30 novembre 2009

Fuori i fascisti dall'università!


Stamattina ennesima provocazione di un gruppi di giovani del PDL che, con bandiera Fuan alla mano (ricordiamo che il Fuan ha origine come sezione giovanile del MSI di Almirante), si è piazzato in fondo all'atrio di Palazzo Nuovo distribuendo un volantino che chiedeva l'aumento di due ore dell'apertura delle segreterie.

Una provocazione, oltre che una presa in giro. Il ministro di questi giovani (e meno giovani) è infatti proprio Maria Stella Gelmini che, tagliando i fondi destinati all'università, la sta lasciando senza risorse per servizi e didattica. Ci sembra paradossale che proprio i militanti del Pdl si presentino in università facendo finta di essere dalla parte degli studenti!

Rispetto ai fatti della mattinata, si è spontaneamente formato un presidio di studenti per contestare questi noti politicanti che, da sempre, si contraddistinguono per il loro spiccato razzismo, diffondendo messaggi d'odio verso i migranti e incentivando una politica d'intolleranza e repressione. Distribuendo volantini, il presidio antifascista con lo striscione "Fascisti su marte" è rapidamente aumentato di numero. I fascisti picchiatori camuffati hanno così dovuto lasciare l'università sommersi da numerosi slogan e protetti, ovviamente, dalla polizia. Infatti, altro elemento purtroppo non troppo insolito, decine di agenti in borghese militarizzavano l'atrio con la celere pronta ad intervenire nascosta nel piano seminterrato dell'università.

Né polizia né i provocatori hanno lesinato calci e pugni agli studenti antifascisti e addirittura consiglieri di circoscrizione, pagati con le nostre tasse, scalciavano come muli... forse volevano imitare l'esempio di un altro illustre deputato schierato con la cinghia in mano contro chi la settimana scorsa contestava la Gelmini?!

Non siamo in uno stato di polizia e l'università deve rimanere un luogo di scambio di saperi libero e non cooptato da forze esterne!

Studenti e studentesse antifascist* di Palazzo Nuovo e Politecnico

domenica 22 novembre 2009

"Fee hike! We strike!" Studenti della California in rivolta, sgomberato campus Berkeley


[www.infoaut.org] Una settimana di fuoco quella californiana, un assedio alimentato dagli studenti e dalle studentesse dello Stato americano contro l'aumento vertiginoso delle tasse universitarie. La lotta, in piedi già da tempo contro la ristrutturazione in atto (vedi occupazioni assemblee etc dello scorso settembre), è ripartita allargando il fronte d'opposizione, chiedendo il reintegro di 38 dipendenti licenziati causa tagli... "Fee hike! We strike!"

Occupazioni delle università, sit-in nelle strade, scontri con la polizia e arresti degli studenti in rivolta hanno immediatamente seguito la decisione del Board of Regents, il consiglio d'amministrazione che governa il sistema californiano delle università di Stato, di aumentare del 32% le rette annuali delle università californiane! I campus di Berkeley e Santa Cruz si sono ancora una volta dimostrati i più combattivi, in una partita che comunque vede attivi anche tutti gli altri college, da Santa Clara a Los Angeles.

Berkeley in rivolta. A Berkeley, giovedì notte, una cinquantina di studenti ha preso possesso di un edificio dell'ateneo, barricandosi all'interno. La mattina dopo in centinaia si sono radunati fuori per portare il loro appoggio all'occupazione, depositando (prima) una montagna di sacchetti pieni d'immondizia davanti al rettorato. Con il passare delle ore la tensione è andata crescendo, la polizia nel tardo pomeriggio è riuscita ad entrare nel complesso ed a sgomberarlo. Ci sono stati scontri tra studenti e polizia, nel tentativo studentesco di difendere l'occupazione. 40 studenti sono stati arrestati, molti sono stati portati in infermeria con ferite e contusioni.

Santa Cruz e altrove. La protesta di Santa Cruz, è cominciata già mercoledì, culminata nell'occupazione di 2 edifici universitari, dove circa 2mila studenti sono rimasti in assemblea permanente. Gli studentio e le studentesse di Santa Cruz richiedono le dimissioni di Mark Yudof, presidente del Board of Regents. Altri arresti sono stati effettuati nel campus di Davis, dove gli studenti hanno occupato l'aula magna e una cinquantina di loro sono stati denunciati per essersi rifiutati di uscire dalla sede dell'amministrazione. A Los Angeles, giovedì sera, centinaia di universitari hanno protestato contro gli aumenti delle rette e un gruppo ha tentato di impedire ai membri del Board of Regents di uscire dalla riunione, dov'era appena stata presa la decisione. Ovviamente il fermento contro l'aumento delle tasse non è questione solo californiana: dalla Florida a New York le tasse sono aumentate del 15 per cento, Michigan e New Mexico hanno già cominciato a tagliare i corsi ed ad alzare gli oneri...

L'esplosione della protesta. Il Board of Regents è costretto a fronteggiare un taglio di fondi statali di 1 miliardo di dollari... quindi sulle soglie della sua bancarotta è deciso di far salire da 7800 a oltre 10mila dollari il costo annuale dell'iscrizione alle università californiane! La decisione è parte di un disegno fatto di tagli ai bilanci interni, di abolizioni di corsi e riduzioni di personale. Nel frattempo agli studenti e alle studentesse si chiedono 2500 dollari in più, un aumento che porta le rette universitarie a raggiungere il triplo di 10 anni fa!

Wave International. E' quanto mai semplice guardare all'America, a quel che sta avvenendo in termini di ristrutturazioni universitarie, come problematica assolutamente condivisa con quanto abbozzato e implementato altrove, soprattutto dal processo di Bologna in poi in Europa (ma non solo). Aumento delle tasse universitarie, indebitamento studentesco, disciplinamento alla precarietà, negazione di futuro. Queste la radici comuni di un disegno politico internazionale, contro il quale si sta battendo e scontrando un International Wave! E si guardi anche al di là delle lotte degli studenti e dei precari degli Usa e dell'Italia, lo stesso avviene in Grecia, in Austria, in Germania! We won't pay for their crisis!

Vedi anche:

venerdì 20 novembre 2009

Chiediamo cambiamenti, ci danno polizia


Oggi, 20 novembre 2009, circa 200 studenti medi e universitari si sono radunati a palazzo nuovo dalla mattina per contestare la presenza del ministro Gelmini nella nostra città. Erano presenti giovani di diverse scuole superiori e studenti dell’università e del politecnico. Il primo dato della giornata è stato il tentativo del ministro di mantenere il segreto su ogni suo spostamento, fatto che dimostra l’estrema impopolarità delle sue politiche, dei suoi tagli e delle sue riforme, che producono contestazioni in tutta Italia, come è avvenuto il 17 novembre, e rendono la sua presenza sgradita a studenti, insegnanti e precari in ogni città.

Il tour gelminiano è iniziato da Rivoli, dove il ministro è andato a cercare i flash dei fotografi per un puro risvolto di immagine; in realtà sappiamo bene di chi sono le responsabilità della morte di Vito, cioè precisamente di chi rende impossibile, con i tagli e l’attacco alla scuola pubblica, una reale manutenzione degli edifici scolastici. Non basterà certo dare a Vito il nome di una scuola per riparare il crimine di chi mette a repentaglio giorno per giorno le vite degli studenti.

Il presidio studentesco si è mosso verso le 13.00 verso il Miur, dove era annunciata la presenza del ministro, che non si è fatto vedere. Dopo una breve occupazione degli uffici del ministero contro tagli e riforma dell’università – un ddl che svende l’università ai privati e diminuisce gli spazi di democrazia negli atenei – un corteo si è diretto alla sede del Pdl, dove era prevista una tappa della Gelmini. Qui si è avvicinato all’ingresso per portare la contestazione alle politiche del ministro e del suo partito, ma è stato aggredito da alcuni esponenti del Pdl con pugni e cinghie. Tra loro spiccavano il consigliere Ravello, Malan e il poco onorevole Ghiglia, sempre in cerca della provocazione e della rissa per attaccare gli studenti che contestano le loro politiche. Non ci stupiranno le loro sicure strumentalizzazioni.

Dopo l’aggressione di Ravello e Ghiglia, quest’ultimo armato di cinghia nell’atto di gridare “io non vi picchio, io vi sciolgo nell’acido” (wow! Le “istituzioni”…), giungevano sul luogo una ventina di agenti della celere che, correndo, verso il portone, spingevano gli studenti nell’androne del palazzo e iniziavano a manganellare e a prendere a calci studentesse e studenti (e persino qualche giornalista), alcuni ai primi anni del liceo, nello sconcerto generale. L’ennesima dimostrazione del fatto che in questo paese – si pensi agli arresti di Milano a danno di studenti medi e universitari – non è più possibile il dissenso studentesco: l’unica risposta del governo e del ministro è la violenza. Anche in questo caso la Gelmini non si è fatta vedere.

Dopo questo episodio un corteo anche più numeroso ha raggiunto la Fondazione S. Paolo per la Scuola in via Lagrange, dove secondo fonti giornalistiche il ministro avrebbe fatto tappa, ma anche qui ha dato forfait. Il bilancio della giornata è quindi quello di un ministro fantasma, che fugge gli studenti – che fanno comodo, evidentemente, solo da morti – di politici locali cinquantenni di destra armati di cinghia contro i liceali, di cariche folli e indiscriminate contro gli studenti, con un bilancio, tra di noi, di diversi feriti.

CHIEDIAMO CAMBIAMENTI CI DANNO POLIZIA
QUESTA E’ LA LORO DEMOCRAZIA

Studentesse e studenti medi, dell’Università e del Politecnico contro il ministro Gelmini

L'Onda rilancia!


[20 novembre _ assemblea nazionale dell'Onda a La Sapienza]

Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare - a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole - un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini - presentato mediaticamente come disegno "innovativo" di riforma dell'Università - che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell'Onda:

- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale - come propagandato dal Governo - aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;

- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;

- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi "all'americana" attraverso lo strumento del prestito d'onore, mentre la crisi globale - che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento - richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l'accesso ai livelli più alti dell'istruzione superiore;

- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell'Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;

- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;

- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università.

In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.

Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.

In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l'investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.

Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.

Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.

Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.

Si propone di:

- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;

- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;

- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;

- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.

Assemblea nazionale dei precari e degli studenti