domenica 20 settembre 2009

BARAONDA, torna l'Onda!?


BARAONDA, così l'abbiamo voluta chiamare questa fanzine. Siamo studenti e studentesse dell'università di Torino che arrivano dal movimento dell'Onda Anomala. Baraonda significa frastuono prodotto dal movimento confuso, dal vociare di molte persone. Non potevamo che intitolare così, quindi, questa fanzine, perchè termine che riflette quello che è stato ed è l'Onda: il baccano della mobilitazione di un movimento, appunto, anomalo, in quanto improvviso e travolgente, attraversato lo scorso autunno dal vociare e dalla presa di parola di decine di migliaia di persone, in tutt'Italia. Onda che, dentro la crisi, ha gridato “noi la crisi non la paghiamo!”, agendo per praticare questa indisponibilità, per riversare contro coloro che sono i reali responsabili la scossa della crisi. Onda che ha sempre cercato di avere la lucidità più nitida nell'individuare quelli che sono i suoi nemici: che ne dica il ministro dell'economia Tremonti, il presidente di Confindustria Marcegaglia o qualche domato dirigente sindacale, nella crisi, non siamo tutti sulla stessa barca! La distruttiva politica dei tagli di Tremonti, la fasulla base meritocratica sulla quale si poggia la (sedicente) idea di università della Gelmini, la conservazione dello status quo universitario covato da parte baronale, non può che impattarsi con il movimento, con i bisogni e i desideri, quindi la pretesa di futuro, di migliaia di studenti e studentesse delle università italiane, con la forza costituente dell'Onda per un'università altra.

Lo scorso anno l'Onda ha mosso i primi passi, dimostrando la sua forza e capillarità, la sua capacità di discorso politico, di costruzione del comune, di conflitto sociale. Un movimento di massa che ha attivato migliaia di giovani, che, nella sua anomalia, ha saputo agire essendo sintesi e generalizzazione di bisogni e istanze sociali di un corpo sociale ben più articolato, partendo dal programmatico “noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!”. Uno spaccato importante della potenza dell'Onda si è dimostrata essere la mobilitazione contro il G8 University Summit di Torino. Un G8 dell'università impresentabile, inaccettabile per l'Onda: che avrebbe dovuto discutere dell'università che viene, distribuendo ricette su come uscire dalla crisi, pretendo sfacciatamente di parlare a nome di altri (che non si vogliono far rappresentare ma che vogliono poter decidere loro!) e di celare il G8 sotto l'ipocrita velina della sostenibilità ambientale... Il barattolo di vernice verde che i rettori pensavano di usare per preservare la presentabilità del loro G8 è stato capovolto dall'Onda, che ha travolto e affossato il summit, spingendo in avanti le sue ragioni. 10mila studenti e studentesse, al corteo del 19 maggio scorso, hanno lasciato il segno dell'incompatibilità con l'esistente, con le sue politiche di amministrazione; scontrandosi con la polizia al Palazzo del Valentino, resistendo alle cariche a suon di gas lacrimogeni, tornando con la vittoria in tasca all'università per una giornata all'insegna del conflitto, dell'indisponibilità a pagare la crisi, della determinazione e bi-sogno di trasformazione dell'università, dell'esistente. 21 giovani dell'Onda sono stati poi arrestati nell'operazione Rewind del procuratore Giancarlo Caselli, servilmente a disposizione del governo Berlusconi, che ne dicano i suoi improbabili fans club o i suoi libroni da santone dell'antimafia parolaia... A Torino gli arresti sono stati 12, tutti giovani studenti e studentesse che hanno diviso con noi la quotidianità dell'università e della mobilitazione contro la riforma Gelmini, che hanno partecipato alle assemblee ed occupato le facoltà, organizzando cortei e dibattiti, che abbiamo incontrato alle macchinette del caffè o nelle aule studio. Grande è stata la solidarietà raccolta per la loro liberazione dal carcere, arrivata sul finire di luglio.

Ora dinnanzi a noi abbiamo una nuova sfida. Un altro anno da affrontare, districandoci tra la folle e fallimentare università del 3+2 e dei crediti, correndo dietro alla preparazione degli esami delle sessioni, cercando un riparo accettabile dal caro-tutto (affitti, tasse, libri, alimenti, etc; vita), impattando con le prime reali conseguenze dei tagli del ministro Gelmini. Salterà il calderone confezionato dal ministro Gelmini, sprovvisto di una reale idea di scuola e università, nell'addizione maledetta di un mix di interessi particolari ed intenti esecrabili. I primi a muoversi sono stati i precari e le precarie della scuola, soprattutto al Sud, dove i tagli hanno messo realmente e da subito a repentaglio i fragili equilibri di reddito delle famiglie. Gli uffici scolastici sono stati occupati, si è saliti sui tetti: mobilitazioni efficaci e capaci di fare centro nel cuore del problema, mandando in subbuglio gli uffici e giocando sui nuovi rapporti di forza conquistati, rompendo la tradizione della testimonianza di protesta. E' ora che anche l'Onda si rimbocchi le maniche. Prendiamo le tavole da surf.

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